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Governo Meloni, ipotesi Salvini vicepremier. I suoi chiedono un “ministero di peso”

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Il Consiglio federale della Lega conferma la fiducia a Salvini. Ma i governatori strappano i Congressi a gennaio, mentre i "grandi vecchi" del partito protestano...
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Ditemi cosa per voi non ha funzionato. Io mi aspettavo di più, mi assumo le mie responsabilità ma abbiamo pagato l’ingresso nel governo Draghi anche per aiutare le Regioni durante la pandemia: Salvini, racconta chi ha partecipato al Consiglio federale, ha aperto la riunione facendo parlare tutti. E nessuno ha chiesto un suo passo indietro. Anzi uno avanti. Un dicastero di peso nel governo.

Salvini potrebbe rivestire il ruolo di vicepremier, insieme a Tajani, ma si punta sempre al Viminale, in alternativa «un dicastero importante», riferisce un big leghista. I presidenti di Regione hanno chiesto un coinvolgimento nella partita del governo, la settimana prossimaci sarà un’altra riunione proprio su questo tema. In ogni caso il segretario del partito di via Bellerio si è detto fiducioso. Sentirà il presidente di Fratelli d’Italia. «Con la Meloni ho un ottimo rapporto, ha capito che è necessario un governo forte», ha riferito ai big del partito schierati come dei compagni di scuola seduti ai banchi e intenti a fare squadra. Perché – ha sottolineato Salvini – in questo momento indebolire la Lega è sbagliato. Serve coesione.

Il messaggio è chiaro: serve un segnale da parte di ogni dirigente affinché si vada nella stessa direzione. Secondo quanto si apprende sono stati in primis proprio i presidenti di Regione, a partire da Zaia, a chiedere i congressi regionali per aprire un confronto anche sulle idee da rilanciare ed è arrivata l’apertura di Salvini. Non è escluso poi che più avanti ci possa essere un congresso nazionale, con la possibilità che l’attuale segretario possa farsi rieleggere ma non si è discussa di questa ipotesi. Salvini allo stesso tempo, sempre secondo quanto si apprende, ha chiesto ai presidenti di Regione in primis di fermare l’onda dei malpancisti sul territorio. A partire dal Veneto e dalla Lombardia. Solo se rimaniamo uniti – questo il ragionamento – riusciamo a portare a casa i risultati. A partire dall’autonomia nel primo Consiglio dei ministri.

La Lega dunque celebrerà i congressi regionali a gennaio. Quello cittadino entro ottobre, il provinciale di Bergamo il 20 novembre. L’assicurazione è arrivata durante la riunione del consiglio federale del partito, anche in seguito al pressing dei presidenti di Regione, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana. Tutti e tre i governatori, nei loro interventi nel corso di una riunione fiume in cui tutti dai capigruppo ai segretari regionali sono voluti intervenire, hanno suggerito al segretario Salvini di fissare le date delle assise e comunicarle pubblicamente, per disinnescare le polemiche. In queste ore, l’ex segretario della Lega lombarda Grimoldi ha addirittura annunciato l’avvio di una raccolta firme per chiedere il congresso nella sua regione, guidata allo stato dal commissario indicato da Salvini, Cecchetti. Tra i big intervenuti, il vicesegretario leghista Giorgetti ha dato una analisi dettagliata della sua campagna nel collegio Sondrio-Valtellina, sottolineando come abbia trovato un elettorato un po’ distratto sui temi nazionali ma molto concentrato sulle esigenze e urgenze del territorio. Giorgetti avrebbe poi condiviso la richiesta di fissare un calendario per i congressi per avviare una fase di ascolto del territorio necessaria al Movimento per riavviare quella fase di recupero annunciata da Salvini.

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