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Congresso nazionale forense, dalla crisi alle riforme: avvocatura a confronto

Masi Congresso Nazionale Forense
All’importante appuntamento, in programma a Lecce dal 6 all’8 ottobre prossimi, sarà dedicata una conferenza stampa nella sede dell’Ordine degli avvocati di Lecce
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Sarà un Congresso nazionale forense ricco di contenuti. Una grande occasione di confronto per l’intera avvocatura, uno snodo, molto probabilmente, decisivo per la professione forense. All’importante appuntamento, in programma a Lecce dal 6 all’8 ottobre prossimi, sarà dedicata domani una conferenza stampa di presentazione.

Nella sede dell’Ordine degli avvocati di Lecce (in via Umberto I), a Palazzo Michele De Pietro, verranno anticipati alcuni degli argomenti che stanno più a cuore alle toghe e che saranno oggetto discussione del trentacinquesimo congresso forense. Sono diversi i temi inseriti nei documenti precongressuali dai vari gruppi di lavoro. A partire dal nuovo ordinamento per un’avvocatura protagonista della tutela dei diritti nel tempo dei cambiamenti globali.

Non mancherà l’occasione per soffermarsi sull’attuazione delle riforme della giustizia civile e penale, senza tralasciare gli effetti, anche economici, sull’esercizio quotidiano della professione, il ruolo e le nuove competenze degli avvocati nell’automazione dell’organizzazione e della decisione giudiziaria. Ad illustrare i contenuti del congresso nazionale forense saranno la presidente del Cnf, Maria Masi, Giuseppe Iacona (tesoriere del Consiglio nazionale forense), Sergio Paparo (coordinatore dell’Ocf), Valter Militi (presidente della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza forense). Farà gli onori di casa il presidente del Coa di Lecce, Antonio Tommaso De Mauro alla presenza del sindaco del capoluogo salentino, Carlo Maria Salvemini.

L’avvocatura sta attraversando un momento di crisi, aggravata dalla pandemia e dalla situazione politica internazionale. In questo contesto la categoria, anche al fine di intercettare nuovi settori d’attività, ha dimostrato di essere pronta ad offrire, come sempre, la propria professionalità nelle fasi precipue al processo e a sostegno della giurisdizione. Le riforme in ambito penale e civile sono dei banchi di prova. «La Riforma Cartabia – si legge nel documento dedicato al ruolo dell’avvocato nella giurisdizione – prevede un modello di giustizia riparativa, da tempo richiesta a livello sovranazionale, complementare a quello attualmente predominante di giustizia punitiva, che operi non solo in un’ottica retributiva e rieducativa del condannato ma che miri altresì alla ricostituzione dei legami sociali spezzati con la commissione del reato».

Uno spazio rilevante viene dato alla giustizia riparativa. «È di tutta evidenza – scrivono i componenti del gruppo di lavoro – che l’introduzione di una disciplina organica di giustizia riparativa, che impone di realizzare una rivoluzione innanzitutto culturale, con il passaggio ad un sistema basato anche su sanzioni alternative e su meccanismi riparatori, anziché sulla centralità del carcere, da sperimentare in ogni fase del procedimento penale, può risultare un obiettivo raggiungibile se verrà riconosciuto ai difensori delle parti coinvolte un ruolo centrale ed attivo in termini di partecipazione ed assistenza al cliente, anche nel corso dell’accesso ai programmi previsti, che, per essere svolto al meglio, richiederà ai difensori ed all’avvocatura in genere, di ampliare il bagaglio delle conoscenze e delle competenze specifiche ed un approccio culturale adeguato».

E nella giustizia civile quali aspettative si nutrono e cosa andrebbe cambiato? Il legislatore delegato, puntando alla semplificazione del giudizio e alla riduzione dei tempi dell’accertamento giudiziario, ha ritenuto, in riferimento al primo grado di giudizio, che dovranno convivere tre riti diversi: cognizione monocratica, cognizione collegiale e cognizione semplificata, oltre ai riti speciali del lavoro e delle persone, minori e famiglie. «Il rito modello – evidenziano gli esperti dell’avvocatura che si sono espressi sul punto – sarà quello dettato per la cognizione ordinaria innanzi al Tribunale in composizione monocratica, che, quanto alla fase introduttiva, viene articolato sulla scorta di un precedente legislativo (poi abrogato integralmente perché unanimemente ritenuto assolutamente inefficiente), ovvero sul processo speciale per le controversie commerciali e societarie (d.lgs. n. 5/2003). Tale scansione ritarda il primo contatto tra parti e giudice senza eliminare i necessari poteri di controllo di quest’ultimo, sicché in caso di irregolarità degli atti i tempi della trattazione effettiva della causa finiranno per allungarsi ulteriormente».

Non manca un passaggio critico: «Sembra che il legislatore abbia ripercorso per l’ennesima volta strade già solcate negli ultimi quindici anni senza vantaggi evidenti. Nonostante la persistenza del problema dei tempi dell’accertamento civile suggerisse l’adozione di strategie e misure diverse, la riforma del processo civile funzionale all’accesso ai fondi del Next generation si fonda sull’ampliamento delle ipotesi di giurisdizione condizionata all’esperimento di procedure adr, sull’irrigidimento della disciplina delle sanzioni pecuniarie, sulla previsione di massive modifiche dei riti, quasi sempre volte ad una sommarizzazione dell’accertamento».

In tema di giustizia tributaria l’avvocatura auspica un deliberato congressuale “redatto per principi”, in grado di attribuire «il giusto peso e decoro a tutte le parti del processo tributario, che garantisca il rispetto dei principi di contraddittorio e parità delle armi e la giusta e corretta applicazione delle norme giuridiche: insomma, una concezione di giustizia nel senso più pieno ed effettivo del termine». La riflessione sulle condizioni in cui versa l’avvocatura parte da alcuni elementi oggettivi: il numero degli avvocati (nel 1991 gli iscritti erano 62.342, nel 2021 hanno superato i 240mila), la riduzione del reddito (oltre il 50% degli iscritti realizza un reddito inferiore a 50mila euro, meno del 4% degli iscritti realizza oltre il 40% del reddito complessivo della professione) e la crisi economico-finanziaria acuita dal biennio nero della pandemia. L’avvocatura chiede con forza che si realizzi la salvaguardia dei «principi di libertà, autonomia e indipendenza nell’esercizio della professione negli interventi di riforma della organizzazione e dell’esercizio della professione». Il tutto con interventi «per eliminare il gap economico legato a territorio, genere, età».

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