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Diritti civili, quando le critiche all’Italia arrivano da Iran, Cina ed Egitto

Secondo Teheran il nostro sistema di giustizia penale crea discriminazioni
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Sovraffollamento delle carceri, gli attacchi alla libertà di stampa, la tratta degli esseri umani, le condizioni dei migranti, difesa delle minoranze. Sono tante le raccomandazioni volte all’Italia sul campo dei diritti umani. Si tratta di un documento del consiglio Onu per quanto riguarda le raccomandazioni degli Stati indirizzate all’Italia a seguito della discussione sull’esame del rapporto italiano nell’ambito della revisione periodica universale sul rispetto dei diritti umani.

Il nostro Paese dovrà rispondere presto e il documento finale del Consiglio ONU sarà approvato nel corso della 43esima sessione che si terrà dal 24 febbraio al 20 marzo 2020. Diverse le critiche poste dai Paesi. Ad esempio c’è la Danimarca e la Francia che hanno chiesto all’Italia di allineare la legge 110/2017 alla Convenzione Onu contro la tortura.  Da ricordare che la legge subì già delle critiche dal comitato Onu perché è “incompleta” e soprattutto “crea spazi reali o potenziali per l’impunità”.

Molti Stati hanno spinto l’Italia anche verso un maggiore impegno e una maggiore effettività nelle misure per fronteggiare hate speech, razzismo e xenofobia.Ma c’è anche una nota di colore. Tanti, appunto, sono i Paesi che hanno chiesto conto della nostra salvaguardia dei dritti umani. Raccomandazioni giuste e doverose visto che noi non brilliamo per il rispetto di taluni dritti, a partire dal nostro sistema giudiziario e penitenziario.

Ma è curioso che a dirlo sono Stati dove vigono sistemi non propriamente democratici. Compare la Cina che raccomanda all’Italia di “promuovere ulteriormente lo sviluppo economico e sociale sostenibile e proteggere i diritti dei gruppi vulnerabili”. C’è anche l’iran, la repubblica islamica che è perennemente condannata dagli organismi dei diritti umani ove migliaia di persone vengono arrestate per aver espresso le loro opinioni e tanti avvocati sono stati lapidati e condannate a pene perpetue. Situazione denunciata recentemente alla Camera dei Deputati anche da Nessuno Tocchi Caino ricordando i 1500 morti durante la repressione.

Insomma l’Iran raccomanda il nostro Paese di rafforzare i nostri sforzi “per affrontare le cause profonde della discriminazione nel sistema di giustizia penale”.  Tra i vari Stati compare anche l’Egitto dove ancora scotta il caso di Giulio Regeni, torturato per giorni e poi ucciso, che raccomanda il nostro Paese di lavorare per “la creazione di un istituto nazionale indipendente per i diritti umani nel rispetto dei Principi di Parigi”.

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