Il
taglio dei parlamentari, il deciso mutamento dei rapporti di forza a destra e il dominio della coalizione
Fratelli d'Italia-Lega-Forza Italia nei collegi uninominali ha lasciato fuori dal Parlamento molti volti noti della politica, alcuni dei quali non avranno nemmeno la chance di essere recuperati in quota proporzionale, non avendo le loro sigle superato la soglia del 3% o non essendo stati inseriti nelle liste plurinominali. Tra gli esempi di maggiore risonanza vi è quello di
Luigi Di Maio, la cui neonata formazione, Impegno Civico, alleata col Pd, si è attestata allo 0,56%. La sconfitta del ministro degli Esteri nel collegio della Camera di Napoli Fuorigrotta ha il sapore della beffa: a batterlo è stato un candidato pentastellato, l’ex ministro della Transizione Ecologica,
Sergio Costa, la cui affermazione lascia a casa anche l’ex azzurra
Mara Carfagna, ministro anche lei e passata ad Azione. Niente scranno nemmeno per
Vincenzo Spadafora e
Lucia Azzolina, tra le figure di spicco di M5s ad aver aderito alla scissione. Fa molto rumore anche la vittoria della consigliera comunale di Fratelli d'Italia,
Lavinia Mennuni, nel collegio di Roma centro per il Senato. Nella cosiddetta «circoscrizione Ztl», tradizionale bastione del centrosinistra, escono sconfitti sia
Emma Bonino che
Carlo Calenda, opposti in una sfida diretta dopo la rottura del loro sodalizio. Se per il capo di Azione si aprirà
il paracadute del proporzionale, la storica leader radicale resterà invece fuori dal Parlamento, in quanto
Più Europa non ha superato la soglia di sbarramento. Ilaria Cucchi, dopo le sue battaglie giudiziarie per la morte del fratello Stefano, la cui vicenda aveva scosso tutta l’Italia, entra in Senato, grazie alla vittoria nel collegio uninominale
Toscana (U04 – Firenze), con 208.974 voti, pari al 40,08%. Dietro
Ilaria Cucchi, si posiziona
Federica Picchi con 156.578 voti (30,03), candidata del centrodestra, mentre in terza posizione Azione-Italia viva con
Stefania Saccardi (63.788 voti pari al 12,23%). Delusione invece per
Emanuele Fiano che nel collegio di Sesto San Giovanni perde la sfida con
Isabella Rauti, candidata del centrodestra.
Fiano era il rappresentante della coalizione di centrosinistra che perde quindi la “
Stalingrado” della Lombardia. Un dato che deve far riflettere il Partito democratico.
Pierferdinando Casini, candidato nel “fortino rosso” di
Bologna, sbatte fuori dal Parlamento il critico d’arte
Vittorio Sgarbi, candidato del centrodestra: per
Casini 232.092 voti (40,07%), mentre
Sgarbi ottiene 187.206 preferenze (32,32%). Ma il critico d’arte non è l’unico escluso eccellente a destra. Nonostante il «cappotto» della coalizione conservatrice all’uninominale, resta (per ora) senza scranno l’ex ministro dell’Economia,
Giulio Tremonti, battuto da
Benedetto della Vedova di Più Europa nel collegio della Camera di Milano centro. Non ce la fa neanche il senatore
Simone Pillon della Lega, candidato alla Camera in seconda posizione nel collegio plurinominale dell’Umbria. Rimangono escluse dalle nuove Camere anche le formazioni che hanno cercato di cavalcare - invano - l’onda di malcontento per il green pass. La ghigliottina del 3% si è così abbattuta su
Italexit, la cui deludente performance lascia fuori
Gianluigi Paragone, candidato in liste plurinominali in Lombardia e Puglia. Stesso destino per l’Alternativa per l’Italia di Mario Adinolfi e Simone Di Stefano, ex leader di CasaPound. A sinistra manca l’obiettivo minimo l’Unione Popolare dell’ex sindaco di Napoli,
Luigi De Magistris, arenatasi sull’1,8%. La scarsa dispersione di voti a destra punisce anche
Noi Moderati, rimasti sotto l’1%.