LA SENTENZA

Li avevano dipinti come due loschi affaristi, da una parte Sep Blatter, una specie di Don Vito Corelone del calcio mondiale, dall’altra Michel Platini, suo rampante sodale, divorato da un’ambizione e da un’avidità fpari sola al talento che esibiva sui campi di gioco. Erano accusati di aver stornato dei fondi della Fifa per arricchirsi personalmente: corruzione, appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsificazione di documenti le ipotesi di reato dei pm che avevano chiesto per i due la pena di un anno e otto mesi di reclusione con la condizionale.

Ma il tribunale federale di Bellinzona ha smontato le accuse ad una ad una, assolvendo gli imputati per non aver commesso il fatto e stabilendo per entrambi un risarcimento di 20mila euro al quale Platini ha poi rinunciato. La giustizia svizzera dovrà inoltre rimborsare le spese legali per un totale di 400mila euro.

Nel dicembre 2015 Michel Platini, accusato di aver ricevuto due milioni di franchi svizzeri dall’allora presidente della Fifa Blatter, viene squalificato per otto anni da tutte le attività sportive ( pena poi ridotta a quattro anni), una vicenda che costringe Blatter alle dimissioni. Anche lui subisce otto anni di squalifica poi ridotti a sei. E dire che i tribunali mediatici di mezzo mondo li avevano già condannati da tempo, senza possibilità di appello e consegnandoli alla pubblica gogna. Come la raccapricciante giustizia sportiva rappresentata dalla giurista Vanessa Allard, capo del Comitato etico della Fifa che, nella sua durissima requisitoria, aveva chiesto per Platini la radiazione a vita dal mondo del calcio. Se Blatter, oggi 86enne, non nutre grandi speranze di tornare nel board del football planetario, discorso diverso per il 67enne Platini, stroncato mentre era a un passo dalla presidenza Fifa poi ottenuta da Gianni Infantino. Qualcuno avrà il coraggio di chiedere scusa?