Che la posta in gioco fosse alta si era capito fin da subito, fin da quando il ministro Salvini decideva di rinunciare alla tappa laziale del suo amatissimo Beach tour per tornare in fretta e furia in Senato. Un segno inequivocabile della crisi imminente. Anche se i maligni riferivano che il dietrofront era dovuto più alla vuota desolazione della spiaggia di Sabaudia che avrebbe dovuto accogliere il ministro dell’interno, che non alle grane politiche della maggioranza.

LO STRAPPO SULLA TAV In ogni caso era lì, nell'Aula di palazzo Madama che si consumava l'ennesimo strappo politico tra Lega e 5stelle. Sul tavolo l'eterna questione Tav, il nodo più aggrovigliato dell’alleanza gialloverde. Tanto aggrovigliato che alla fine il governo si è spaccato. Da una parte l’ostinato no grillino all’opera - votato solo dai 5S -, dall’altra il sì di Lega, Fi, Fdi e Pd che hanno votato compatti tutte le mozioni a favore dell’Alta Velocità.

E che la giornata fosse particolarmente rovente si era capito dalle parole tutt’altro che dialoganti e concilianti del leghista Massimiliano Romeo il quale, nel suo intervento in Aula, decideva di metterla giù decisamente dura. «Chi vota contro la tav vota contro il governo», diceva puntando il dito contro gli scranni grillini. E poi, sempre più deciso: «Non nascondiamoci il dato politico che resta. Potremmo anche comprendere le posizioni storiche del M5S, che quindi a livello identitario voglia mettere la bandierina su questo tema, ma se fate parte del governo e il presidente del Consiglio ha dichiarato che l’opera va fatta dovete essere a favore della Tav, non ci sono alternative: è una questione anche di credibilità complessiva di tutto il governo», continuava Romeo.

«Su un tema così importante - incalzava il leghista - avere due partiti di maggioranza, uno che vota in un modo e l’altro in un altro, pone sul tavolo una questione politica chiara ed evidente: chi vota no alla Tav si prenderà la responsabilità politica delle scelte che seguiranno nei prossimi giorni e nei prossimi mesi». Il tutto con il timbro finale di Salvini in persone che con un sms avvertiva i suoi: «Per le vacanze non allontanatevi».

CONVERGENZA LEGA-PD Ma nel groviglio di mozioni e contromozioni - nessuna delle quali decisiva per le sorti della tav - accadeva l’impensabile. Accadeva infatti che Lega e Pd si ritrovassero dalla stessa parte della barricata contro il Movimento che a quel punto accusava via facebook i due partiti: «Abbiamo portato il TAV in Parlamento e sono venuti allo scoperto! Ma la cosa più ridicola è che la Lega li sostiene dopo che il Pd ha presentato una mozione di sfiducia su Salvini. L’inciucio è servito! Aprite gli occhi!».

La qual cosa non impensieriva più di tanto il Pd. Anzi: un minuto dopo il voto, in Senato, il segretario dem chiedeva a Conte di salire al Quirinale: «La seduta del Senato ha dimostrato in maniera assolutamente evidente che il governo non ha più una maggioranza. Un governo non può non avere una sua maggioranza in politica estera e questo governo non ce l’ha. Il Presidente Conte si rechi immediatamente al Quirinale dal Presidente Mattarella per riferire della situazione di crisi che si è creata».

Stessi toni arrivavano da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Con i primi che tuonavano: «Al Senato, nel dibattito su mozioni sul Tav, dai banchi del governo per i pareri, per la prima volta nella storia si alzano due sottosegretari, uno per il Sì Tav, uno per il No Tav ( che si rimette all’Aula). Ci vuol altro per sancire che la maggioranza non c’è più?». E i secondi che rilanciavano: «Oggi come ieri la posizione di Fratelli d’Italia è sempre stata la stessa: sì Tav, sì alla difesa degli interessi italiani e alla costruzione di un futuro di crescita per i nostri figli. Si tratta di battaglie che uniscono la politica, oltre ogni schieramento. Chi divide e dice no difende se stesso e il suo partito, non l’Italia».

Per la cronaca, e per amor dei numeri, l’Aula del Senato si è ritrovata a votare sei mozioni: una M5s, una Pd, una Forza Italia e una FdI, più due del Misto ( una + Europa e una Leu). Solo due mozioni, precisamente quella di M5s e Leu, erano contrarie alla realizzazione della Torino- Lione. Le altre mozioni erano tutte a favore. La Lega non ha presentato una sua mozione, ma ha votato sì a tutte le mozioni a favore dell’opera. È stata bocciata la sola mozione del M5s. Le altre sono state approvate. L’unica mozione non messa in votazione è stata quella di Leu, in quanto, avendo l’Aula già bocciato quella dal contenuto simile dei pentastellati, è decaduta. Questi i voti incassati dalle varie mozioni: M5s 110 sì, 181 no. Pd: 180 sì, 109 no, 1 astenuto. + Europa: 181 sì, 107 no e 1 astenuto. FdI: 181 sì, 109 no e 1 astenuto. FI: 182 sì, 109 no e 2 astenuti.