L’IMPEGNO DI CISL E INAS PER DARE RISPOSTE SOCIALI

«Negli ultimi 12 mesi oltre 2 milioni dispersone si sono affidate a noi per accedere a supporti fondamentali; le attività che si sono concluse con l’effettivo riconoscimento di questi diritti sono aumentate, segno di una qualità del nostro lavoro sempre in crescita e non abbiamo ancora chiuso il mese di dicembre; le procedure aperte registrano un forte incremento». Parlano da soli i numeri che Gigi Petteni, a capo dell’Inas Cisl, snocciola parlando dell’operato dell’istituto e tirando le somme di un 2020 straordinario sotto tanti punti di vista. «Ma non sono le cifre a raccontate davvero di un anno vissuto in prima linea in cui, insieme alla Cisl, abbiamo declinato in tempo di crisi la missione di solidarietà che ci accomuna», spiega il presidente del patronato.

Di fronte al panorama ritratto dal Censis la scorsa settimana, in cui il coronavirus e il lockdown hanno danneggiato maggiormente le persone più vulnerabili, ampliando le disuguaglianze sociali già esistenti, l’azione dell’Inas si è rivelata fondamentale perché ha già messo in atto una parte di quel cambiamento che la Cisl chiede a gran voce: «Precarietà, giovani emarginati, famiglie in affanno, industria da ridisegnare. Serve un progetto Paese condiviso con le parti sociali», ha invocato la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

Per dare risposte concrete ai bisogni sociali emersi con forza in un tempo così particolare, gli operatori Inas hanno dovuto studiare a fondo le nuove misure messe in campo dal Governo, per poter garantire assistenza di qualità e accesso certo per i milioni di persone in difficoltà che ne avevano diritto. E i cittadini dimostrano di sapere a chi affidarsi: per l’Inps, nel 90% dei casi le persone si rivolgono ai patronati per ottenere tutela e assistenza quando devono affrontare il complicato iter di richiesta per la pensione di vecchiaia o di anzianità, per l’assegno sociale o di invalidità. «Di fronte alla crisi abbiamo dimostrato – ancora una volta – che siamo protagonisti essenziali di un sistema di sussidiarietà e ci auguriamo di poter portare avanti questa missione con il giusto riconoscimento da parte dello Stato, per continuare a essere ancora promotori di coesione sociale», conclude Petteni.