GIOVANNI M. JACOBAZZI «Classe e umanità», da Coppi al Cnf l’omaggio corale al Ghedini avvocato

GIOVANNI MARIA JACOBAZZI

«Alla notizia della scomparsa di Niccolò Ghedini ho provato un dolore immenso. Ci conoscevamo da quasi quarant’anni. L’ho incontrato per la prima volta al congresso della Gioventù liberale nel 1984. Poi siamo rimasti sempre in contatto sul piano professionale. Le nostre strade si sono di nuovo incrociate nel 2001 quando siamo stati eletti alla Camera con Forza Italia». A parlare è Pierantonio Zanettin, capogruppo azzurro in commissione Giustizia a Montecitorio. «Niccolò – prosegue Zanettin - è stato un grande amico, cui devo molto del mio percorso politico. Ha onorato il mandato parlamentare con signorilità, equilibrio e competenza tecnica, unanimemente riconosciute: si è sempre battuto per il giusto processo e l’affermazione di valori liberali in materia di giustizia ed è stato consigliere prezioso e insostituibile del presidente Berlusconi».

Nato a Padova nel 1959, Ghedini è morto mercoledì all’ospedale San Raffaele di Milano dove da mesi era in cura per una grave leucemia. Il primo a darne l’annuncio è stato proprio Silvio Berlusconi: «Ci ha lasciato il nostro Niccolò. Non ci sembra possibile ma purtroppo è così. Il nostro dolore è grande, immenso, quasi non possiamo crederci: tre giorni fa abbiamo lavorato ancora insieme. Cosa possiamo dire di lui? Un grande, carissimo amico, un professionista eccezionale, colto e intelligentissimo, di una generosità infinita. Ci mancherai immensamente, e ci domandiamo come potremo fare senza di te». Laureato in Giurisprudenza a Ferrara, Ghedini iniziò la carriera con il padre Giuseppe. Poi l’ingresso nello studio dell’avvocato padovano Piero Longo, di cui diventerà socio. Nel 2001 viene eletto alla Camera. Sarà deputato per due legislature ( 2001- 2006 e 2008- 2013) e senatore per tre ( 2006- 2008, 2013- 2018 e 2018- 2022). È da molti stato “additato” come ispiratore delle cosiddette leggi ad personam: legittimo impedimento, lodo Alfano, legge Cirami, ex Cirielli e le riforme sulle intercettazioni. Ghedini ha difeso Berlusconi in tutti i procedimenti più importanti: da quello sui diritti tv Mediaset, conclusosi con la condanna definitiva e la decadenza da senatore, ai processi Sme, Mills e Ruby. Ha difeso l’ex premier anche nel caso escort- Tarantini a Bari, e in quello sulla presunta corruzione dei senatori per far cadere il governo Prodi. Nel Ruby ter venne indagato e poi archiviato per corruzione in atti giudiziari. Fu lui a coniare l’espressione “utilizzatore finale” per escludere la punibilità di Berlusconi nei processi per prostituzione.

Commosso il ricordo dell’avvocato Franco Coppi: «È stata una conoscenza della maturità. Ci siamo conosciuti per ragioni professionali circa una decina di anni fa ed è nata un’amicizia profonda, ci sentivano quasi ogni giorno. Ho potuto apprezzare da un lato le sue qualità umane e la sua lealtà, dall’altro le sue doti professionali. Era un avvocato di alto livello e non soltanto nella difesa di Berlusconi, che lo ha impegnato per parecchia parte della sua attività professionale: anche in altri processi ha sempre dimostrato la sua bravura». Coppi aveva sostituito Ghedini nel processo d’appello Ruby, conclusosi con l’assoluzione dell’ex premier.

«Una persona di grande dignità e riservatezza, un grande professionista e un amico: la sua scomparsa mi colpisce profondamente per il lungo rapporto di collaborazione che abbiamo vissuto durante il nostro percorso politico e professionale», commenta Antonio Leone, presidente del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria. «Sono profondamente scossa per la grave e prematura perdita che ha colpito l’intera comunità di Forza Italia», afferma Lorena Milanato, tesoriera azzurra, «con lui ho condotto tantissime battaglie per il nostro partito e per il Veneto, dove abbiamo condiviso un cammino comune nel coordinamento regionale». Cordoglio anche da parte dell’Unione Camere penali: «Ghedini, avvocato valoroso e prestigioso, parlamentare di lungo corso, si è sempre schierato in difesa dell’idea liberale del diritto e del processo penale. Vogliamo ricordare in questo momento così triste la sua vicinanza alle battaglie quotidiane dell’Ucpi, nella quale egli ha sempre militato e che lo vide per quattro anni segretario nazionale». E tra le considerazioni più efficaci c’è quella della consigliera Cnf Giovanna Ollà: «Spiace davvero che da più parti sia ricordato, e da qualcuno per questo pure ingiustamente attaccato, per essere stato il difensore di Berlusconi, peraltro nell’esercizio sacrosanto della sua funzione. Ghedini in realtà ha grandemente contribuito alla conservazione dello Stato di diritto, sia come illuminato e acuto componente delle Camere penali sia come parlamentare. Poi come ogni avvocato penalista degno di questo nome ha difeso indagati e imputati», ricorda Ollà.

Fra i tanti messaggi di cordoglio merita di essere segnalato anche quello di Antonio Sangermano, attuale procuratore dei minori a Firenze, all’epoca pm, insieme a Ilda Boccassini, del processo Ruby. «Era un uomo intelligente, spiritoso, pungente, acuto, di rara educazione e garbo, un vero signore. Serio, austero, preparato, sembrava stupirsi quando anziché trovare un antagonista pregiudizialmente chiuso alle altrui ragioni, intravedeva un interlocutore fermo nei propri indeclinabili valori, ma proteso al confronto e sopratutto consapevole dell’assoluto primato della umanità.

Non condividere non significa odiare. «La sua morte, come ogni morte, ci riporta al tema fondamentale della vita e del suo significato, al mistero, al dolore, a Dio. Il potere, il successo, sono stati passeggeri e ingannevoli, da vivere e lasciare con disincanto e consapevolezza. Ciò che rimane è la bellezza di un incontro, quello stringersi la mano consapevoli che prima di tutto c’è l’uomo», ha concluso Sangermano.