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Ricciardi: “In America sarà una catastrofe”. E poi: “Mortalità alta in Italia? Dipende dalla modalità di conteggio”

L'ex presidente dell'Iss ora coordina la gestione dell'emergenza: "Ancora due settimane dure, mi preoccupano Roma e Napoli"
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Per l’Italia mi aspetto ancora almeno due settimane dure, perché come abbiamo visto dall’esempio cinese le misure di distanziamento sociale hanno bisogno di tempo vista l’alta contagiosità del virus. Questa settimana sarà ancora di aumento, purtroppo prevedo che questi movimenti della popolazione da Nord a Sud e la sottovalutazione del problema nelle altre regioni farà emergere casi in altre parti del Paese”. Parole di Walter Ricciardi, ex presidente dell’Iss e  consulente del Ministro della Salute nella gestione dell’emergenza Coronavirus.

Parlando con la rivista online www.scienzainrete.it, Ricciardi ha poi ammesso: “Soprattutto la mia preoccupazione sono Roma e Napoli“. Non solo, Ricciardi prevede che l’infezione si espanderà anche negli altri Paesi, come Germania e Francia, che seguiranno l’iter italiano. “Rimane per me un grosso dubbio per il Regno Unito: i loro scienziati oscillano tra le previsioni catastrofiche di alcuni colleghi dell’Imperial College di Londra (come quelle di Roy Anderson, si veda recente articolo su The Lancet, ndr.) e l’estrema prudenza del Chief Medical Officer, che ritiene le nostre misure esagerate.”

Ma quello che più preoccupa Ricciardi è la reazione “serena” del presidente americano Donald Trump: “Prevedo che negli Stati Uniti sarà una catastrofe, perché lì il virus sta avanzando incontrastato. Di fatto lì non lo testano neanche, trattandosi di un sistema che non ha grandi risorse di sanità pubblica. Questo potrebbe far sì che fra una settimana-dieci giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiari lo stato pandemico”.

Poi Ricciardi passa a spiegare l’alta mortalità italiana: “Questo lo si spiega con un insieme di fattori. Il primo è che noi in questo momento probabilmente sovrastimiamo la mortalità perché mettiamo al numeratore tutti i morti senza quella maniacale attenzione alla definizione dei casi di morte che hanno per esempio i francesi e i tedeschi, i quali prima di attribuire una morte al Coronavirus eseguono una serie di accertamenti e di valutazioni che addirittura in certi casi ha portato a depennare dei morti dall’elenco. Di fatto capita che accertino che alcune persone siano morte per altre cause pur essendo infette da coronavirus. Noi, invece, – spiega Ricciardi – , per i noti motivi di decentramento regionale, ci atteniamo a classificazioni dettate dalle regioni e soltanto nell’ultima settimana stiamo cercando di introdurre un correttivo con una valutazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, che però non ha a disposizione le cartelle cliniche e quindi fa fatica a entrare nel merito. Tutto il meccanismo insomma è estremamente farraginoso. L’ISS, in altre parole, per il decreto ha il potere di investigare ma deve mandare i NAS per avere le cartelle. Peraltro il carattere maniacale dell’accertamento delle cause di morte presente in altri Paesi europei ha chiare motivazioni di reputazione e di comunicazione”

“La seconda ragione – continua Ricciardi – di un tale differenza di mortalità fra noi e gli altri dipende dal fatto che noi la sovrastimiamo perché al denominatore mettiamo soltanto i casi positivi come definiti dall’organizzazione Mondiale della sanità, mentre se comprendessimo tutti quei soggetti che stimiamo essere positivi la mortalità risulterete molto inferiore. I cinesi, per esempio, che nella seconda fase dell’epidemia (fuori dalla provincia di Hubei, ndr.) hanno cercato di fare test diagnostici a tutti, hanno rinvenuto una letalità che oscilla fra il 2 e il 3 per cento”.

“Un altro elemento della maggiore mortalità italiana – coclude Ricciardi – dipende dalla nostra demografia, basti dire che l’età media dei pazienti cinesi ospedalizzati è di 46 anni, mentre la nostra è molto più alta. È chiaro che l’età più avanzata è un elemento predisponente a una maggiore mortalità. Infine, ma non per importanza, c’è il fatto che questa mortalità è particolarmente alta in Lombardia, dove ormai il sistema sanitario è veramente sotto stress, per usare un eufemismo. Quando hai Terapie Intensive particolarmente stressate in termini di quantità e di qualità dell’assistenza fai tra virgolette più morti.

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