Salvatore Raimondi, uno dei protagonisti del tragico sequestro del piccolo Tommaso Onofri , è tornato in libertà. L'uomo, che il 2 marzo 2006 aveva partecipato al rapimento del bambino di appena 18 mesi, è uscito dal carcere di Forlì nelle scorse settimane, dopo un periodo di semilibertà. La notizia, riportata dalla Gazzetta di Parma , ha riacceso l'attenzione su uno dei casi di cronaca nera più dolorosi e seguiti in Italia negli ultimi vent'anni.

Raimondi era stato condannato a 20 anni di reclusione per concorso in sequestro e omicidio, dopo essere stato il primo a confessare il coinvolgimento nella vicenda. La sua liberazione sarebbe stata possibile già nel 2022, ma la pena si era allungata a causa di una successiva condanna per estorsione nei confronti di un detenuto.

La sera del 2 marzo 2006, nella loro abitazione di Casalbaroncolo, frazione di Parma, la famiglia Onofri stava cenando quando la corrente elettrica saltò. Paolo Onofri , padre di Tommaso, uscì a controllare il contatore, ma venne sorpreso da due uomini incappucciati armati di coltello e pistola: erano Mario Alessi e Salvatore Raimondi. Entrambi avevano già lavorato come muratori alla ristrutturazione della casa degli Onofri e conoscevano bene l'abitazione.

I due rapinatori immobilizzarono i coniugi Onofri e il figlio maggiore con del nastro adesivo da pacchi. Poi portarono via il piccolo Tommy, appena 18 mesi , con l'intenzione di chiedere un riscatto. Alessi e Raimondi, infatti, erano convinti che la famiglia avesse una notevole disponibilità economica.

Il rapimento però si trasformò subito in tragedia: il bambino venne ucciso poche ore dopo , probabilmente perché i sequestratori temevano di essere scoperti. Secondo la ricostruzione dei processi, ad assassinare il piccolo fu Mario Alessi, mentre Raimondi ebbe un ruolo di complicità nell'organizzazione e nell'esecuzione del sequestro.

Appelli per la liberazione del bambino arrivarono da ogni parte: dal palco di Sanremo , da papa Benedetto XVI , dalla stessa Franca Ciampi , moglie dell'allora presidente della Repubblica. Per settimane le ricerche furono serrate: la procura di Bologna dispone oltre 250 provvedimenti di intercettazione, mentre le segnalazioni arrivavano da ogni angolo del Paese, comprese piste rivelatesi poi false o fuorvianti.

Gli investigatori arrivarono a Raimondi grazie a una impronta digitale trovata sul nastro adesivo usato per immobilizzare la famiglia. Parallelamente, una conversazione intercettata tra la moglie del capocantiere e Mario Alessi indirizzò gli inquirenti verso la coppia di rapitori. Raimondi, arrestato il 1° aprile 2006 insieme ad Alessi e alla sua compagna Antonella Conserva , confessò per primo e indicò il luogo dove era stato nascosto il corpo del piccolo Tommy, poi ritrovato in un casolare abbandonato.

Il processo si concluse con pene grave : Mario Alessi fu condannato all'ergastolo, riconosciuto come l'esecutore materiale dell'omicidio. Antonella Conserva, che aveva contribuito alla pianificazione del sequestro, fu condannata a 24 anni di carcere, pena che sta ancora scontando. Salvatore Raimondi ricevette 20 anni, scontati tra carcere e semilibertà, fino alla scarcerazione definitiva avvenuta nelle scorse settimane.

La notizia della scarcerazione di Raimondi ha inevitabilmente riaperto la ferita per la famiglia Onofri. Paola Pellinghelli , madre di Tommy, ha commentato con dolore ma anche con lucidità: «Raimondi libero? Me lo aspettavo, visto che era già in semilibertà. Che si goda la sua vita, noi invece siamo condannati per sempre».

La donna ha ribadito di non voler parlare di perdono : «A nessuno dei tre auguro del male: se sono credenti, faranno i conti con Dio. Ma non voglio sentir parlare di perdono. Non si permettono di venirmi a cercare. Per me sono tutti e tre sullo stesso piano. Non perché Raimondi ha aiutato la giustizia è diverso dagli altri. Non credo siano pentiti».