Insomma a chi dobbiamo credere? Siamo passati nel giro di una manciata di ore da essere il Paese leader nell’adottare misure restrittive a quello con più contagiati d’Europa, addirittura il terzo al mondo. Dalla prontezza a bloccare i flussi dalla Cina alle accuse di aver sbagliato modi e metodi. Dai fasti sanitari per aver isolato il Covid-19 alla scoperta sconcertante di strutture sanitarie incapaci di diagnosticare la presenza del virus. Col risultato che ad ammalarsi sono stati medici e personale sanitario: un contrappasso inaccettabile. E’ giusto e doveroso che chi rivesta cariche pubbliche prenda misure anche drastiche e imponga quarantene per limitare il contagio. E che chi guidi strutture di tipo privato cauteli adeguatamente gli appartenenti. Tuttavia non è chiaro se un professionista che, poniamo, deve andare da Roma a Milano debba riempire la borsa di semplici fazzoletti e spray per il mal di gola oppure munirsi di tute asettiche e pacchi di mascherine (sempre che le trovi) per contrastare «la più grande emergenza sanitaria dal 1949», come ci fa soavemente sapere il presidente cinese Xi Jinping. Nelle emergenze sanitarie ci si rivolge agli esperti e ai competenti. Ci si fa guidare, cioè, dalla Scienza. Il problema nasce quando gli scienziati cominciano a battibeccare tra di loro; e quando tali dispute vengano amplificate, a volte strumentalmente, dai media e dai social. Anche perché, doverosamente, la Scienza si muove per tentativi ed errori. Tocca a chi ha responsabilità politiche assumere decisioni con equilibrio e saggezza. Accollandosi quel compito pedagogico che una volta svolgevano i partiti: finché non sono stati distrutti. Se siamo di fronte ad una sindrome che vale poco più di un raffreddore, meglio graduare con più flessibilità gli interventi (è complicato capire la ratio della chiusura alle 18 dei bar: perché non prima? O dopo?). Se invece l’epidemia, ancora sconosciuta nel profondo, è una minaccia vera e consistente, è bene che le precauzioni vengano allargate fin dove è sensato, per evitare conseguenze perniciose. Piangere sul latte versato è consolatorio. Colpevolmente.