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Sebbene la separazione delle carriere sia una «riforma sgangherata» pensata con lo scopo di «punire» la magistratura, occorre scongiurare lo scontro istituzionale con il governo, evitare «toni inutilmente polemici», sottrarsi dal partecipare ad eventi organizzati dai partiti politici. Altrimenti la magistratura ne pagherà le conseguenze. A dirlo in questa intervista è Claudio Galoppi, segretario di Magistratura indipendente.
La premier Giorgia Meloni nel suo discorso al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini ha assicurato che la maggioranza andrà avanti sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere «nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati». Come commenta questa affermazione?
La presidente del Consiglio ha rivendicato una riforma che il suo governo ha voluto, come era nei programmi elettorali della coalizione che ha vinto le elezioni. Mi pare del tutto fisiologico in una democrazia. Ciò non toglie il mio giudizio del tutto negativo su questa riforma, ma per il merito e non per ragioni politiche. Una riforma che non risolve nessun problema della giustizia. L’ho più volte definita una riforma sgangherata che sconquassa i delicati equilibri costituzionali ed è solo una sorta di “punizione” della magistratura.
Ma, quindi, secondo lei, esistono "giudici politicizzati”?
Non so se esistono giudici politicizzati. Mi auguro che le decisioni non siano mai condizionate da ragioni o valutazioni politiche. Dobbiamo lavorare perché l’attività interpretativa non si sostituisca al legislatore.
Come abbiamo riportato nel nostro articolo di ieri mattina tutti i gruppi della Giunta Anm si sono schierati contro la premier. Lei è soddisfatto di questa compattezza?
La questione non mi appassiona. Aggiungo che alimentare lo scontro istituzionale non giova a nessuno. Tantomeno ai magistrati che devono spiegare le ragioni della loro contrarietà alla riforma e non contrapporsi a questo o quel governo. Ritiene che attualmente l’Anm sia un soggetto politico di opposizione al governo? La guida di Cesare Parodi mi pare equilibrata e competente. Occorre però vigilare e praticare una reale unità di azione per evitare fughe in avanti di chi alza i toni solo con intenti inutilmente polemici. All’interno dell’Anm si è aperto in questi mesi un dibattito sulla possibilità o meno dei magistrati di partecipare agli eventi organizzati dei partiti. Dove finisce la libertà di espressione delle toghe e dove inizia l’esigenza di apparire terzi e imparziali?
Su questo punto voglio essere chiaro. Non si discute ovviamente la libertà di ogni magistrato di esprimere pensieri, valutazioni e giudizi. Ma proprio per la delicatezza del ruolo e per la necessità di fiducia da parte dei cittadini, i magistrati, ed in particolare coloro che rivestono cariche rappresentative, non possono, secondo me, partecipare a eventi di partito che inevitabilmente si prestano a strumentalizzazioni politiche. In questo senso Magistratura indipendente aveva presentato una proposta di autoregolamentazione in Anm respinta dagli altri gruppi. Un grave errore di cui vedremo le conseguenze nei mesi a venire. Secondo il leader di Italia viva, Matteo Renzi, «c’è un gruppo di toghe brune che fanno capo a Mantovano e vogliono la rivincita sulle toghe rosse».
Che idea si è fatto di questo dibattito?
È un dibattito sul nulla. Non esiste alcuna contrapposizione tra toghe di diverso colore. Vi sono certamente sensibilità e impostazioni culturali
differenti, ma, come liberale, vivo queste differenze come espressione di una positiva dialettica. I sondaggi passati e recenti dicono che il sì alla separazione è in vantaggio.
Lei crede che questo risultato possa essere ribaltato?
Assolutamente sì. Spiegando le nostre ragioni che non sono corporative ma a difesa dei diritti di tutti.
La premier ha anche sostenuto che nessun giudice fermerà la politica sull’immigrazione del governo. Eppure la Cgue ha sostenuto che i magistrati avessero ragione. Qual è la sua opinione in merito?
È normale, direi ovvio, che il governo persegua e dia attuazione alle proprie politiche sull’immigrazione. Come è giusto che i magistrati esercitino il controllo di legalità loro demandato. Ciò che occorre evitare sono le reciproche invasioni di campo. E per i magistrati occorre un dovere supplementare di rigore e riservatezza.
Lei in una intervista di qualche mese al Giornale fa si è detto favorevole ad un provvedimento di amnistia. Qual è il suo giudizio su come la maggioranza stia gestendo la questione sovraffollamento e suicidi?
Ribadisco la necessità di interventi forti e risolutivi per l’emergenza carceraria. Primo tra tutti l’amnistia. Dobbiamo lavorare con l’avvocatura, l’accademia e il terzo settore per elaborare proposte ulteriori di soluzioni, laddove possibile, alternative alla detenzione. Bene il governo quando investe, come ha fatto, su lavoro, salute psicologica e sport in carcere.