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Mondo di Mezzo, condannati Salvatore Buzzi e Massimo Carminati

Buzzi Carminati
Condanne definitive per Buzzi e Carminati nel processo mondo di mezzo noto come mafia capitale. Ora rischiano il carcere
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Salvatore Buzzi e Massimo Carminati rischiano di tornare in carcere per il “mondo di mezzo”. I giudici della Seconda sezione penale della Corte di cassazione hanno infatti convalidato in via definitiva le condanne a dieci anni per il primo e a 12 anni e dieci mesi per il secondo. Finisce così il processo su “mafia capitale“, il sistema che ha condizionato gli appalti di Roma Capitale.

LA STORIA DEL PROCESSO DEL “MONDO DI MEZZO”

Nel 2019 la Cassazione aveva cancellato le accuse di associazione mafiosa, derubricando l’intera vicenda ad associazione a delinquere semplice. Così si è celebrato l’appello bis, con riduzione delle pene di primo grado . Ora per Carminati – che era in Cassazione ad assistere all’udienza – potrebbe aprirsi la possibilità di usufruire delle misure alternative. Buzzi potrebbe tornare in carcere, per la parte residua di pena da scontare dopo la lunga carcerazione al 41bis.

IL RUOLO DI MASSIMO CARMINATI

Quanto al ruolo di Carminati, la Pg ritiene “congrua” la pena inflittagli considerati la “gravità della vicenda associativa accertata”, finalizzata nell’inquinare “persistentemente e pesantemente, con metodi corruttivi persuasivi, le scelte politiche e l’agirepubblico dell’ente locale”, Roma capitale. La pena -è adeguata anche considerando il “ruolo apicale” rivestito da Carminati, e il suo “curriculum criminale”.

IL RUOLO DI SALVATORE BUZZI

E’ stato sottolineato anche “il ruolo apicale di Buzzi , e il suo contributo “nel pesante e grave inquinamento della cosa pubblica, il disinteresse per i controlli pubblici, il ribaltamento della logica del mondo delle cooperative”.

GLI AVVOCATI: SENTENZA INGIUSTA

“La sentenza è una sentenza ingiusta e il trattamento sanzionatorio è eccessivo. La gravità della pena determinata dalla Corte d’Appello appare quasi avere una funzione diretta a riequilibrare la precedente sentenza”, commentano gli avvocati difensori

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