CRONACA DI UN MASSACRO

Dal 7 aprile 2020, all’indomani dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, diversi agenti della penitenziaria hanno redatto e inoltrato una informativa di reato per 14 detenuti, rappresentando falsamente la realtà. In sostanza hanno voluto far credere che gli agenti si sono dovuti difendere dalle violenze dei detenuti.

DAMIANO ALIPRANDI Falsificati video, foto e relazioni per coprire la mattanza

Già a partire dal 7 aprile 2020, all’indomani dei pestaggi sistematici nei confronti dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere, diversi ufficiali e agenti della polizia penitenziaria hanno redatto e inoltrato una informativa di reato nei confronti di 14 detenuti, falsamente rappresentando la necessità, durante la perquisizione straordinaria del 6 aprile 2020 nella sezione “Nilo”, di aver dovuto operare un contenimento attivo delle persone denunciate. In sostanza hanno voluto far credere che gli agenti si sono dovuti difendere dalle violenze dei detenuti.

Nulla di più falso secondo la procura sammaritana.

Ma a questo si aggiunge un altro depistaggio.

Accade che gli agenti penitenziari coinvolti nel pestaggio, hanno predisposto delle foto che rappresentavano falsamente il rinvenimento di un arsenale di strumenti atti ad offendere ( eccedente di gran lunga quello poi oggetto di sequestro del 8 aprile), nonché di olio e liquidi bollenti, preparati all'interno di pentole e padelle, poste su fornelli per essere utilizzati ai danni degli Agenti di Polizia Penitenziaria.

Fotografie queste ultime, secondo la Procura, scattate abusivamente ed artatamente all'interno di celle vuote, sfruttando l'assenza dei detenuti.

Lo scopo risultava chiaro. Una messa in scena finalizzata ad accreditare la tesi secondo cui le lesioni subite dai detenuti fossero causate dalla necessità di vincere la loro resistenza. Tali foto sono state inviate attraverso whatsapp ed acquisite a seguito del sequestro degli smartphone degli indagati. Sempre secondo la procura, all'esito della ricezione, le fotografie sono state oggetto dell'alterazione della data e dell'ora di creazione in modo da renderla coerente con quanto riportato in un’altra falsa relazione redatta precedentemente dal Comandante del Nucleo Operativo Traduzioni e Piantonamenti del Centro Penitenziario di Napoli Secondigliano, ritenuto uno dei principali responsabili della organizzazione della perquisizione del 6 aprile e delle conseguenti violenze, proprio afferente al rinvenimento di tali oggetti.

L’altro depistaggio sono i video, avvenuti con l’ausilio della comandante del Nucleo Investigativo regionale di Napoli. Dalle chat acquisite sugli smartphone di alcuni degli indagati, si è potuto appurare che il 9 aprile 2020, erano stati acquisiti indebitamente cinque spezzoni delle video- registrazioni operate in data 5 aprile 2020 relative alla protesta dei detenuti per barricamento: spezzoni che, secondo la Procura, erano stati alterati mediante eliminazione dell'audio e della data ed orario di creazione. Il motivo? Creare una falsa prova sulla dinamica degli eventi per tentare di giustificare, ex post, le violenze avvenute durante lo svolgimento della perquisizione del 6 aprile.

Dopo la manomissione di tale documentazione, gli spezzoni sono stati trasmessi dalla comandante del Nucleo Investigativo Nucleo Regionale di Napoli, facendole apparire falsamente come allegati alla precedente relazione redatta dal Comandante del Comandante del Nucleo Operativo Traduzioni e Piantonamenti del Centro Penitenziario di Napoli Secondigliano, simulando dunque una dinamica totalmente inesistente. Ancora, a seguire, gli stessi spezzoni di video sarebbero stati prodotti dal Provveditore Regionale per la Campania allo scopo di giustificare le violenze avvenute nella medesima data, facendole apparire come volte a vincere la resistenza dei detenuti.

Secondo la Procura, per coprire la “mattanza”, sarebbero stati confezionati ulteriori falsi ideologici. In tempi postumi e prossimi al 20 aprile 2020, è stata redatta una falsa relazione di servizio datata 6 aprile 2020, con la quale venivano falsamente riferite informazioni come rese da inesistenti “fonti confidenziali”, collocate temporalmente in un momento successivo alla notte del 5 aprile ed antecedente alla perquisizione del 6 aprile pomeriggio. Tale relazione, richiesta dal Provveditore Regionale per la Campania ed allo stesso trasmessa, veniva prodotta dallo stesso per descrivere circostanze e fatti del tutto irreali, collocati temporalmente in modo da fornire una giustificazione, in tempi postumi, alla perquisizione del 6 aprile 2020 ed alle violenze consumate. Ovviamente, quest’ultimo, è un fatto tutto da dimostrare: il provveditore era conscio che quella relazione era artefatta?