Una semplice radiografia tecnica per quanto riguarda il sistema penitenziario. Nessun accenno ai 13 detenuti morti a seguito delle rivolte, niente per quanto riguarda il problema sovraffollamento, tranne che citare le misure deflattive in merito alla pandemia. Nulla per quanto riguarda tutte le problematiche irrisolte che riguardano le patrie galere. Parliamo della relazione sullo stato della giustizia dell’anno 2020 del ministro Alfonso Bonafede.

Senza nemmeno citare l’oggettiva difficoltà nella gestione dell’emergenza sanitaria in carcere (ad esempio Il Dubbio ha parlato del caso Tolmezzo dove sono partiti gli esposti), nella relazione leggiamo che «fin dai primi giorni della pandemia, l’amministrazione si è data l’obiettivo prioritario di evitare la diffusione del contagio tra coloro che lavorano e vivono all’interno degli istituti penitenziari. Oltre a fornire i dispositivi di protezione, l'Amministrazione penitenziaria si è concentrata sui principali fattori di penetrabilità del contagio negli istituti. Si è optato per i colloqui dei detenuti con modalità “a distanza”, si sono costruite tensostrutture per il triage dei detenuti in entrata».

Si cita il “decreto Cura Italia” (d. l. 17 marzo 2020, n. 18, convertito in legge il 24 aprile 2020) nel quale sono state introdotte le disposizioni in materia di detenzione domiciliare, licenze premio straordinarie per i detenuti in regime di semilibertà. Successivamente, a seguito della seconda ondata ricorda l’emanazione del decreto ristori che, mettendo alcuni paletti in più, introduce nuovamente le misure deflattive precedenti.

Proseguendo, la relazione sull’anno giudiziario rende noto il Programma Nazionale per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid19 negli Istituti penitenziari, finanziato dalla Cassa delle Ammende, nello scorso aprile, con 5 milioni di euro, per favorire l'inclusione di 1.046 detenuti nei programmi di trattamento extramurario. Il programma (che coinvolge le Regioni, i Provveditorati Regionali dell'Amministrazione penitenziaria, gli Uffici Inter- distrettuali dell'esecuzione penale esterna e i Centri per la giustizia minorile) sta vivendo una fase di rilancio, anche in virtù dell’impulso del Procuratore generale della Corte di Cassazione. Ricorda anche che, «l'ultima legge di Bilancio ha poi destinato 4,5 milioni di euro alle case- famiglia protette, al fine di fronteggiare il fenomeno la presenza di bambini in carcere al seguito di genitori detenuti».

La relazione, però, sottolinea che la pandemia ha inciso molto sulle attività relative all’esecuzione penale esterna. Infatti, «al 31 dicembre 2019 – si legge nella relazione - i soggetti in carico per misure erano 60.372, mentre al 31 ottobre del 2020, il loro numero è pari a 57.991. Alla stessa data dell'anno precedente era invece pari a 60.184». La relazione annuale rende noto che per rafforzare questo settore, si è ottenuto nell’ultima legge di Bilancio, «uno stanziamento per l’assunzione di 80 unità di personale presso il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità».

Ma il sovraffollamento c’è. La soluzione? Nessun accenno all’ampliamento delle misure alternative, anche perché effettivamente non è rientrato nel programma del governo, ma stanziamento per l’edilizia carceraria. «Sino al 31 dicembre 2022 - ricorda la relazione -, le nuove funzioni in tema di progettazione, gestione delle procedure di affidamento e delle procedure i formazione dei contratti, nonché di individuazione di immobili dismessi e idonei alla riconversione, sono assegnate al personale tecnico del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria». Comunque parliamo di soldi. Infatti, rende noto il ministro attraverso la relazione, sono stati previsti interventi straordinari per il potenziamento infrastrutturale delle articolazioni penitenziarie del ministero della Giustizia per un importo complessivo di 80 milioni di euro, così ripartiti: 25 milioni di euro per l’anno