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Ed Henry Kissinger disse: «Ora Kiev rinunci a qualcosa…»

L’ex segretario di Stato americano smonta la linea Usa sulla guerra
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Quando la guerra in Ucraina è arrivata al suo novantesimo giorno di scontri, bombardamenti e uccisioni, spunta Henry Kissinger. L’ex segretario di Stato americano, 98 anni, braccio destro del presidente repubblicano Richard Nixon e inventore della “diplomazia del ping pong” che avvicinò Cina e Stati Uniti, è intervenuto al World economic forum  di Davos, in Svizzera, dove in questi giorni si stanno riunendo i grandi della terra.

L’ha fatto analizzando lucidamente la situazione sul campo, ragionando su ciò che Putin avrebbe voluto ma non è riuscito a fare nella prima fase del conflitto, e criticando la strategia degli Stati Uniti che in questa seconda fase della guerra dovrebbero, in sostanza, fornire una via d’uscita allo zar. «Kiev deve avviare negoziati prima che si creino rivolte e tensioni che non sarà facile superare – ha detto Kissinger collegate in video – idealmente, il punto di caduta dovrebbe essere un ritorno allo status quo di prima dell’invasione, perché continuare la guerra oltre quel punto non riguarderebbe più la libertà dell’Ucraina, ma una nuova guerra contro la stessa Russia».

Una presa di posizione che cozza con le parole pronunciate proprio a Davos, qualche ora dopo, dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, secondo la quale «l’Ucraina deve vincere questa guerra» e che l’Ue «farà di tutto perché questo avvenga». Per poi lasciare aperto uno spiraglio sui futuri rapporti con Mosca. «Se la Russia si apre alla democrazia, al rispetto dello Stato di diritto e a un sistema internazionale basato su regole precise, in futuro potremo tornare a cooperare», ha detto von der Leyen. Per tutta risposta, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, aveva risposto che «chi si augura una sconfitta della Russia non conosce la storia». Ma le parole di Kissinger sono opposte anche alla posizione degli Stati Uniti, portata avanti dal presidente democratico Joe Biden, che più volte ha ribadito come Putin non possa vincere questa guerra e che Washington sarà al fianco di Kiev fino alla vittoria. Per poi volare in Asia e annunciare un intervento militare a stelle e strisce a difesa di Taiwan in caso di attacco cinese all’isola. E proprio di Cina ha parlato Kissinger, allargando il discorso alle dinamiche geopolitiche che investono il mondo intero. «La Russia è parte dell’Europa e sarebbe un errore fatale dimenticare la posizione di forza che occupa nel Vecchio continente da secoli – ha scandito il diplomatico – L’ Occidente non deve perdere di vista il rapporto di lungo termine con Mosca, pena un’alleanza permanente e sempre più forte di quest’ultima con la Cina». A

lleanza guarda caso ribadita dallo stesso Lavrov, che ha parlato di una collaborazione sempre più stretto tra l’Orso e il Dragone. Tanto che ieri le aviazioni di Mosca e Pechino hanno svolto un’esercitazione militare aerea congiunta sopra il mar del Giappone, territorio da sempre conteso e possibile punto di sfogo delle tensioni in quell’area del mondo. Un punto di svolta del conflitto, dopo tre mesi di aspri combattimenti, può arrivare secondo Kissinger dalla rinuncia da parte di Kiev ad alcuni territori, soprattutto nel Donbass, così da non infliggere una sconfitta alla Russia e fornire una via d’uscita a Putin. «Spero che gli ucraini siano capaci di temperare l’eroismo che hanno mostrato con la saggezza», ha concluso l’ex segretario di Stato, riconoscendo la Resistenza di Kiev come vitale affinché Mosca non raggiungesse gli obiettivi fissati inizialmente ma giudicando anche essenziale un diverso approccio, in questa fase del conflitto, da parte del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Il quale tuttavia proprio da Davos, accolto da una standing ovation, aveva parlato degli «interessi sanguinari» della Russia, definita come una minaccia per la stabilità del mondo intero e come causa della crisi alimentare a cui stiamo andando incontro. Il tutto mentre i primi treni colmi di grano partiti dall’Ucraina hanno raggiunto la Lituania, in attesa che le navi cargo riescano a lasciare i porti ucraini sul mar Nero.

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