Libero in carcere. Una contraddizione in termini che, però, non cozza con lo stato d’animo di Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria dal 2002 al 2010 e governatore della Regione Calabria dal 2010 al 2014.

All’attuale condizione dell’ex enfant prodige della destra italiana ce ne sono stati pochi per merito e molti con la “benedizione” dei colonnelli di partito - è dedicato il volume “Io sono libero” ( Luigi Pellegrini Editore, pp. 176, Euro 15), a cura di Franco Attanasio e con la prefazione di Gianfranco Fini.

In questo libro- intervista fresco di stampa Giuseppe Scopelliti si racconta con la dignità di chi ha bruciato le tappe in politica, raggiungendo i massimi livelli, per poi ritrovarsi solo, in carcere.

Scopelliti per quasi trent’anni è stato un politico apprezzato in Calabria e fuori dai confini regionali. La sua ascesa nella destra italiana inizia nel 1993, all’età di ventisette anni, con la nomina alla guida del Fronte della gioventù, in passato rampa di lancio per i giovani più talentuosi del Msi e di Alleanza nazionale. Infatti, dal 1994 in poi per l’esponente politico calabrese sarà un susseguirsi di successi elettorali. Con 34mila voti di preferenza Scopelliti risulta il secondo dei candidati non eletti alle europee del 1994 nel collegio dell’Italia meridionale.

In quell’anno chi scrive, giovanissimo cronista, ebbe modo di intervistare Scopelliti in uno dei numerosi giri elettorali che l’esponente di An fece per incontrare nei borghi lucani gli elettori. Dal 1994 in poi, anno di grazia del centrodestra, Scopelliti colleziona risultati importanti. Dal 1995 al 2000 ricopre anche la carica di presidente del Consiglio regionale e due anni dopo diventa sindaco di Reggio Calabria per poi guidare la regione dal 2010 fino al 2014. L’esperienza da primo cittadino del capoluogo calabrese sarà la causa dei suoi guai giudiziari. Accusato di falso in atto pubblico per il “Caso Fallara” ( dal nome di una dirigente comunale del settore bilancio), viene condannato in via definitiva a quattro anni e sette mesi di reclusione. Il giorno dopo la pronuncia della sentenza, il 5 aprile 2018, Scopelliti si presenta nel carcere di Arghillà, a Reggio Calabria, per scontare la sua pena.

Dalle stelle alle stalle, come rileva Attanasio.

Libero tra le sbarre, l’ossimoro prima accennato, è lo status che caratterizza le giornate dell’ex leader politico Scopelliti. Libero dall’ansia delle competizioni elettorali e dei risultati che chi governa deve ogni giorno conseguire. Già, perché raggiunti i livelli più alti della politica locale e nazionale ora allo Scopelliti uomo non sono più richieste vittorie nelle urne. Un nuovo traguardo è stato conseguito: vivere la condizione di detenuto con tanto tempo a disposizione per riflettere. E Scopelliti con grande coraggio e dignità non si sottrare dal fare tutto ciò. Per questo ha affidato al giornalista Franco Attanasio le sue riflessioni. In “Io sono libero” sono svelati tanti tratti di un rappresentante delle istituzioni, marito e padre di famiglia che ogni giorno si confronta con la pena e la vita del carcere. Una nuova esistenza per un ex politico dal grande appeal elettorale in una città, Reggio Calabria, e in una regione che continua a fare i conti con problemi insormontabili. Da ultimo quello dei commissari della sanità. Una vergogna locale e nazionale con aspetti altresì tragicomici. Lo dimostrano i fatti delle ultime settimane. Nel triennio 2010- 2013 un commissario della sanità calabrese è riuscito a ridurre il disavanzo, portandolo da 260 a 30 milioni di euro. Il nome di questo commissario coincide con quello di Giuseppe Scopelliti. Se da un lato l’ex presidente della Regione è risultato virtuoso nella gestione del sistema sanitario calabrese, nel corso della sua esperienza come sindaco di Reggio le cose andate in maniera diversa. Con conseguenze giudiziarie che hanno portato alla sentenza della Cassazione del 2018 e ad una condanna senza precedenti.

Sono pochi – forse inesistenti – i casi di condanna in via definitiva a quattro anni e sette mesi di reclusione di un soggetto incensurato. Il reato che ha portato alla condanna di Scopelliti non era funzionale, nella formulazione dell’accusa, «alla apprensione di denaro pubblico». In “Io sono libero” una parte è dedicata alla giustizia, che alcune volte cede il passo alle pressioni dell’opinione pubblica e dei media.

La conseguenza? «Il presunto reato – commenta l’ex presidente della Regione Calabria - prevale senza che vi sia stato neanche un rinvio a giudizio o, cosa ancor più grave, prima che sia stato aperto il fascicolo o istruito il processo. In uno stato di diritto, ciò è inammissibile. Come non possono essere accettati procedimenti giudiziari “senza tempo”, soprattutto per le fattispecie di reato punibili con pene pari o inferiori a sei anni di reclusione; ovvero la stragrande maggioranza». Scopelliti ha accettato la severità del giudizio e avverte che chiunque può confrontarsi molto da vicino con la giustizia italiana ed alcune sue distorsioni incomprensibili. Lui lo fa condividendo le notti solo in compagnia dei propri pensieri, ricordi e paure nella cella numero 16 della “Sezione apollo” del carcere di Arghillà. Dalle stelle alle stalle.

CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA NEL 2018 A QUATTRO ANNI E SETTE MESI DI RECLUSIONE PER FALSO IN ATTO PUBBLICO NEL “CASO FALLARA”, GIUSEPPE SCOPELLITI STA SCONTANDO LA PENA NEL CARCERE DI ARGHILLÀ A REGGIO CALABRIA.

“LIBERO” DALLE ANSIE DELLE URNE ELETTORALI, ORA AVVERTE: CHIUNQUE PUÒ CONFRONTARSI CON LA GIUSTIZIA ITALIANA E ALCUNE SUE DISTORSIONI

Il caso