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Svolta tecnica

Unghie di Chiara Poggi: c’è anche un secondo Dna maschile (non solo quello di Sempio)

La perita Albani invia le tabelle: tracce maschili compatibili con l’aplotipo Y della famiglia Sempio, ma profili “misti e non consolidati”

27 Novembre 2025, 12:10

15 Dicembre 2025, 02:58

Unghie di Chiara Poggi: c’è anche un secondo Dna maschile (non solo quello di Sempio)

Le nuove tabelle biostatistiche inviate dalla perita Denise Albani alle parti riportano un quadro tecnico che, pur senza contenere conclusioni formali, offre i primi riscontri scientifici sull’incidente probatorio del caso Garlasco. Sulle unghie di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007, emerge infatti la presenza di un Dna maschile compatibile con l’aplotipo Y della famiglia Sempio, mentre un terzo profilo - relativo a un’unghia della mano sinistra - risulta provenire da un soggetto maschile ignoto.

Tre margini ungueali sotto esame

Le tracce considerate più significative riguardano: il quinto dito della mano destra; il primo dito della mano sinistra e un secondo margine ungueale della sinistra, da cui emerge un profilo maschile non riconducibile ad Andrea Sempio. Secondo quanto risulta da più fonti, i dati forniti da Albani confermano l’impostazione dei genetisti Ugo Ricci e Lutz Roewer, storici consulenti della difesa di Alberto Stasi e primi ad aver evidenziato la possibile compatibilità della traccia con la linea paterna Sempio.

Compatibilità in 12 marcatori su 16: cosa significa

L’analisi dell’aplotipo Y — il profilo genetico che traccia la linea paterna — mostra una concordanza di 12 marcatori su 16 previsti dal kit impiegato. Si tratta di un risultato rilevante, ma che non può essere associato a un singolo individuo. La stessa Albani, già nell’udienza del 26 settembre, aveva chiarito che «non potrò mai dire che quel profilo è di Tizio, perché è concettualmente impossibile: l’aplotipo individua un contesto familiare, non una persona». Un limite dovuto alla natura stessa del Dna Y, che viene trasmesso identico lungo la linea paterna, condiviso quindi da tutti i membri maschi della stessa famiglia.

Un Dna «parziale, misto e non consolidato»

Le tabelle inviate ieri ribadiscono inoltre che i profili sono parziali, sono misti, e il loro livello è non consolidato, con impossibilità di ottenere risultati identici in più cicli di analisi. Una condizione che rende impossibile attribuire con certezza la traccia a un singolo soggetto, come ha spiegato la perita: «I profili non sono corroborati da sessioni replicabili come nel caso dell’ignoto 3. Occorre una valutazione statistica con gli strumenti disponibili, ancora limitati soprattutto quando il Dna Y è misto.»

La difesa Sempio: «Mancano i dati decisivi»

Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, insieme ai consulenti tecnici Marina Baldi e Armando Palmeggiani, hanno ribadito la loro posizione dopo aver ricevuto la PEC della perita: «Né sorpresi né preoccupati: si conferma che il profilo è un aplotipo parziale e non individualizzante». La difesa sottolinea che mancano elementi fondamentali: la dinamica del contatto (diretto o mediato da oggetti), la collocazione temporale dello scambio biologico, l’interpretazione in chiave causale rispetto all’aggressione. E conclude: «Senza queste risposte, ogni valutazione è affrettata».

Le tabelle biostatistiche costituiranno la base dell’udienza fissata per il 18 dicembre, momento cruciale dell’incidente probatorio disposto dal gip di Pavia, Daniela Garlaschelli. Solo dopo il deposito ufficiale della relazione - previsto a inizio dicembre - si avrà un quadro compiuto dei risultati.