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La bocciatura di Mannino: «Salvini e Berlusconi sono due figurine…»

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L'x ministro democristiano, commenta le ultime elezioni politiche 2022, esaltando il ruolo di Giorgia Meloni
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«Salvini e Berlusconi? Due belle figurine». Giorgia Meloni Premier? «Non può che essere lei». «Il Pd? Ha esaurito le sue cartucce». Mentre gli ex Dc Tabacci e Rotondi, che tornano in Parlamento, sono «piccoli pezzi di modernariato in un arredamento postmoderno». Calogero Mannino, ex potente ministro democristiano, commenta con l’Adnkronos l’esito delle Elezioni Politiche e non risparmia critiche a nessuno. «Questa legislatura inaugura definitivamente il superamento della Prima e della Seconda Repubblica. È chiusa la stagione del populismo. Chi dice che Fratelli d’Italia è un partito populista sbaglia, Giorgia Meloni ha realizzato con poche pennellate una forma moderna di partito che la porta a essere coerente con il modello del partito conservatore inglese».

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«Entriamo in una stagione muova, infatti Meloni ricorda che questa è la legislatura in cui si dovrà affrontare il problema delle riforme. E non credo si illuda che si possa fare con la maggioranza, ma ha la forza sufficiente per chiedere alle opposizioni un confronto serrato e concreto su un modello di riforma». Per Mannino «si può immaginare che si introducano forme di presidenzialismo, di questo si è parlato fino ad oggi. Questo stesso aveva tentato, con la sua riforma, dal cammino inceppato, lungo il proprio percorso il progetto di Renzi».

«Dobbiamo renderci conto che la Meloni ha una linea di discendenza dalla Fiamma ma nelle circostanze storiche e politiche del momento».  «Anche questo straccio di Europa fin qui realizzato, che poi è stata un’Europa del mercato e della moneta, deve diventare un’Europa politica, ma è tale se ha una difesa e infatti tutti i paesi dell’Europa stanno sostenendo l’Ucraina che è una forma surrettizia di intervento», spiega l’ex ministro.

Parlando del successo ottenuto dal M5S di Giuseppe Conte, Calogero Mannino dice: «Il popolo italiano finisce con il non sorprendere mai. Ama confermarsi uguale a se stesso. I Cinque Stelle hanno gestito il governo con la partecipazione diretta di due governi, che sono stati disastrosi, il gialloverde e giallorosso. C’è stata la necessità di chiamare d’urgenza un “salvatore” della patria (Draghi nrdr), che in questa campagna elettorale era sotto accusa. Ma nessuno gli ha ricordato cosa è stata la gestione della sanità con il suo governo».

L’ex ministro non risparmia neppure il Pd di Enrico Letta: «Il Partito democratico doveva arrivare al punto conclusivo del suo percorso. È riuscito in questi trent’anni di Seconda Repubblica a governare per oltre 20 anni, a esprimere sempre il Presidente della Repubblica, a condizionare fortemente il governo alternativo, che poi è stato quello di Berlusconi e lo ha fatto con lo strumento improprio dell’uso della giustizia e non con la politica. Alla fine ha esaurito le sue cartucce. Cosa vuole essere il Pd? Va a ripescare cose dagli arsenali della vecchia Sinistra Europea, ma questa è finita».

E ricorda: «Nella Stalingrado d’Italia hanno votato la figlia di Rauti. Rendiamoci conto. Una volta neppure un democristiano ci poteva mettere piede… Basti pensare a Emanuele Fiano, antifascista, ebreo, figlio di un eroe. Rendiamoci conto, l’Italia è totalmente cambiata. Il Pd cosa vuole essere? Cosa vuol dire essere? Un partito di Sinistra? Il Pd si è presentato tagliando i possibili ponti con il centro, Calenda e Renzi, per mettere dentro che cosa? Se il Pd continua a essere di una certa “intellettualità” che prospera e domina sulla carta stampata, prospera e domina nelle trasmissioni televisive».  E aggiunge: «Molti spettatori mettono su ’Di Martedì’ per ascoltare i due comici e ridono quando i comici riescono a essere tali, perché se fanno propaganda, la gente passa avanti. Qui c’è un voto che è imponente».

Sulla futura premier Giorgia Meloni dice: «Non può che essere lei la Presidente del Consiglio. È il dettato della volontà popolare. Una chiarissima maggioranza nel centrodestra, mentre Salvini e Berlusconi sono due belle figurine. La Meloni è post moderna e Salvini e Berlusconi quello che la Lega è stata nel ’92 e ’94. Berlusconi e Salvini hanno sfasciato la Prima Repubblica dall’altro versante, il primo versante è stato quello giudiziario».  Sulla vittoria di Fratelli d’Italia dice e le reazioni internazionali, spiega: «Stando ad alcuni giornalisti sarebbe dovuto succedere non si sa cosa, ebbene non è accaduto niente. Ma, poi, non si sapeva cosa doveva accadere… In queste cose conta l’effetto annunci».

«Ora dobbiamo attendere le mosse a augurarci che siano coerenti con i problemi della congiuntura economica che comincia a essere difficilina. Devono presentare il documento finanziario, c’è una scadenza. Si apre adesso un problema: soldi facili non ce ne sono più. La gestione del Pnrr adesso va finalizzata al suo fine proprio. Ora il Sud ha votato Cinque Stelle, e ha difeso l’unico strumento che ha. Questo è anche un limite di Draghi. Il Pnrr doveva servire ad affrontare il problema del Sud». E dice: «Paradossalmente la Meloni è più idonea a interpretare questi problemi, il Pd non ci è arrivato. Ma neppure Draghi, a dire il vero, intrappolato dalle piccole burocrazie…».

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