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Ex Br accusati di terrorismo, Macron: «Devono essere giudicati in Italia»

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Il presidente francese al vertice Nato di Madrid: «Non commento le decisioni della giustizia francese ma politicamente ho detto che appoggiavo e sostenevo la richiesta del governo italiano»
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Nessun commento sulle decisioni della giustizia francese, ma Parigi esprime la «volontà politica di collaborare con il governo italiano» per l’estradizione degli ex militanti dell’area dell’estrema sinistra accusati di reati legati al terrorismo negli Anni di piombo e rifugiati in Francia. Lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, durante una conferenza stampa al termine del vertice Nato di Madrid, rispondendo alle domande dei cronisti sulla decisione della Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi che ha deciso di negare l’estradizione richiesta dall’Italia. Macron ha aggiunto che Parigi valuta se «presentare ricorso» contro la sentenza e ha sottolineato che «i reati di sangue dovrebbero sempre essere giudicati in Italia».

«Non commento le decisioni della giustizia francese – ha detto Macron – ma politicamente ho detto che appoggiavo e sostenevo la richiesta del governo italiano. Non posso aggiungere di più se non reiterare la volontà politica di collaborare con il governo italiano su questa materia in coerenza con quella che è sempre stata la linea della Francia». Macron ha ricordato i principi della dottrina Mitterand: «Ricordo qual è da sempre la dottrina francese, la Francia aveva respinto le richieste di estradare persone che non erano implicate in reati di sangue, ma in questo caso, queste persone sono coinvolte in reati di sangue e quindi devono essere giudicate sul suolo italiano. È una questione di rispetto dovuto alle famiglie delle vittime e alla Nazione italiana», ha concluso.

I militanti dell’area dell’estrema sinistra per i quali Roma ha chiesto l’estradizione sono otto uomini e due donne di età compresa fra i 61 e i 78 anni; sono accusati di reati legati al terrorismo negli Anni di piombo, e si rifugiarono in Francia a partire dagli anni ’70. Tra questi anche Giorgio Pietrostefani che fu condannato in Italia come mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

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