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Falso complotto Eni, Amara e Armanna sotto inchiesta per calunnia

Eni
La procura di Milano chiede il processo per Piero Amara e Vincenzo Armanna, accusati di aver calunniato i vertici dell'Eni. Descalzi e Granata parti offese
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È stata fissata per il prossimo 7 febbraio l’udienza preliminare a carico di Piero Amara, Vincenzo Armanna, rispettivamente ex legale esterno ed ex manager di Eni, e altre persone accusate di calunnia nei confronti dell’allora avvocato dello stesso Armanna, il legale Luca Santa Maria, in una tranche dell’inchiesta della Procura di Milano sul cosiddetto «falso complotto Eni». Udienza che si terrà davanti al gup milanese Carlo Ottone De Marchi.

Falso complotto Eni, le accuse contro Amara e Armanna

Nelle scorse settimane la Procura ha chiesto il processo per Amara, Armanna, per l’ex direttore degli affari legali della compagnia petrolifera Massimo Mantovani e altre tre persone, che rispondono anche a vario titolo di intralcio alla giustizia, induzione a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria e false informazioni a pm.

Secondo l’accusa, sarebbe stata depositata «nelle mani del Procuratore della Repubblica di Milano una e-mail dal contenuto calunnioso» con la quale Amara e Armanna avrebbero incolpato, «consapevoli della sua innocenza», l’avvocato Santa Maria «di infedele patrocinio nei confronti di Armanna» di cui era il difensore. E l’intento della “operazione” sarebbe stato «far cadere le accuse che Armanna aveva formulato nei confronti dei vertici dell’Eni» nel processo sulla vicenda nigeriana (in cui tutti gli imputati sono stati assolti in primo grado).

Il 10 dicembre scorso, poi, l’aggiunto Laura Pedio e i pm Civardi e Di Marco hanno anche chiuso il filone principale (tra gli indagati sempre Amara e Armanna) delle indagini sul cosiddetto “falso complotto Eni”, iniziate nel 2017 e con un fascicolo finito pure al centro dello scontro tra pm milanesi, che ha dato origine a una tranche d’inchiesta a Brescia che si intreccia con quella sui “verbali di Amara”. L’ad Eni Claudio Descalzi e Claudio Granata, capo del personale, sono «persone offese» in un’imputazione di calunnia nel “falso complotto”.

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