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Nordio si autocandida alla Giustizia. E manda per aria il puzzle dei ministri…

giustizia Nordio
L’ex pm si propone per «qualche incarico» nel ministero finora guidato da Cartabia. Ma il suo passo in avanti potrebbe mettere in difficoltà Meloni
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Ormai è epidemia da febbre del totoministri. Retroscena e speculazioni abbandonano sul mosaico del prossimo Esecutivo. E anche qui, su questo giornale, abbiamo provato a delineare nei giorni scorsi possibili scenari per il sostituto della professoressa Marta Cartabia al ministero della Giustizia: dai senatori Francesco Paolo Sisto ad Anna Maria Bernini, in quota Forza Italia, passando ovviamente per Giulia Bongiorno, responsabile giustizia della Lega, e Carlo Nordio, appena eletto deputato con Fratelli D’Italia.

Ieri hanno fatto la loro entrata in scena persino i bookmaker: per Oddsdealer.net (fornitore di quote per i bookmaker internazionali), il Carroccio sarebbe avanti nelle quote con Giulia Bongiorno a 1,80 davanti a Marcello Pera (a 2,90) e a Carlo Nordio (a 5 volte la scommessa). In realtà Pera è più quotato per essere il prossimo ministro delle Riforme costituzionali e pure la nota penalista sembra re-indirizzata nella direzione del ministero della Pubblica amministrazione. Sempre ufficiosamente è rispuntato il solito evergreen di questi giochi: ossia il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri quale possibile nome che il Carroccio potrebbe mettere sul tavolo per la formazione del nuovo Governo. Sarebbe rispedito al mittente anche questa volta dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, come fece già Giorgio Napolitano, quando a proporlo fu Matteo Renzi?

La stessa sorte potrebbe toccare anche Carlo Nordio, solo però in quanto ex magistrato? Insomma, ci muoviamo quasi tra le pagine di un racconto fantascientifico. Tutto questo quadro potrebbe comunque sgretolarsi perché in una intervista rilasciata al Gazzettino a ridosso dell’esito elettorale del 25 settembre proprio Carlo Nordio si è autocandidato non troppo velatamente a fare il Guardasigilli: «La mia cultura è essenzialmente tecnica e giuridica – ha spiegato nel video – E in effetti la carica di ministro sarebbe più politica che tecnica. D’altro canto, dopo aver visto la situazione e sofferto anche la situazione di disagio enorme che hanno gli uffici giudiziari, beh la tentazione di metter piede al ministero di via Arenula con qualche incarico e rimediare rapidamente a questo disastro che sta rallentando i nostri processi c’è». È vero, è stato modesto nel dire «qualche incarico», ma per un profilo alto come il suo ci sarebbe solo la poltrona da ministro. Non è un caso che da molti, dall’inizio della campagna elettorale, Nordio è stato incoronato ed è considerato ministro in pectore della Giustizia. Però una cosa è se lo dicono gli altri, altra cosa è se lui stesso lancia un chiaro messaggio – “voglio fare il Guardasigilli” -, rompendo, con la naturale schiettezza a cui ci ha abituati, quel riserbo che a tutti spetta in questi giorni, in attesa che siano i leader di partito a sedersi intorno ad un tavolo.

Questo slancio dell’ex procuratore, ora scrittore e già primo sostenitore dei referendum “giustizia giusta” promossi da Lega e Partito Radicale, potrebbe mettere in difficoltà la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, qualora avesse altri progetti per lui. Anzi, potrebbe diventare una vera e propria grana. Non perché non possa essere tra i suoi desiderata quello di averlo come ministro della Giustizia, ma perché dovrebbe già considerare quella casella riempita nel complicato scacchiere delle nomine, senza quindi poterla utilizzare nella trattativa con gli alleati, in primis con Matteo Salvini, che sembra aver promesso battaglia per stilare la lista dei nomi dei prossimi ministri, sebbene sia uscito sconfitto dal voto. Paradossalmente per Meloni la gestione dei rapporti con Lega e Forza Italia, dato il divario elettorale, sarà più semplice per un verso ma molto più complicata per un altro. E quindi alla fine ci chiediamo: a questo punto, la leader di Fratelli d’Italia potrebbe mai far finta di non aver sentito o rifiutare la diretta e gentile autocandidatura di Nordio? Potrebbe mai proporgli, ad esempio, di fare il sottosegretario nel dicastero guidato dalla Bongiorno o da un qualsiasi altro ministro? Improbabile. O potrebbe farlo puntare alla presidenza della Commissione Giustizia della Camera? Questo sarebbe un bel ruolo da ricoprire, ma verrebbe accettato con serenità da Nordio dopo che ha espresso chiaramente la sua volontà di guidare il dicastero della Giustizia? E Meloni potrebbe mai tenere in Parlamento un Nordio scontento? Quasi impossibile.

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