Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Potrebbe riassumersi così la delibera della Giunta dell’Unione delle Camere penali, da un lato soddisfatta per il passo indietro del Governo sul processo da remoto, con l’accoglimento dell’ordine del giorno che prevede un utilizzo limitatissimo di tale strumento. Ma fino a fatti concreti i penalisti preferiscono rimanere sul chi va là, annunciando uno stato d’agitazione che, affermano, potrebbe avere conseguenze durissime. Ben venga, dunque, «l’impegno del Governo e del Parlamento di escludere nel decreto-legge della prossima settimana dal processo da remoto l’istruttoria dibattimentale e le discussioni». Un ripensamento importante, affermano i penalisti, «ma se non sarà rispettato le iniziative di protesta saranno durissime». Ribadendo la radicale avversione alla norma, che prevede udienze online tramite piattaforme private, sulla cui sicurezza ancora poco si sa, i penalisti ribadiscono il rischio «di un autentico sovvertimento dei principi basilari e fondativi del processo penale, quali quelli della oralità e della immediatezza, che presuppongono la ineliminabile fisicità della sua celebrazione, inderogabile anche in presenza di condizioni di pericolo per la salute pubblica peraltro in via di progressiva attenuazione, sì da consentire la adozione di misure di graduale ripristino delle attività produttive e sociali, rispetto alle quali questa drastica e devastante previsione normativa si pone oltretutto in condizione di inspiegabile ed ingiustificabile controtendenza». L’opposizione dei penalisti, evidenza la delibera, ha incontrato il favore di diversi gruppi politici, sia tra l’opposizione sia tra la maggioranza, «al punto che la Commissione Giustizia della Camera aveva approvato una ipotesi di modifica del comma 12 bis, volta ad escludere dalla celebrazione da remoto sia la istruttoria dibattimentale che le discussioni». Una valutazione che pur non incidendo sul provvedimento in via di conversione ha portato all’approvazione dell’ordine del giorno comune che impegna il Governo ad adottare le modifiche limitative del processo da remoto “nel primo provvedimento utile”, ovvero nell’imminente decreto legge previsto per i primi giorni della prossima settimana. L’Unione, «ferma restando l’opposizione incondizionata dei penalisti italiani ad ogni forma di smaterializzazione del processo comunque giustificata», conferma dunque «l’indubbia rilevanza di tale iniziativa parlamentare, idonea - ove il Governo darà immediato seguito all’impegno con essa assunto - a ridimensionare in modo significativo l’impatto devastante della riforma sui richiamati principi fondativi del processo penale, da UCPI denunziati senza riserve sin dal primo giorno». Ma nonostante ciò annuncia lo stato di agitazione dei penalisti italiani, per ribadire «la più ferma ed intransigente opposizione alla smaterializzazione del processo penale appena approvata, riservando ogni ulteriore e conseguente iniziativa politica». Un gesto con il quale l’Ucpi avvisa che qualora l’impegno del Governo non si traducesse in azioni concrete, ciò comporterebbe «l’adozione delle più determinate forme di protesta per impedire che lo scempio del processo penale oggi approvato possa avere concreto seguito nella giurisdizione del nostro Paese».