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Parla Kissinger: «Vladimir Putin ha perso. Ora bisogna evitare la guerra nucleare»

KISSINGER RUSSIA
Henry Kissinger non ha dubbi: "Putin ha perso ma ora dobbiamo trovare il modo di evitare l'uso di armi nucleari"
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Henry Kissinger non ha dubbi e spiega che “Putin ha perso ma ora dobbiamo trovare il modo di evitare l’uso di armi nucleari”. 100 anni suonati, Kissinger è ancora un riferimento nella diplomazia mondiale. Studioso ma anche gran consigliere di Richard Nixon e Gerald Ford, Kissinger spiega: “Abbiamo evitato la vittoria della Russia, ora dobbiamo evitare che Putin  cerchi una rivincita nucleare”.

Nucleare, precedente pericoloso

Il ragionamento di Kissinger è chiaro: “Visto che ha perso, non possiamo permettere che la Russia raggiunga la vittoria attraverso l’uso del nucleare”. Insomma, l’ex segretario di Stato ha le idee chiare: “Sarebbe un disastro se l’uso dell’atomica e del nucleare diventi guerra convenzionale”. Un precedente pericoloso che mettere a rischio la sopravvivenza della stessa umanità.

Con atomica la Russia sparirebbe

D’altra parte Kissinger ci tiene a sottolineare che gli Stati Uniti sono pronti a uno scenario nucleare. Di più: “La Russia deve sapere che in caso di escalation nucleare, Putin perderebbe e la Russia ne uscirebbe molto peggio di prima“. Una cosa chiara allo stesso Putin, visto che ha più volte ammesso che le armi nucleari a disposizioni degli Stati Uniti sono più numerose ed efficaci di quelle in mano alla Russia. “Nella Prima e nella Seconda guerra mondiale la Russia aveva dimostrato la sua capacità di minacciare l’Europa sul terreno degli armamenti convenzionali, ora questa sua forza è stata sovrastata”, spiega Kissinger.

Ma ora dialogo

Kissinger però è convinto che si debba necessariamente aprire un dialogo con Putin: «Un dialogo, anche solo esplorativo, è essenziale in quest’atmosfera nucleare. Non è rilevante se Putin ci piaccia o no. Una volta che l’arma nucleare dovesse entrare in azione, il sistema mondiale subirebbe uno stravolgimento di portata storica. Non dobbiamo legare l’azione diplomatica alla personalità di chi ci sta di fronte. Sta a noi concepire un dialogo che preservi la nostra sicurezza ma ci riporti allo spirito della coesistenza. Il rovesciamento del leader avversario non deve apparire come una pre-condizione».

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