MARIA TERESA CAPRIA*

Molti ricorderanno il passaggio vicino alla Terra, una ventina di anni fa, di due spettacolari comete: Hyakutake e Hale Bopp. Anche quest’anno c’è una cometa che sta dando spettacolo, anche se non in modo così eccezionale, ed è la cometa Wirtanen. Già adesso visibile con un binocolo o un telescopio, dovrebbe raggiungere intorno alla metà di dicembre una luminosità tale da renderla visibile anche a occhio nudo, almeno in notti chiare con poca luna e zone a basso inquinamento luminoso: l’aspetto è quello di una nube diffusa e luminosa, di forma sferica, con la lunga coda che si intravede appena. Il soprannome che i media hanno dato alla cometa, “cometa di Natale”, è motivato proprio dal fatto che Wirtanen sarà molto probabilmente visibile nei nostri cieli durante il periodo natalizio.

Ogni anno sono sempre molte le comete che passano vicino al Sole ( e alla Terra), ma raramente raggiungono una luminosità tale da renderle visibili a occhio nudo. La visibilità a occhio nudo dipende dalla vicinanza alla Terra e dal livello di attività della cometa, legato anche alle dimensioni del suo nucleo. Bisogna ricordare che la nebulosità diffusa, di forma più o meno sferica ed estesa anche per decine di migliaia di chilometri, che si osserva è la chioma, la nube di gas e polvere emessi dal nucleo. Il nucleo è un corpo solido di forma irregolare composto da grani di polvere e ghiacci ( acqua principalmente, e poi anidride carbonica, monossido di carbonio, metano, metanolo, ammoniaca e altri ancora). La superficie molto scura e le dimensioni ridotte ( diametro dell’ordine dei chilometri) lo rendono sempre invisibile: quello che si vede di una cometa, al telescopio o a occhio nudo, sono la chioma e, anche se non sempre, la coda. Le comete, come i pianeti, orbitano intorno al Sole. Quando sono lontane dal Sole sono inattive e prive di chioma, ma quando si avvicinano i ghiacci presenti nelle zone più superficiali del nucleo sublimano, trascinando con sé le particelle di polvere e andando a formare la chioma e la coda.

La coda è in realtà composta da due code non sempre distinguibili tra loro, una formata dal gas e l’altra dalle particelle di polvere, disposta lungo l’orbita e quindi incurvata. Le code raggiungono lunghezze di milioni di chilometri e sono sempre dirette in direzione opposta al Sole, quindi non sono sempre visibili da Terra per motivi legati alla geometria di osservazione.

Il nome ufficiale di questa cometa è 46P/ Wirtanen. Si tratta di una cometa periodica, come indica la lettera P, cioè di una cometa il cui periodo orbitale è di qualche anno e non di migliaia di anni, come nel caso di Hale- Bopp e Hyakutake. Wirtanen è il nome del suo scopritore, e 46 è il numero di catalogo dell’elenco ufficiale delle comete periodiche. Il nucleo di questa cometa è piuttosto piccolo, poco più di un chilometro di diametro, e il periodo orbitale è di 5 anni e mezzo. Quello che rende particolare questo passaggio, o apparizione, come si dice, è che il periodo in cui la cometa si troverà alla minima distanza dal Sole ( il perielio dell’orbita), e sarà quindi maggiormente attiva, coincide quest’anno con il periodo in cui sarà più vicina alla Terra. La minima distanza dalla Terra, 12 milioni di chilometri, sarà raggiunta il 16 dicembre.

Vale la pena di ricordare che questa cometina, che per molti versi non ha niente di particolare, ha già avuto il suo momento di gloria, almeno nella comunità scientifica internazionale. Era infatti stata scelta come obiettivo della missione spaziale europea Rosetta, per il solo motivo che si sarebbe trovata nel posto giusto al momento giusto. Il compito di Rosetta era quello di raggiungere un nucleo di cometa quando ancora era lontano dal Sole e quindi inattivo, e di seguirlo poi fino a dopo il perielio. Il lancio della missione, inizialmente previsto nel gennaio 2003, dovette essere rimandato di un anno a causa di un grave problema tecnico del lanciatore, un Ariane 5. Il ritardo nel lancio, avvenuto nel marzo del 2004, costrinse a cambiare l’obiettivo: la prescelta fu la cometa Churyumov- Gerasimento, di cui Rosetta, tra il 2014 e il 2016, ha svelato la superficie fino ai minimi dettagli.

* IAPS - Istituto di Astrofisica e Planetologia spaziali