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Anche Marina Ovsyannikova nella black list di Kiev

Il governo ucraino compila i suoi elenchi di politici, reporter e opinionisti considerati come “nemici”. Tra i proscritti la giornalista che contestò la guerra in diretta
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Una strana arma viene usata nella guerra in Ucraina: le liste di proscrizione. La collocazione di giornalisti, politici e opinionisti in elenchi di persone che fanno propaganda per l’Ucraina o per la Russia è diventata sempre più frequente. Oltre ai carri armati e ai missili, le armi della disinformazione e della demonizzazione stanno colpendo tante personalità.

Tra queste pure Marina Ovsyannikova. La giornalista di origini ucraine ha contestato nello scorso marzo l’aggressione militare della Russia ai danni dell’Ucraina, mostrando durante il telegiornale di Channel One, uno dei canali russi più importanti, un cartello contro la guerra. Le sue immagini hanno fatto il giro del mondo in pochi minuti. Dopo aver trascorso una nottata in una stazione di polizia, Marina è stata rilasciata, grazie all’intervento dei suoi avvocati, con in testa Sergei Badamshin, dietro il pagamento di una multa. Rischia il carcere; per questo è molto preoccupata. Adesso Ovsyannikova collabora con il giornale tedesco Die Welt e vive sospesa in una duplice condizione, tra l’incudine e il martello: dissidente in Patria, considerata una spia in Ucraina.

La clamorosa contestazione messa in pratica negli studi di Channel One ha spaccato l’opinione pubblica. La critica contro la guerra (parola che, se pronunciata in Russia, porta a guai giudiziari) ha fatto voltare pagina alla giornalista originaria di Odessa, dopo un passato – del quale più volte ha detto di pentirsi – trascorso ad esaltare la potenza putiniana. In Russia la considerano una spia britannica. Di qui la scelta di trascorrere lunghi periodi lontano da Mosca e dai suoi due figli, uno dei quali dice di non condividere la critica della madre a Putin e agli oligarchi. Il vicedirettore generale di Channel One, Kirill Kleymenov, si è affrettato a dire che Marina è al soldo dell’intelligence britannica. Pronta la replica del Foreign Office britannico, che ha respinto le accuse, definendo «bugie della macchina della disinformazione» le affermazioni dei vertici della televisione russa.

Nel fuoco incrociato delle accuse contro Ovsyannikova gli ucraini hanno fatto e fanno la loro parte. Da qualche giorno è iniziato un pesante attacco contro l’ex giornalista del Primo Canale, recatasi in alcune città dell’Ucraina, Odessa compresa, per documentare quanto sta accadendo dopo oltre cento giorni di bombardamenti e devastazioni. Il sito myrotvorets.center, che monitora i crimini e le violazioni del diritto internazionale in Ucraina dal 24 febbraio ad oggi (alcune immagini pubblicate sono sconsigliate alle persone più sensibili), ha collocato Marina Ovsyannikova in una particolare lista di proscrizione con tanto di scheda contenente informazioni personali e professionali. Il portale la definisce «impiegata dei mezzi di propaganda della Russia fascista (paese aggressore)» e le attribuisce la «partecipazione alle operazioni speciali di informazione e propaganda del Cremlino, volte ad eliminare la pressione delle sanzioni sulla Russia». Parole che non lasciano spazio a dubbi: la reporter viene etichettata in modo chiaro ed inequivocabile come una nemica dell’Ucraina, nonostante le sia stato consegnato ad Oslo il 25 maggio il “Premio Vaclav Havel per i diritti umani”.

Nei giorni scorsi Ovsyannikova avrebbe dovuto partecipare ad un incontro nell’Università nazionale Shevchenko di Kiev con gli studenti del corso di giornalismo. Una presenza che ha provocato il disappunto di Volodymyr Rizun, direttore del corso, e fatto naufragare l’iniziativa. Stessa sorte per una conferenza stampa in programma il primo giugno. Tutto annullato per la «risposta negativa del pubblico». Insomma, gli ucraini nella migliore delle ipotesi ricoprono di indifferenza la reporter-dissidente. Nei casi più gravi si associano alla più semplicistica propaganda, diretta propaggine dei tempi di guerra, bollandola come una spia ed una propagandista del nemico. La diretta interessata non ha però accettato tutto a capo chino. Marina è una donna forte. Sui canali social ogni giorno informa i suoi lettori sulle attività che la vedono protagonista, a partire dai reportage realizzati in Germania, Moldavia e Ucraina.

Di fronte alle ennesime accuse di spionaggio e doppiogiochismo, ha voluto esporre il suo punto di vista rivolgendosi direttamente al popolo ucraino. Prima di ogni cosa ha affermato che è contraria alla revoca delle sanzioni contro la Russia e precisato che non collabora, rispondendo ai suoi detrattori, con l’Fsb (l’intelligence russa). Una dichiarazione di Marina dovrebbe far riflettere chi la inserisce nelle famose “liste nere”, a riprova della sua buona fede, della sua voglia di voltare pagina e di rinvigorire le radici delle sue origini. La giornalista ammette di non essere una “buona cittadina russa”, in quanto ucraina. «Proprio per questo – ha scritto -, in segno di sostegno all’Ucraina, intendo cambiare il cognome Ovsyannikova e trasformarlo in quello originario: Tkachuk». Occorre qualcos’altro per fare mea culpa e dimostrare attenzione verso l’Ucraina?

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