Sull'ergastolo ostativo Giorgia Meloni sfida la Consulta, con un decreto legge che prevede zero benefici per chi non collabora. La presidente del Consiglio mette così il turbo, portando a Palazzo Chigi un provvedimento che anticipa la decisione della Corte costituzionale, che l'8 novembre deciderà sulla legittimità costituzionale dell'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario. Secondo quanto appreso dall'Ansa, l'esecutivo starebbe lavorando infatti a un provvedimento urgente che porterebbe a una stretta dei «benefici penitenziari» con il «divieto di concessione» per chi non collabora con la giustizia, oltre a introdurre una proroga (probabilmente a fine anno) dell'entrata in vigore della riforma penale che dovrebbe scattare dal 1 novembre.  

Il decreto in Consiglio già lunedì

  Il decreto, ancora in via di limatura e che sarà al vaglio del pre-consiglio lunedì mattina, potrebbe quindi avere l'ok già lunedì, quando il Cdm dovrebbe riunirsi per la nomina di viceministri e sottosegretari. Una mossa, dunque, che spazzerebbe via la pronuncia della Consulta, che ad aprile dello scorso anno ha stabilito l’illegittimità parziale della disciplina ostativa, in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, laddove fa della collaborazione la sola via, per il condannato, di recuperare la libertà. Il giudice delle leggi aveva concesso oltre un anno di tempo al Parlamento per adeguare le norme, con «interventi che tengano conto sia della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia in questi casi». Ma finita la legislatura, le Camere hanno lasciato il lavoro incompiuto, senza riuscire ad approvare una nuova disciplina e lasciando la palla di nuovo in mano alla Consulta, che nel frattempo, scaduto l’anno concesso al legislatore, ha rinviato ulteriormente la trattazione delle questioni di legittimità dell’articolo 4 bis al prossimo 8 novembre.

FdI vuole smantellare l'articolo 27 della Costituzione

Il testo che lunedì verrà sottoposto al Consiglio dei ministri ricalca il disegno di legge n. 2574 già approvato nella passata legislatura dalla Camera dei Deputati e punta a evitare «le scarcerazioni facili dei mafiosi»: per accedere ai benefici penitenziari sarà necessario dimostrare una condotta risarcitoria e la cessazione dei collegamenti con la criminalità organizzata. «Una corsa contro il tempo - è il ragionamento del governo - per garantire sicurezza sociale e impedire che ai detenuti mafiosi possano aprirsi le porte del carcere pur in costanza del vincolo associativo». Il decreto legge pensato da Meloni farebbe così il paio con la proposta di modifica dell'articolo 27 della Costituzione già avanzata da FdI con il deputato Edmondo Cirielli, che lo scorso 13 ottobre ha depositato alla Camera una proposta di modifica costituzionale finalizzata a «limitare la finalità rieducativa» e «salvaguardare e garantire il concetto di “certezza della pena”». Un tentativo, quello di Cirielli, che parte da lontano, ovvero dal 2013, con lo scopo di smantellare uno degli articoli della Costituzione più importanti dal punto di vista dell’impianto dello Stato di diritto, ma mai pienamente attuato. Sul tema dell'ergastolo ostativo Meloni è sempre stata chiara: modificare la norma, secondo la leader di Fratelli d'Italia, significherebbe fare un favore ai mafiosi. Da qui la strenua difesa di uno strumento, scriveva il 25 luglio ricordando il suo impegno per Paolo Borsellino, che, «impedendo ai condannati per mafia non collaboranti di ottenere qualsiasi beneficio di legge e sconto di pena, permette di perseguire due obiettivi: da una parte incentivare i mafiosi a collaborare con la giustizia; dall’altra impedire a coloro che non recidono i legami con il mondo mafioso di ritornare, seppur parzialmente, in società».     Fratelli d'Italia aveva già presentato due proposte di legge nella scorsa legislatura per ribadire il suo no ai benefici per chi non collabora e «per salvare i principi ispiratori dell’ergastolo ostativo e per impedire che chi non ha dato prova effettiva di aver tagliato i propri ponti con la mafia possa tornare libero. Non possiamo darla vinta a Totò Riina, che aveva messo proprio la cancellazione di questo istituto tra i punti del famoso “papello” di richieste allo Stato per fermare le stragi. Fratelli d’Italia si sta battendo anche per il mantenimento del carcere duro, il 41 bis, che negli anni sta diventando sempre più un colabrodo. La mafia continua a spingere per rendere più morbido il trattamento penitenziario dei detenuti».  

Meloni chiede "aiuto" all'opposizione

  Nel suo discorso alla Camera, la presidente del Consiglio ha ribadito il concetto, chiedendo "aiuto" anche all'opposizione. «Ci vogliamo lavorare insieme? - ha chiesto Meloni - Spero che si possa lavorare insieme nei prossimi giorni per impedire che venga meno uno degli istituti che sono stati più efficaci contro la mafia che è il carcere ostativo. Spero che su questo ci si voglia dare una mano perché sono d’accordo: la questione della lotta alla mafia non è un tema di retorica, è un tema che si affronta con provvedimenti concreti».   Ma per Nordio si tratta di «un'eresia»   Per Meloni si tratta però di un terreno scivoloso, anche alla luce del dichiarato garantismo del neo ministro della Giustizia Carlo Nordio, che sul tema delle carceri sembra pensarla in maniera nettamente diversa rispetto alla leader che lo ha voluto a via Arenula: per l'ex procuratore aggiunto di Venezia la pena non è, infatti, soltanto carcere. E nell'ultimo libro del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, l'ex toga aveva spiegato che «l’ergastolo ostativo, il principio cioè che al reo non venga concessa la possibilità di alcun beneficio, sia un’eresia contraria alla Costituzione. Bisogna strutturare la legge in modo che l’ergastolo possa rimanere come principio ma bisogna anche ricordarsi cosa dice l’articolo 27 della Costituzione: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Spiace per chi a destra la pensa così, ma il punto è evidente: il fine pena mai non è compatibile, al fondo, con il nostro Stato di diritto». Riuscirà il ministro della Giustizia a convincere la presidente del Consiglio a non smantellarlo?  

Gli altri due punti all'ordine del giorno

  Sempre sul tema della giustizia, lunedì verrà affrontato il rinvio al 30 dicembre 2022 dell'entrata in vigore di alcune disposizioni della "Riforma Cartabia", raccogliendo dunque l'appello lanciato dai procuratori generali di tutta Italia con una lettera indirizzata al ministro Nordio. Il provvedimento intende rispettare le scadenze del Pnrr e consentire la necessaria organizzazione degli uffici giudiziari. Il terzo punto, infine, l'anticipo al 1 novembre 2022 della scadenza dell'obbligo vaccinale per chi esercita la professione sanitaria e la conseguente abrogazione delle sanzioni per l'inosservanza dell`obbligo. «L'obiettivo - è il ragionamento - è dare seguito all'indicazione tracciata dal presidente Meloni nelle sue dichiarazioni programmatiche rese in Parlamento e segnare così un primo atto di discontinuità, rispetto ai precedenti esecutivi, nella gestione della pandemia da Covid-19».