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Associated Press/LaPresse
Un massacro di bambini e civili. Continua la sanguinosa guerra in Medio Oriente, con razzi e morti a Gaza e Israele. Sabato, un attacco aereo su una scuola di Deir el-Balah nel centro di Gaza che ospita diversi sfollati e dove si trova un ospedale da campo, ha ucciso 30 persone e ne ha ferite più di 100, di cui alcune in modo grave. Secondo le forze di difesa israeliane (Idf), l’attacco, nel quale hanno perso la vita anche dei bambini, era giustificato dalla presenza di un centro di comando e controllo di Hamas. Secondo l’Idf, l'attacco ha ucciso alcuni militanti di Hamas nascosti nella scuola delle Nazioni Unite, utilizzata come rifugio per i palestinesi sfollati, riporta Times of Israel. L’esercito ha affermato che la sala di comando è stata utilizzata dagli agenti di Hamas per pianificare e portare a termine attacchi contro le truppe dell’Idf a Gaza e contro Israele. Inoltre, le forze israeliane hanno dichiarato che il sito veniva utilizzato per sviluppare e immagazzinare armamenti. La Striscia continua dunque a pagare il prezzo più pesante della guerra.
L’Idf avrebbe adottato “molte misure”, tra cui l’uso di “munizioni adattate al tipo di attacco”, sorveglianza aerea e altre attività di intelligence. Ma questo non ha ovviamente evitato la morte di civili innocenti. “Questo è un ulteriore esempio della sistematica violazione del diritto internazionale da parte dell'organizzazione terroristica Hamas e dello sfruttamento delle strutture civili e della popolazione come scudi umani per i suoi attacchi contro lo Stato di Israele”, ha dichiarato l'esercito israeliano in una nota. Secondo l’Idf, nelle ultime settimane sono stati effettuati più di 50 attacchi aerei contro basi di Hamas situate all'interno di scuole e altri luoghi utilizzati come rifugi per i civili.
Hamas ha dichiarato che «il massacro alla scuola di Khadija è un crimine che conferma l'allontanamento del nemico israeliano da tutti i valori umani e la sua sfida a tutte le leggi di guerra. L’occupazione continua a commettere massacri contro i civili senza alcun deterrente e con la copertura criminale fornita dall'amministrazione americana», ha dichiarato in un comunicato Hamas, come riporta Al Jazeera. «Chiediamo alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite di rompere la politica del silenzio e di prendere provvedimenti per costringere l'occupazione a fermare i suoi crimini», ha aggiunto Hamas.
Un’azione più forte, a livello globale, per «fermare» la «sanguinosa» aggressione nella Striscia di Gaza è stata invocata anche da Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, secondo cui le «condanne» e le «denunce» di rito «ogni volta che l’occupazione bombarda una scuola che ospita sfollati» da sole non bastano per costringere Tel Aviv a interrompere la sua offensiva nell’enclave. Il bilancio del raid aggrava ulteriormente quello complessivo della guerra giunto, nella sola Gaza, a oltre 39mila e 200 morti.
Strage di bambini anche Majdal Shams
Una strage di civili a Majdal Shams, sulle alture del Golan, rischia di trascinare Israele verso una guerra aperta contro Hezbollah. Diversi razzi hanno colpito la località, centrando anche un campo di calcio e provocando la morte di almeno 11 persone – secondo il servizio di emergenza Magen David Adom - soprattutto minori. Hezbollah, che in un primo momento aveva rivendicato un attacco missilistico contro una vicina base militare israeliana, ha affermato di «non avere alcun legame con l'incidente e nega categoricamente tutte le false accuse». Ma Tel Aviv è certa che il bombardamento sia opera dei miliziani libanesi. «In base alle valutazioni effettuate dalle Idf e alle informazioni di intelligence a nostra disposizione, il lancio di razzi su Majdal Shams è stato effettuato dal gruppo terroristico Hezbollah. Hezbollah è dietro il lancio del razzo che ha colpito il campo di calcio di Majdal Shams e ha causato molte vittime civili, tra cui bambini, questa sera», hanno fatto sapere in una nota le forze israeliane di difesa.
Gli scenari, ora, sono imprevedibili. Della vicenda sarebbe stato informato Benjamin Netanyahu, che si trovava ancora negli Stati Uniti, mentre il ministro israeliano della Difesa, Yoav Gallant, ha riunito per un’analisi della situazione i vertici militari dello Stato ebraico, compresi i capi di Idf e Shin Bet. «Non c'è dubbio che Hezbollah abbia oltrepassato tutte le linee rosse. Stiamo affrontando una guerra totale», ha ringhiato Israel Katz, titolare degli Esteri, dicendosi certo – senza svelare i piani sulla possibile risposta – che Tel Aviv avrà il «pieno appoggio» degli Stati Uniti e dell'Europa. L’escalation della tensione tra Israele ed Hezbollah rischia di minare il processo diplomatico per arrivare una tregua nella guerra con Hamas, alleata dei miliziani di libanesi, in vista dell’incontro in programma a Roma, confermato anche da Netanyahu.
I negoziatori dello Stato ebraico avrebbero trasferito agli Stati Uniti la loro ultima proposta – hanno rivelato fonti a Walla – nella quale si terrebbe conto anche delle nuove condizioni poste da Netanyahu in particolare la richiesta di un meccanismo per garantire che tra i palestinesi sfollati cui sarà assicurato il ritorno nel nord della Striscia di Gaza non ci siano uomini armati. Membri di spicco del team negoziale israeliano, tuttavia, credono che il piano verrà respinto da Hamas, provocando una crisi nei negoziati.