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Romeo: «Noi dentro Ue e Nato. Ma alcune sanzioni a Mosca vanno riviste»

Intervista a Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato: stop all’autolesionismo, dalla guerra alle scelte green estreme
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Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, spiega che «l’aumento dei prezzi del gas è stato dettato anche da una corsa frenetica alla transizione ecologica» e che «se ci sono sanzioni inefficaci per la Russia e che rischiano di fare male a noi, è doveroso pensare a una revisione». Una posizione che si conferma comunque diversa rispetto a quella di FdI.

«Noi dentro Ue e Nato Ma alcune sanzioni a Mosca vanno riviste»

Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, spiega che «l’aumento dei prezzi del gas è stato dettato anche da una corsa frenetica alla transizione ecologica» e che «se ci sono sanzioni inefficaci per la Russia e che rischiano di fare male a noi, è doveroso pensare a una revisione».

Senatore Romeo, quali sono le idee della Lega per cercare di fermare la corsa del prezzo del gas e aiutare famiglie e imprese nei prossimi mesi?

Innanzitutto occorre dare un aiuto concreto prorogando lo sconto sui carburanti e la normativa sul credito d’imposta alle imprese, inserendo una decontribuzione su premi e buoni energia che le imprese danno ai propri dipendenti. Bisogna poi insistere per fermare le speculazioni inserendo un tetto del prezzo del gas a livello europeo. In attesa di questo, visto che non sarà molto semplice arrivare a tale risultato, dobbiamo aumentare la produzione di gas naturale nel nostro paese. Bisogna aumentare gli stoccaggi utilizzando e mettendo subito in funzione 700 giacimenti già presenti e che sono fermi o bloccati per vari ragioni. Non dico di riattivarli tutti, perché non sarebbe possibile, ma una buona parte sì.

La strategia del governo sull’energia passa dal rigassificatore di Piombino, che quasi nessuno vuole. È ancora possibile una mediazione con gli enti locali?

L’unica strada è che lo Stato preveda delle compensazioni ambientali da concordare con le amministrazioni locali. Non c’è altra soluzione.

Come può andare d’accordo l’attuale emergenza energetica con il bisogno di proseguire la transizione ecologica?

Non sarà facile, ma occorre sospendere il mercato Ets delle emissioni di Co2, come chiedono gli industriali, perché l’aumento dei prezzi è stato dettato anche da una corsa frenetica alla transizione ecologica. Che va fatta, ci mancherebbe, ma con gradualità e buon senso, rivedendo al ribasso determinati obiettivi. Dopodiché nell’immediato, se serve, come disse lo stesso Draghi, bisogna utilizzare a pieno anche le centrali a carbone. Capisco che c’è il tema dell’inquinamento ma in una fase di emergenza come questa bisogna prendere in considerazione tutto, e poi si tratterebbe solo del periodo invernale.

E le rinnovabili che fine fanno?

Nel medio lungo termine bisognerà insistere molto anche sulle rinnovabili, che non sono solo eolico e solare ma anche idroelettrico. Si possono semplificare le procedure e prevedere infrastrutture nel percorso dei fiumi. Anche perché a oggi il 70 per cento delle rinnovabili è bloccato da vincoli di materia burocratica non si può andare avanti così. La strada maestra, comunque, è la diversificazione delle fonti.

A proposito di diversificazione, perché negli ultimi decenni il centrodestra non l’ha fatto quando era al governo?

Ricordo che il presidente del Consiglio che ha firmato la maggior parte degli accordi con la Russia di Putin, che rendono l’Italia dipendente dal gas di Mosca, è stato Enrico Letta. Quindi la domanda va fatta a lui. Degli ultimi undici anni, dieci li ha governato il centrosinistra, non noi.

Ora vi proponete di governare assieme a Fratelli d’Italia, che sulla politica estera tiene una linea un po’ diversa dalla vostra. Come farete ad andare d’accordo?

Abbiamo scritto nel programma elettorale di centrodestra che l’Italia è a pieno titolo parte dell’Unione europea, dell’Alleanza atlantica e dell’Occidente. Vogliamo più Italia in Europa, e più Europa nel mondo, nel senso che dovremo pesare un po’ di più negli aspetti geopolitici invece che dimostrare la propria debolezza in troppi settori, come stiamo vedendo in questo particolare periodo. Non è minimamente in discussione l’appartenenza alla Nato e all’euroatlantismo. È chiaro che anche nella Nato ci sono sensibilità diverse, basti pensare a Macron e Scholz che sono più propensi a una tregua e paesi come la Polonia che si attestano come falchi.

Dunque sulla guerra in Ucraina sarete più falchi o colombe?

Bisogna dire chiaramente e nettamente che facciamo parte della Nato e del’Ue ma bisogna essere altrettanto netti nel dire che occorre una battaglia politica forte perché i governi della comunità internazionale intervengano con decisone per arrivare a un negoziato di pace, come fu a Helsinki nel 1975. Questo richiamo è stato fatto anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Tra l’Occidente e il blocco sovietico, ai tempi, si trovò un punto d’accordo. Si riducessero le tensioni e migliorarono le relazioni.

Al momento però il dialogo tra Mosca e Kiev è impossibile, e Salvini chiede l’allentamento delle sanzioni come via diplomatica. In questo modo non si fa un favore a Putin?

Se ci sono sanzioni inefficaci per la Russia e che rischiano di fare male a noi, è doveroso pensare a una revisione. Abbiamo messo nel programma, con grande chiarezza, il sostegno a ogni iniziativa diplomatica volta alla soluzione del conflitto. Sembrava che l’embargo dovesse mettere in ginocchio la Russia nel giro di poco tempo e questo non è accaduto.

Eppure il Pil russo calerà quest’anno contro quello della media dei paesi euro, in crescita, e l’inflazione russa è circa il doppio di quella dell’area euro. Quali sanzioni dovrebbero essere modificate?

Il governo italiano porterà nel contesto europeo le proprie valutazioni su alcune sanzioni meno efficaci di altre. Oggi le sanzioni non sono efficaci come avevamo previsto. Bisogna prenderne atto.

Se il centrodestra non dovesse ottenere una maggioranza tale per formare un governo stabile, qual è il piano b?

L’unico scenario che noi abbiamo in mente è un governo di centrodestra, non abbiamo altri piani. Dobbiamo ragionare come se fossimo in svantaggio e non bisogna dare retta ai sondaggi. Dobbiamo dare alla nostra gente una visione del futuro. Il 25 settembre segnerà uno spartiacque tra i nostri valori e quelli della sinistra.

I vostri valori, ad esempio sui diritti delle donne, sono gli stessi di Fratelli d’Italia?

Nel centrodestra abbiamo una base di valori comuni, che si riferiscono allo spirito identitario, al senso di comunità e alla tute- delle tradizio- ni, degli usi e dei co- stumi del nostro paese. Abbiamo una tradizione li- berale e trovare una mediazione sarà più semplice del previsto. Delle mediazioni dovranno essere trovate, ma la politica stessa è mediazione.

 

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