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Cosimo Ferri, la Giunta vota sì alla costituzione in giudizio contro il Csm

Cosimo Ferri
La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato a favore della costituzione in giudizio davanti alla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione promosso dalla sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli dopo la decisione di Montecitorio di dichiarare inutilizzabili le intercettazioni della famigerata notte all’Hotel Champagne
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La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato a favore della costituzione in giudizio davanti alla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione promosso dalla sezione disciplinare del Csm con la speranza di portare fino in fondo l’accusa nel procedimento a carico dell’ex deputato e magistrato in aspettativa Cosimo Maria Ferri.

La mossa del Csm era arrivata dopo la decisione di Montecitorio di dichiarare inutilizzabili le intercettazioni della famigerata notte all’Hotel Champagne, inutilizzabilità che avrebbe di fatto azzerato il procedimento. Secondo la Camera, infatti, le comunicazioni di Ferri non sarebbero state acquisite in maniera accidentale o casuale, ma in modo mirato, motivo per cui i pm di Perugia avrebbero dovuto chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza.

Una convinzione basata sul fatto che la presenza dell’allora deputato agli incontri con Luca Palamara e oggetto di intercettazione sarebbe stata facilmente prevedibile, se non addirittura specificamente preannunciata in diverse conversazioni ascoltate dal trojan. Per il Csm, invece, quelle intercettazioni sarebbero state del tutto casuali, in quanto Ferri non sarebbe stato formalmente indagato né inserito nel «perimetro investigativo» della procura di Perugia. Pertanto si sarebbe trattato di semplici intercettazioni «indirette», utilizzabili per valutarne il comportamento a livello disciplinare.

Il presidente della Giunta, Enrico Costa (Azione), ha proposto la costituzione in giudizio, «proposta ispirata, in via generale, al principio secondo cui ogni qual volta la giunta sia chiamata a fornire propri elementi di valutazione in tema di conflitti di attribuzione è preferibile pronunciarsi per la difesa in giudizio della deliberazione assunta a suo tempo dall’Assemblea e dalla Giunta medesima. Solo partecipando al giudizio – ha evidenziato -, la Camera può infatti rappresentare le argomentazioni poste a fondamento delle decisioni assunte, consentendo così alla Corte costituzionale di disporre di tali elementi per il suo giudizio».

La proposta è stata accolta da tutti i partiti, ad eccezione del M5S, che ha condiviso integralmente la posizione del Csm. «La vicenda in discussione  – ha evidenziato la deputata Carla Giuliano – ha gettato grande discredito sull’intera magistratura e ha danneggiato anche i tanti magistrati che lavorano in maniera seria e onesta. Sarebbe quindi un bel segnale se si consentisse al Csm di decidere in maniera serena e autonoma, senza trincerarsi dietro le pur rilevanti guarentigie previste dalla Costituzione».

Considerazioni che, però, non hanno convinto i colleghi. «Le captazioni ai danni dell’onorevole Ferri – ha evidenziato Dario Iaia, di Fratelli d’Italia – sono state mirate e non casuali. Gli organi investigativi erano pienamente consapevoli che il dottor Palamara e l’onorevole Ferri erano legati da un rapporto di stretta frequentazione», senza considerare i casi in cui la sua presenza era stata addirittura annunciata. La leghista Ingrid Bisa ha evidenziato anche «la rilevanza della direttiva del pubblico ministero di Perugia del 10 maggio 2019 – emessa, peraltro, proprio all’indomani della riunione del 9 maggio oggetto dell’incolpazione nei confronti dell’onorevole Ferri – in base alla quale la polizia giudiziaria avrebbe dovuto spegnere il captatore informatico ove fosse risultata chiara l’interlocuzione del dottor Palamara con parlamentari in carica».

Duro il commento del forzista Pietro Pittalis: «Ferri era di fatto entrato nel perimetro delle indagini della Procura di Perugia, basti pensare che lo stesso, in occasione del festeggiamento del compleanno del figlio, era stato pedinato dagli organi investigativi. Vi è stato a mio avviso, dunque, un uso illegale delle intercettazioni ai danni di un parlamentare». Da qui la «sorpresa» per la posizione del Csm, «che, al posto di chiedere l’autorizzazione all’utilizzo di tali intercettazioni, avrebbe dovuto svolgere approfondimenti in ordine alla correttezza delle modalità con cui sono state condotte le indagini preliminari». La decisione finale spetta all’Aula, che ha tempo fino al 2 dicembre.

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