Il Parlamento discuterà davvero dell'invio delle armi all'Ucraina ed è comunque una buona notizia per chiunque ci tenga a che la democrazia parlamentare, e forse la democrazia tour court, non siano questione solo di facciata e apparenza. L'escamotage tentato dalla maggioranza, infilare in un decreto che parlava di Calabria un emendamento che prorogava di un anno la delega assoluta e coperta dal segreto che si era dato il governo Draghi per tutto il 2023, sarebbe stato un vulnus nel metodo ma anche nel merito. Nel metodo l'espediente di contrabbandare un provvedimento di enorme importanza infilandolo in un dl già in via di conversione è una delle tante pessime e spesso truffaldine pratiche che hanno progressivamente ridotto a farsa il ruolo del Parlamento. Nel merito la delega in bianco, coperta dal segreto, è stata un vero e proprio scippo delle prerogative del Parlamento operato dal governo Draghi, oltre tutto infilando la norma che concedeva la delega in bianco quasi di nascosto, senza sbandierarla, tanto che all'indomani della conversione del decreto che la conteneva le stesse forze di maggioranza che lo avevano votato non erano consapevoli di aver rinunciato a qualsiasi ruolo sino al prossimo 31 dicembre. Abdicazione resa decisamente più grave dal fatto che un tema come quello della guerra è per definizione esposto a possibili mutamenti nel corso di tempi brevi ed escludere le Camere dal processo decisionale è dunque tanto più grave. Il governo ha provato a seguire le orme di Draghi: un po' perché incalzato davvero dalla fretta, un po' per silenziare preventivamente le divisioni interne alla maggioranza che sul tema sono potenzialmente esplosive. È vero che domani la maggioranza voterà a Montecitorio un mozione unitaria, mentre le opposizioni ne squaderneranno addirittura 4: Pd, M5S, Terzo Polo e Si-Verdi. Ma è anche vero che le mozioni parlamentari hanno peso molto relativo a differenza delle scelte concrete. L'opposizione, con il Pd in testa, è insorta a ragion veduta, anche se per la verità il Pd ha al passivo una manovra furbetta identica a quella che si proponeva ora la destra, il termovalorizzatore di Roma inserito in un dl Aiuti col quale non aveva niente anche vedere e non ha mai criticato il blitz di Draghi sulla delega in bianco per l'intero 2022. Cosa abbia convinto la maggioranza a ritirare l'emendamento dei relatori che avrebbe dovuto prolungare la delega in bianco per un anno non è chiarissimo. È possibile che il governo si sia reso conto che la mossa era troppo goffa per non rivelarsi controproducente. Ha certamente dovuto tenere conto dei moniti di un Mattarella che, dopo il fattaccio del dl Rave, ha quasi esaurito la pazienza. Forse hanno pesato anche le diverse visioni della crisi ucraina nella maggioranza. Lo stesso Terzo Polo, che pure avrebbe votato l'emendamento, ha fatto capire di ritenere più opportuno un decreto ad hoc. Il governo batterà ora questa strada. L'emendamento è stato “ritirato” proprio per consentire un accordo sui tempi di conversione con il Pd, che senza alcun dubbio sarà più che disponibile. Poi il decreto sarà varato, ispirato dalla mozione unitaria della destra che sarà votata domani dai deputati e che di fatto garantisce pienissima adesione a qualsiasi cosa la Nato deciderà di fare: in soldoni confermano la prosecuzione senza soluzione di continuità dell'invio delle armi. Il dibattito sulla conversione, però, sarà ad alto rischio per tutti. Prima di tutti per la maggioranza. La resa di Fi e Lega è certa in partenza. Non è detto però che si tratterà di una resa senza condizioni. È probabile al contrario che gli alleati di Giorgia cerchino di segnare qualche punto, di inserire qualche passaggio meno drastico. Il punto critico è che quando si parla di Ucraina non ci sono particolari indolori o poco nevralgici.Le difficoltà ci saranno anche per il Pd. Dovrà scegliere tra confermare la linea dura, identica a quella della leader di FdI, adottata sinora oppure sfumare un po' quella drasticità. Nel primo caso lascerebbe a Conte la piena rappresentanza di umori pacifisti a sinistra molto diffusi. Nel secondo cadrebbe nella trappola del Terzo Polo, che voterà il dl senza esitare e farà il possibile per dare sostanza alla sua campagna contro la “deriva contiana” di un Pd allo sbando.