Alta tensione
Occhiuto chiede garanzie sui Lep e apre al confronto; Calderoli avvia il tavolo con le Regioni mentre Fico e Conte attaccano duramente il progetto
Il dibattito sull’autonomia differenziata torna a occupare la scena politica nazionale proprio mentre il governo e quattro Regioni si preparano a firmare le prime pre-intese. Il tema divide, alimenta tensioni tra Nord e Sud e ripropone interrogativi profondi sulla tenuta dei diritti essenziali. La discussione si è infiammata nelle ultime ore dopo le dichiarazioni del presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, che pur senza chiusure ideologiche ha sollevato una questione cruciale: la sanità e le funzioni connesse ai Lep.
Il governatore calabrese ha richiamato la necessità di un confronto formale con il ministro Roberto Calderoli, sottolineando come alcune funzioni non direttamente collegate ai Lep potrebbero comunque incidere sulla sanità e sulla parità dei diritti. Occhiuto ha fatto riferimento a retribuzioni potenzialmente diverse per i medici e a meccanismi che rischierebbero di cristallizzare squilibri territoriali: la sfida, ha ribadito, è garantire che ogni cittadino, ovunque viva, possa godere degli stessi diritti civili e sociali.
A stretto giro è arrivata la risposta del ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, che ha annunciato la disponibilità a incontrare Occhiuto e qualsiasi altro presidente regionale voglia approfondire le criticità. L’obiettivo dichiarato è «far crescere e responsabilizzare tutto il Paese», archiviando contrapposizioni Nord-Sud e riportando il confronto sul piano tecnico. Le pre-intese riguardano per ora materie limitate, ma segnano un passaggio politico importante: Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte hanno già espresso la volontà di procedere.
Sul fronte dell'opposizione, Giuseppe Conte è tornato a definire l’autonomia «un progetto dannoso e subdolo», denunciando un’accelerazione del governo nonostante i rilievi della Consulta. Il leader del M5S teme un aumento delle diseguaglianze e una spinta alla frammentazione nazionale. Toni ancor più duri quelli di Roberto Fico, candidato del centrosinistra alla guida della Campania, che durante un confronto televisivo ha parlato di «autonomia che spezza la Repubblica», sostenendo che l’idea alla base della riforma «è che chi nasce in un luogo abbia più diritti di chi nasce in un altro».
Nel Nord, invece, il clima è opposto. Attilio Fontana ha definito le pre-intese «un passo avanti significativo», respingendo qualsiasi lettura di opportunità elettorale. Luca Zaia, durante la firma con Calderoli, ha ricordato il lungo percorso iniziato nel 2017 con il referendum veneto e ha parlato di «un risultato concreto, storico», che apre un iter condiviso con altre Regioni.