Per adesso, il primo risultato concreto che ha conseguito la legge Calderoli sull'Autonomia differenziata è stato quello di moltiplicare a livello regionale l'infiammata battaglia parlamentare che si è verificata a livello nazionale.

Nei consigli regionali dove il Pd ha la maggioranza, infatti, si è cominciato a discutere delle richieste del referendum abrogativo, secondo la procedura prevista dalla Costituzione, e la conseguenza immediata è stato il rinfocolarsi degli scontri aspri tra gli esponenti della Lega da una parte e quelli di dem, M5s e Avs dall'altra.

Giustizia

L’ingorgo referendario rischia di bloccare le carriere separate

Nella loro difesa a spada tratta del testo, i leghisti hanno finora potuto contare sulla lealtà di Fratelli d'Italia, che sta sostenendo le iniziative consiliari del partito di Salvini per sbarrare la strada al referendum, mentre per Forza Italia, come è noto, la situazione è un po' più complessa. Lunedì ha aperto le danze la Campania, sotto l'impulso del governatore Vincenzo De Luca, che su questo fronte sembra aver trovato un modus vivendi con la segretaria Elly Schlein, dopo le vibranti polemiche del passato, e si sta proponendo come capofila dell'opposizione degli amministratori locali dem al provvedimento.

Questo anche in virtù della forte ostilità che corre a livello personale tra lui e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ieri è stato il turno della Toscana e dell'Emilia- Romagna, dove l'iter della richiesta referendaria è partito all'insegna della battaglia regolamentare: in Toscana il Carroccio e FdI hanno chiesto una sospensiva del dibattito delle proposte di referendum abrogativo e l'inversione dell'ordine del giorno, riproponendo a parti invertite quello che è accaduto a Montecitorio. Parimenti, l'opposizione non tralascia l'opzione ostruzionismo, visto che la Lega ha presentato circa 3 mila tra emendamenti e ordini del giorno. Significativa la scelta – interlocutoria – di Fi di non partecipare ai lavori, mentre gli esponenti del Carroccio ringraziavano i colleghi di FdI per il sostegno nella battaglia contro il centrosinistra.

Scene non dissimili, sempre ieri, nel Consiglio regionale dell'Emilia- Romagna, dove il centrodestra ha tentato di contrastare in ogni modo l'ordine e del giorno di Pd e M5s per il referendum abrogativo, non riuscendo però a rallentare la discussione.

A Bologna, inoltre, si sta valutando seriamente di andare in parallelo con l'altra strada indicata dalla Carta per far decadere la legge Calderoli, e cioè l'impugnazione della legge da parte della giunta regionale di fronte alla Consulta, come ha dichiarato il sottosegretario della giunta regionale ( e strettissimo collaboratore della segretaria Elly Schlein) Davide Baruffi. «Stiamo esaminando», ha detto, «i profili di criticità che una legge procedimentale di questo genere può determinare, in particolare laddove autorizza l'attivazione dei percorsi delle intese anche fuori dalla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni».

Baruffi batte non a caso sul tasto dei Lep, consapevole del fatto che ormai ha sedimentato dentro Forza Italia un'ampia opposizione all'Autonomia, che per ora si sta mantenendo nei ranghi evocando una equa definizione dei Lep ma potrebbe deflagrare quando il governatore veneto Luca Zaia intraprenderà i primi passi ufficiale per reclamare maggiori poteri sulle nove materie non sottoposte ai Lep. Il governatore della Calabria Roberto Occhiuto ha parlato chiaro, lunedì al Consiglio Nazionale del partito, facendo capire che se il governo darà il via libera da subito alle richieste dei presidente di Regione leghisti la sua opposizione non si limiterà più alle dichiarazioni ma potrebbe passare ad atti concreti.

Sullo sfondo resta la preoccupazione di Palazzo Chigi, che ha ben compreso quanto il tema sia impopolare nell'elettorato del Sud, anche in quello del centrodestra. In quest'ottica, qualora la Consulta desse il via libera, il referendum sarebbe estremamente pericoloso per la tenuta della maggioranza e del consenso dell'esecutivo.

Il leader di Iv Matteo Renzi afferma che «chi sottovaluta il referendum sull'Autonomia fa un clamoroso errore politico. Se fa il quorum», ha aggiunto l'ex- premier, «il Governo va a casa. Difficile ma possibile». Ben consapevole di quale potrebbe essere l'ostacolo maggiore, il “delfino” di Salvini, Andrea Crippa, continua a concentrarsi su Occhiuto: «Occhiuto è di Forza Italia, Forza Italia ha formato il programma di governo e nel programma di governo c’è l’Autonomia» .