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Omicidio Lidia Macchi, 300mila euro di indennizzo a Binda per ingiusta detenzione

ingiuste detenzioni
Il caso di Lidia Macchi è l'ultimo di una serie di indennizzi per ingiusta detenzione. Lo stato paga milioni di euro per errori giudiziari
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L’errore giudiziario per l’omicidio di Lidia Macchi vale un indennizzo per ingiusta detenzione di circa 300mila euro. Anzi, 303.277,38 euro. E’ l’indennizzo che la quinta sezione della corte d’Appello di Milano ha riconosciuto a Stefano Binda, che ha passato 1268 giorni in galera da innocente. Binda era accusato di aver ucciso Lidia Macchi nel 1987.

Il caso Lidia Macchi

L’omicidio di Lidia Macchi fu commesso il 5 gennaio 1987 vicino a Cittiglio. Lidia, che aveva 20 anni, era stata a trovare un’amica in ospedale. Il suo corpo, martoriato da numerose coltellate, venne ritrovato in un boschetto della zona due giorni dopo. Dopo quasi 30 anni di stallo, l’inchiesta sull’omicidio di Lidia Macchi arriva a un punto di svolta il 15 gennaio 2016. Binda, 49enne, di ambienti vicini a Comunione e Liberazione, viene arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Alla base dell’arresto, un confronto calligrafico tra la scrittura dell’indagato e quella di una lettera anonima recapitata alla famiglia Macchi il 10 gennaio 1987, giorno dei funerali di Lidia.

L’ergastolo, poi l’assoluzione

Il 24 aprile del 2018, il processo di primo grado a Varese si conclude con la condanna all’ergastolo di Binda: secondo i giudici della Corte d’assise l’imputato uccise Lidia Macchi “per procurarsi l’impunità dal reato di violenza sessuale su di lei commesso”. Un verdetto, questo, che viene ribaltato dalla Corte d’assise d’appello di Milano il 24 luglio 2019, quando Binda viene assolto e, quindi, scarcerato. I giudici di secondo grado, nelle motivazioni della loro sentenza, parlano di “vero e proprio deserto probatorio”.

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Ingiuste detenzioni quanto ci costano

Ma è lungo l’elenco delle ingiuste detenzioni ed è ben più lungo e salato il conto pagato dallo stato per risarcire gli innocenti. Ecco qualche cifra: nel 2020 l’Italia ha speso 46 milioni di euro per le ingiuste detenzioni e per gli errori giudiziari. Dal 1992 al 31 dicembre 2020 le persone indennizzate sono state circa 30.000, per un totale di 870 milioni di euro. A pagare è solo lo Stato: chi ha sbagliato continua indisturbato la sua carriera.

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L’ingiusta detenzione di Gullotta vale 6 milioni

Giuseppe Gulotta è vittima di uno degli errori giudiziari più gravi della storia della Repubblica. E la sua ingiusta detenzione in carcere è durata 22 lunghissimi anni. Per decenni Gullotta è stato considerato un assassino. Lo costrinsero a  firmare una confessione con le botte, puntandogli una pistola in faccia, torturandolo per una notte intera. Alla fine decise di autoaccusarsi: “Era l’unico modo per farli smettere”, raccontò.

Quegli innocenti in galera

Circa il 29% dei detenuti non ha una condanna definitiva, il 15% è in attesa di primo giudizio. Mentre resta ampio il ricorso alla custodia cautelare, nel 2021 sono stati pagati 24 milioni di euro per gli indennizzi per ingiusta detenzione. Sono i dati che emergono dal rapporto di metà anno dell’associazione Antigone: al 30 giugno scorso, a fronte di 54.841 presenze nei penitenziari del Paese, in attesa di primo giudizio sono 8.329 detenuti, gli appellanti 3.658, i ricorrenti in Cassazione 2.693. La percentuale dei detenuti definitivi – pari al 71% – è in aumento rispetto al semestre precedente.

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