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«Sostegno a Kiev e sanzioni alla Russia: FdI sa che da parte stare»

Intervista ad Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir
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Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir, spiega che «il programma del centrodestra è chiarissimo nel continuare a sostenere la resistenza Ucraina come ha sempre indicato Fratelli d’Italia, con coerenza e responsabilità, anche dall’opposizione» e che «anche le sanzioni fanno parte di questa strategia concordata con i nostri partner europei e i nostri alleati occidentali».

Senatore Urso, vista la diversità di vedute tra Fratelli d’Italia e Lega sulla politica estera, basti pensare alle sanzioni contro Mosca, come possono coesistere i due partiti in una coalizione che si candida a governare il paese?

Il programma del centrodestra è chiarissimo nel continuare a sostenere la resistenza Ucraina come ha sempre indicato Fratelli d’Italia, con coerenza e responsabilità, anche dall’opposizione. Anche le sanzioni fanno parte di questa strategia concordata con i nostri partner europei e i nostri alleati occidentali. Ovviamente, siamo consapevoli che esse hanno conseguenze anche nel nostro sistema produttivo a cominciare dal costo dell’energia: per questo chiediamo che l’Europa applichi il price cap a cui ancora si oppongono alcuni paesi del Nord e che sia applicata una misura compensativa significativa a sostegno di famiglie e imprese. Aggiungo che la destra italiana ha sempre, in ogni contesto, condiviso la scelta atlantica, così come i nostri alleati. Non possiamo dire la stessa cosa della sinistra, come riemerge anche nei profili dei suoi più giovani candidati.

Da questo punto di vista Fratelli d’Italia si propone come garante della collocazione euroatlantica dell’Italia, in un momento di forte conflitto geopolitico internazionale, ma al tempo stesso è critica con le istituzioni europee e propone una revisione del Pnrr scritto dal governo Draghi: non è un controsenso?

No. Basti pensare che il commissario Gentiloni ha dovuto ammettere che la nostra proposta di adeguare il Pnrr alle mutate condizioni del momento è fattibile. Essa poggia esattamente sull’articolo 21 del regolamento, e che si lega al cambiamento improvviso rappresentato dalla guerra in Ucraina. Insomma, una richiesta di buon senso che molti Paesi europei stanno seguendo.

Più volte nel centrodestra si è parlato del candidato presidente del Consiglio, indicato dal partito che prenderà più voti: Fratelli d’Italia è aperta anche a nomi terzi, tecnici, da inserire nella squadra di governo, o il nome da indicare sarà certamente quello di Giorgia Meloni con relativi ministri provenienti dalle fila di FdI?

Il partito che prenderà più voti indicherà il presidente del Consiglio ma nella lista dei ministri sono convinto che ci saranno anche personalità esterne al Parlamento che condividono il nostro programma e quindi il nostro contratto con gli elettori. Faccio notare che la sinistra italiana era unita solo dalla condivisione del potere, cioè dai ministeri. Quando il governo Draghi è caduto per la determinazione dell’ex presidente del Consiglio Conte, si sono divisi in tre tronconi perché non hanno un programma da sottoporre insieme agli elettori: il Pd di Letta si è arroccato a sinistra con Speranza, Fratoianni, Bonelli e Bonino, mentre Renzi e Calenda hanno cercato un’autonoma via riformista e, infine, il M5S che ripropone una sinistra massimalista. Tre sinistre divise su tutto senza una leadership riconoscibile e con posizione diverse e contrapposte sull’economia e sulla politica estera.

A proposito di esterni, tra i nomi in lista c’è quello di Carlo Nordio, che ha assicurato di avere in mente una giustizia improntata al garantismo che Meloni condivide: eppure più volte Fratelli d’Italia, basti pensare al tema delle carceri, si è ritrovata dall’altra parte. Qual è il suo pensiero su questo punto?

Noi siamo garantisti, sempre e comunque, ma anche convinti assertori che una giustizia giusta debba essere veloce nelle sentenze garantendo il principio della certezza della pena. Siamo sempre stati contrari alle pene alternative, che rappresentano un’elusione delle stesse pene da scontare. E sempre in tema di certezza della pena riteniamo che riguardo i detenuti immigrati, circa il 30 per cento della popolazione carceraria, debbano scontare le pene nei propri Paesi d’origine.

Tornando alla politica internazionale, Draghi ieri a Rimini ha detto che si parla tanto di sovranità ma dipendere così tanto dal gas russo è l’esatto opposto. Crede che in caso di vittoria alle elezioni Fratelli d’Italia debba accantonare o quantomeno lasciare nelle retrovie una certa visione sovranista e nazionalista del mondo espressa ad esempio da Giorgia Meloni nel famoso discorso in Spagna a sostegno di Vox?

Noi siamo stati i primi ad affermare che dovevamo raggiungere la piena sovranità energetica e che avremmo dovuto liberarci dalla dipendenza dalla Russia. Il Copasir, che presiedo, già nella relazione al Parlamento sulla sicurezza energetica del 14 gennaio aveva chiesto a governo e forze politiche di assumere decisioni in tal senso per realizzare un Piano di sicurezza energetica nazionale al fine di liberarci da questa sudditanza, ripeto 40 giorni prima dell’invasione russa, nel quadro delle nostre alleanze occidentali. Nessuno può darci lezioni in questo campo. Noi sappiamo quali siano i nostri interessi nazionali e quale sia il ruolo che l’Italia può e deve svolgere in Europa e nella Nato.

Sui temi economici Lega e Forza Italia puntano molto sulla flat tax, mentre voi non ne parlate e preferite mettere l’accento sul sostegno alla natalità, sul taglio del cuneo fiscale, sulle infrastrutture. In caso di vittoria, sarete in grado di far andare d’accordo le diverse vedute nel poco tempo che rimarrà dopo le elezioni per scrivere la legge di Bilancio?

Giorgia Meloni fin dall’inizio ha insistito sulla necessità che il programma non fosse un libro dei sogni. Da qui è nato un programma, sottoscritto da tutte le forze politiche, che prevede alcuni interventi immediati, tra i quali la flat tax sui redditi incrementali, l’estensione della tassazione agevolata sull’Iva da 75mila a 100 mila euro, agevolazioni fiscali per chi crea nuova occupazione, il taglio del cuneo fiscale, l’aumento dei fondi a sostegno delle famiglie. Tutte proposte realizzabili e concrete che seguono una logica ben precisa: sostenere il lavoro e la produzione e combattere l’assistenzialismo.

 

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