L’AUDIO DEL CAV SU PUTIN HA ROVESCIATO LA SITUAZIONE

Che Giorgia Meloni sia innervosita dalle bordate di Berlusconi è comprensibile. Che quelle bordate le abbiano arrecato danno, invece, è molto discutibile. Il giorno dopo le elezioni la situazione che si profilava era quella di una premier guardata con sospetto su entrambe le sponde dell'Atlantico, condannata quindi a governare stando sempre sul chi vive ad affidarsi ai buoni uffici di Berlusconi e della sua Forza Italia come esile garanzia di credibilità oltre confine. Dunque a Washington, Parigi e Berlino ma anche a Francoforte, con la Bce.

La situazione si è rovesciata. Il governo di Giorgia Meloni sarà sostenuto da una maggioranza nella quale le simpatie per Putin, mai confesse e più o meno dissimulate, saranno corpose non solo nella Lega ma anche e forse ancora di più nel vertice di Fi. A garantire per quei due partiti, in forza di uno scarto nei voti che le consegna potere enorme nella sua coalizione, sarà proprio Giorgia, la ex sorvegliata speciale. Non è passato un mese dalle elezioni ma il quadro si è letteralmente capovolto. A Washington e Bruxelles si ripetono davvero «Meno male che Giorgia c'è». Lo dicono guardinghi, chiedendosi se davvero la futura premier italiana sarà in grado di tenere a bada gli alleati. Non ne sono certi però ci sperano, dunque volenti o nolenti sono costretti a fare il tifo per la “sovranista” che vede così la trasformazione di quello che era il suo principale punto di debolezza e in elemento di forza.

La composizione del governo, se non ci saranno colpi di scena, va nella stessa direzione. In due postazioni chiave come gli Esteri e l'Economia ci saranno due esponenti dei partiti alleati, entrambi però considerati del tutto affidabili, oltre che come atlantisti, anche come europeisti. Tajani, proprio perché esponente di Fi ma di certissima fede atlantista, Giorgetti, proprio perché numero due della Lega ma di confessione europeista, incarnano la seconda rassicurazione che la leader tricolore si prepara a offrire, oltre a quella rappresentata da se stessa. La maggioranza poteva certamente uscire meglio dalla prova delle trattative sul governo. La futura premier probabilmente no e l'aver tenuto testa alle pressioni e anche ai colpi bassi di Berlusconi giustamente ne innalzerà le quotazioni in termini di credibilità nelle capitali occidentali. È una rosa ma con le sue spine. È difficile credere che Berlusconi sia incappato in una gaffe tanto clamorosa per goffaggine o per senilità. Del resto, le gaffes dell'uomo di Arcore sono quasi sempre studiate e volute, frutto di calcolo travestito da spiacevole incidente. Su quali siano i calcoli e gli obiettivi del Cavaliere si possono solo azzardare ipotesi ma non è escluso che mirasse proprio ad accreditare il proprio ruolo di vero perno del dialogo con Putin in Italia e forse addirittura in Occidente. È significativo che non una sola volta il leader di Forza Italia abbia fatto trapelare dubbi sulle armi per l'Ucraina o sulle sanzioni. Dal punto di vista delle scelte concrete ha fatto in modo di rimanere inappuntabile. La sua non è non può essere una posizione assimilabile a quelle di Conte o dei pacifisti. Tuttavia la sua ricostruzione della genesi della guerra e la corrispondenza di amorosi sensi con il vecchio amico Putin, ma anche una esperienza internazionale che manca a tutti gli altri leader italiani, lo rendono automaticamente uomo di prima linea in un eventuale dialogo con la Russia.

Oggi quella postazione gli può fruttare solo diffidenza e impopolarità ma Berlusconi ha dimostrato infinite volte di essere molto più in sintonia con gli umori medi del Paese di chiunque altro. Per ora una pur diffusa sfiducia popolare nella gestione atlantista del conflitto non è tale da impensierire troppo il cielo della politica. Berlusconi probabilmente prevede che le cose cambieranno presto, dopo un inverno di guerra che tutti profetizzano difficile. Se le cose andranno così molti degli assi di cui dispone oggi Giorgia passeranno nelle mani sue e in quelle dei capigruppo d'assalto che ha piazzato sia al Senato che alla Camera. Se le cose andranno così, il prudentissimo Salvini si deciderà a venire allo scoperto incrinando l'asse con l'atlantista di via della Scrofa e l'intero equilibrio politico ne uscirà stravolto. Perché, come già capita da prima che la guerra scoppiasse, è il fronte russo- ucraino quello che molto più di ogni altro condiziona la politica italiana e ne determina, senza che lo si confessi, il flusso.