La “manipolatività” impugnata dalla Corte Costituzionale per bocciare il referendum della Lega si riversa come un fiume in piena sul sistema politico-istituzionale e, in definitiva, sull’Italia intera. Chiariamolo subito: nessun modello elettorale può affrontare e tanto meno risolvere i problemi di governabilità e di assetto del sistema-Paese. E’ l’idea di Stato e di comunità che si ha, l’intelaiatura di bilanciamento di poteri che si persegue a stabilire l’equilibrio e il giusto temperamento tra gli interessi in gioco. E’ questo, più che i ragionamenti della Consulta, ad aver affondato le voglie ultra maggioritarie del Carroccio. Perché l’Italia di adesso, piaccia o meno, vive sul personalismo identitario, rigetta le aggregazioni, si agita all’insegna del ciascuno per sé e di tutti contro tutti.Il proporzionale rispecchia con esattezza questa fase storica e offre i necessari argini affinché si strutturi nel Palazzo. Il richiamo al passato dei partiti e alla ripartizione dei seggi in base all’identità forgiata dalle ideologie, è del tutto incongruo. Il proporzionale di oggi serve alle varie leadership per distinguersi dalle altre, in una competizione che vede il guadagno di consensi, comunque ottenuti, come priorità imprescindibile. Nella Prima Repubblica gli argini di governabilità erano a sinistra la conventio ad excludendum verso il Pci; a destra la barriera verso i revanscismi pseudo-fascisti. Il pentapartito si azzuffava a morte nelle campagne elettorali sapendo tuttavia che, in questa o quella fisionomia, con i socialisti o con i liberali accanto alla Dc - aristotelico motore immobile del sistema - avrebbe comunque governato. Adesso non è così: non può essere così. Quei partiti non ci sono più, e sono cambiati l’Italia, l’Europa, il mondo.Tuttavia la necessità di dare risposte ai bisogni dei cittadini quella no, non è mutata. Dunque la governabilità cacciata dalla porta rientra, e alla grande, dalla finestra: anche a costo di svellerla. Ma per ottenere quel risultato non basterà stilare il sistema di voto. E’ il tutti contro tutti che bisogna sradicare. E se è difficile che le forze politiche trovino l’accordo sul primo, sul secondo è una fatica di Sisifo.