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Eutanasia, Flick: «Questione morale e giuridica: si trovi un compromesso»

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Il presidente emerito della Consulta, interpellato sulla sentenza di Asti, spiega: «Questi casi risentono della mancanza di una legge in materia: il Parlamento faccia una sintesi»
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Assolto in tribunale, ad Asti, l’uomo di 55 anni che lo scorso anno confessò ai carabinieri, che lo avevano convocato per alcuni atti vandalici, di avere ucciso tre anni prima, a Piovà Massaia, la madre di 92 anni gravemente malata.

Sul caso si è espresso il costituzionalista Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Consulta, che in un’intervista a “La Stampa” di Torino, ha spiegato che «non conoscendo esattamente la scansione dei fatti e no n volendo entrare in casi concreti come mia abitudine, non posso che rinviare alla decisione della Corte Costituzionale in materia». E aggiunge: «Con riferimento al caso del dj Fabo, la Corte aveva posto alcuni paletti alla possibilità di aiutare la fine vita di persone in estrema difficoltà: la sofferenza non più sopportabile, la irreversibilità della malattia, la necessità di presidi sanitari permanenti per poter proseguire la sopravvivenza» e in riferimento al processo di Asti, afferma che non è possibile sapere se ricorrano questi casi «finché non ci saranno le motivazioni ma considero questa decisione come una situazione che sottolinea la mancanza di una legge in materia».

Si può definire eutanasia quanto successo nella cittadina piemontese? Flick risponde così: «Tutte le definizioni nel diritto sono pericolose. Si parla di eutanasia per un intervento che acceleri la morte in presenza di una sofferenza insopportabile. Questo potrebbe essere uno dei casi, resta fermo il fatto che la Corte Costituzionale ha segnalato la necessità di una disciplina legislativa per definire i paletti di un procedimento di accelerazione della morte anche attraverso un controllo sanitario». «Il Parlamento ha già iniziato un esame di questa legge e la Commissione della Camera è arrivata a elaborare un disegno di legge su cui si è trovato a fatica un compromesso tra due posizioni contrapposte», ovvero «per gli uni sono troppo rigidi i paletti posti dalla Corte; per gli altri è il fatto che non è possibile autorizzare un intervento sul fine vita anche entro i limiti di questi paletti».

Per Flick dunque la questione non è solo morale ma anche giuridica: «Morale perché risponde al sentimento dei doveri e dei valori che ciascuno può avere, giuridica per la salvaguardia della vita umana». E conclude: «L’eliminazione per referendum di questo reato può giungere a risultati eccessivi, cioè riconoscere una piena disponibilità della vita tale da poter chiedere a terzi non un aiuto ma di essere ucciso anche in mancanza di quelle condizioni fissate dalla Corte. Mentre la Consulta esclude questa “piena disponibilità” della vita, riconoscendo la possibilità di aiutare a morire solo chi si trova in determinate condizioni».

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