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Le insopportabili lezioncine dei francesi su Giorgia Meloni

La premier Elizabeth Borne promette attenzione sui diritti: ma non lo sanno che l'Italia è una grande democrazia?
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Cominciamo male. Neanche il tempo di assaporare il trionfo elettorale che già partono le prime bordate europee contro la premier “in pectore” Giorgia Meloni. A parlare con piglio davvero intempestivo è stata la prima ministra francese Elizabeth Borne. Commentando i risultati delle legislative italiane sugli schermi di Bfm tv Borne fa sapere che Parigi “sarà attenta al rispetto dei diritti umani e all’aborto” nel nostro Paese.

Non si capisce però in base a quali poteri immaginari  la premier transalpina, figura che nella presidenzialissima Quinta Repubblica conta poco più di zero, possa “vigilare” sulla vita politica di un’altra nazione. Una reazione scomposta e scorretta quella di Elizabeth Borne, che ben rappresenta gli umori e la frustrazione con cui diverse cancellerie europee hanno accolto il voto in Italia. Non rendendosi conto di aver contribuito loro stessi, con la loro supponenza, al successo della destra “meloniana“.

L’isteria dei media, che  da mesi gridano  al “pericolo fascista“, è stata infatti una delle chiavi della sconfitta del campo progressista, una battaglia folkloristica, di retroguardia, tutta ideologica e rivolta a un mondo che non esiste più. Intendiamoci, le preoccupazioni dei capi di Stato e di governo stranieri sono legittime come lo sarebbero ancor più quelle della Commissione Ue considerando le posizioni euroscettiche di Fratelli d’Italia. Ma che rimangano preoccupazioni, pensieri e non maldestre incursioni diplomatiche.

Lanciare moniti e strali ancor prima che venga formato il nuovo governo è uno sfoggio di arroganza e debolezza. Giorgia e i suoi dovranno essere giudicati sui fatti e sulle scelte politiche compiute, non sulla loro ingombrante biografia politica… Economia, lavoro, giustizia, crisi energetica, guerra,  immigrazione, ambiente, diritti, questi sono i temi a cui il governo dovrà dare risposte e fornire soluzioni. Se non riuscirà a farlo perderà rapidamente gli ampi consensi accumulati in questi ultimi quattro anni. Questo vale per Meloni come è valso per tutti i suoi predecessori.

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