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Parsi: «È il solito Kissinger. Vuol cedere territori sulla pelle di Kiev»

Vittorio Emanuele Parsi
L'ordinario di Relazioni internazionali a Milano, spiega che «Putin sta giocando la carta della crisi alimentare come conseguenza delle sanzioni occidentali»
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Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni internazionali a Milano, spiega che «Putin sta giocando la carta della crisi alimentare come conseguenza delle sanzioni occidentali, mentre è conseguenza dell’invasione russa» e che la proposta di Kissinger all’Ucraina (cedere territori in cambio della pace, ndr) è «irricevibile». Sul futuro del conflitto è netto: «in questo momento è improbabile che possa estendersi – ragiona – ma dobbiamo spiegare a ognuno quale sia il costo di andare avanti e, al contrario, l’opportunità di trovare prima un punto di tregua e poi di fine della guerra».

Professor Parsi, Kissinger, in poche parole, ha detto che l’Ucraina dovrebbe cedere parti del proprio territorio in cambio della pace. Realismo o strafalcione?

Come al solito Kissinger dice cose sulla pelle degli altri. Tanto per ricordare di chi stiamo parlando, è quello del golpe contro Allende in Cile nel 1973. Con le parole sull’Ucraina conferma il suo approccio cinico alla politica internazionale, che però non mi sembra abbia portato gli Stati Uniti molto lontani. Anzi, gran parte dei loro guai in Medio oriente iniziarono proprio con lui. Quindi la sua è una proposta irricevibile.

Penso che quello italiano sia stato un tentativo onesto che però non teneva conto del fatto che non soddisfaceva nessuno degli interlocutori. Per trovare un accordo non basta scontentare un po’ tutti, bisogna anche accontentarli. E farlo in questa situazione è molto difficile, ma non è colpa di Di Maio o dell’Italia. Semplicemente quello che si può dire agli ucraini, in maniera riservata, è che il sostegno occidentale è a tempo indeterminato sia dal punto di vista.

Pensa sia invece ricevibile da parte di Russia e Ucraina il piano di pace italiano?

politico che militare, ma che il costo politico di questo sostegno aumenta mano a mano che la guerra si protrae.

E alla Russia cosa dovremmo dire?

A Mosca dobbiamo dire che andremo avanti a sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario, sapendo benissimo che il protrarsi di questa guerra mette la Russia in condizioni peggiori rispetto all’Occidente. Ribadisco però l’importanza della riservatezza: dobbiamo spiegare a ognuno quale sia il costo di andare avanti e, al contrario, l’opportunità di trovare prima un punto di tregua e poi di fine del conflitto. L’accordo non può essere né un’imposizione agli ucraini, né il riconoscimento di uno stato di fatto, né il reintegro della Russia nel sistema internazionale come se nulla fosse.

Nel frattempo Mosca stringe sempre di più i rapporti con Pechino, proprio mentre Biden incontra gli alleati asiatici: c’è il rischio che il conflitto di espanda?

Che il conflitto si estenda in questo momento è improbabile. I cinesi mostrano i muscoli agli americani sulla questione Taiwan ma hanno appena visto che la forza non paga no solo per gli occidentali in Afghanistan ma anche per i russi in Ucraina. Biden ha parlato di Taiwan sottolineando la disponibilità a intervenire militarmente; i cinesi dal loro punto di vista ritengono Taiwan una provincia ribelle. Ma la deterrenza funziona proprio in questo modo. Ci sono alcuni animali che si fingono morti per salvarsi ma la politica internazionale non funziona così.

C’è poi il problema di un’eventuale crisi alimentare per mancanza di grano dall’Ucraina: certe possibile un intervento occidentale per sbloccare l’impasse?

In questo momento il grano ucraino o sta marcendo nei silos o sta venendo rubato dai russi. Sappiamo ad esempio che un paio di navi sono salpate dalla zona controllata dai russi in territorio ucraino per raggiungere la Siria dall’amico Assad. Certamente bisogna fare in modo che questo grano esca dall’Ucraina, ma il problema è che Putin sta giocando la carta della crisi alimentare come conseguenza delle sanzioni occidentali mentre è conseguenza dell’invasione russa. Su questo punto è l’Onu che potrebbe fare di più, visti i programmi delle Nazioni unite a sostegno dell’alimentazione. Dovrebbe dare assistenza, certo non militare, ma il segretario Guterres non sta facendo nulla. L’impressione è che tutti parlino ma nessuno se ne stia occupando veramente.

Come si potrebbe risolvere la situazione, se non con una scorta militare che tuteli le navi colme di grano?

Ad esempio coinvolgendo Cina e Stati Uniti. Entrambi sono pieni di grano e cereali e se avessero lungimiranza, potrebbero fare un piano di aiuti straordinari a titolo gratuito ai paesi che rischiano una crisi alimentare. Vorrebbe dire stabilizzarli, rendere le sanzioni meno aggirabili e mostrare che oltre alla questione fondamentale di principio, cioè impedire che la guerra torni in Europa, ci si preoccupa anche del resto. È inutile chiedere agli americani di smettere di mandare armi agli ucraini, mentre si potrebbe chiedere loro di mandare grano a paesi terzi. Ma bisogna avere il coraggio di fare le cose e non solo annunciarle.

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