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Scuole chiuse, De Luca spiega: «Omicron più diffusa in Campania»

Nell'ordinanza firmata ieri dal governatore si spiegano le ragioni per cui è stato necessario rinviare il rientro in classe. Bianchi: «La legge è chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa»
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La variante Omicron «è estremamente diffusa» in Campania in misura «nettamente superiore alla media nazionale». È una delle ragioni per le quali l’Unità di crisi della Regione Campania ha ritenuto di rinnovare le misure anti assembramento come il divieto di consumo di alcol in aree pubbliche dalle 22 alle 6 e introdurre nuove misure anti Covid quali la chiusura delle scuole fino al 29 gennaio. La posizione dell’unità di crisi è riportata nell’ordinanza firmata ieri dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca con la quale si dispone fino al 29 gennaio la sospensione delle attività didattiche per asili, elementari e medie nonché la stretta sul consumo di alcol.

L’unità di crisi, in particolare, ha segnalato che «nelle ultime due settimane i contagi sono aumentati considerevolmente nella fascia 0-44 anni e anche i decessi sono in aumento. La circolazione del virus nei giovani è ormai estremamente ampia». Con riferimento alla Campania «l’Rt risulta attualmente pari a 1,61, con gli indicatori di sorveglianza che disegnano per la Campania uno scenario di tipo 4, con un’incidenza complessiva di 1.511/100.000, e con proiezione di oltre il doppio, con Rt pari a 2,25 per la settimana prossima, con conseguente previsione di un enorme aumento dell’impatto sulle degenze Covid». Inoltre «i prelievi delle acque reflue attestano che la variante Omicron è estremamente diffusa sul territorio regionale, in misura nettamente superiore alla media nazionale, con conseguente ampia velocità di diffusione dei contagi».

In Campania «si evidenzia un significativo aumento dei ricoveri nella fascia pediatrica prevalentemente per pazienti Sars-Cov positivi sintomatici con età inferiore ai 10 anni, il cui numero è raddoppiato in 10 giorni. Inoltre si registra un notevole accesso, circa 70 al giorno al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono, di bambini della medesima fascia di età, positivi, con sintomatologia più lieve che vengono pertanto rinviati al domicilio». «Con riferimento al numero di soggetti attualmente positivi nella fascia d’età 0-19 anni si registra un incremento pari a circa il 30% rispetto alle scorse settimane. In regione Campania venivano rilevati 118 focolai scolastici comunicati alla chiusura delle scuole per le festività natalizie e un totale di 9.781 focolai nella settimana 27 dicembre 2021- 2 gennaio 2022, di cui nuovi focolai nell’ultima settimana pari a 6.963. Passano, inoltre, a 13.150 i nuovi casi di infezione confermata dal Sars-Cov-2 non associati a catene di trasmissione note, a fronte di un numero pari a 5.800 della settimana precedente».

Ciononostante il provvedimento, hanno riferito ieri fonti di palazzo Chigi, sarà impugnato dal Governo. Nel testo dell’ordinanza si sostiene che «la situazione rilevata sul territorio regionale della Campania corrisponde alla fattispecie di “circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Sars-Cov-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica” in presenza delle quali la disposizione di cui all’articolo 1, comma 4 del decreto legge 6 agosto 2021 n.111, convertito dalla legge 24 settembre 2021, n.133, nell’effettuare il bilanciamento tra il diritto costituzionale alla salute e quello all’istruzione, consente, alla luce della sola lettura compatibile con il rispetto dell’art. 32 della Costituzione, anche nelle Regioni che non si trovino collocate in “zona rossa”, eccezioni allo svolgimento in presenza delle attività educative e scolastiche».

«La legge è molto chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono oggi. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell’atto», ribadisce il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in un’intervista al Corriere della Sera. «Sottolineo – dice Bianchi – che finora nessun Paese europeo ha deciso di chiudere le scuole. Se fosse necessario, devono essere le ultime a chiudere. Abbiamo definito i limiti oltre i quali possono scattare delle chiusure mirate con il decreto legge di agosto. Si possono far scattare le lezioni a distanza solo in casi eccezionali. Ma il ricorso massiccio alla Dad, oggi, come se i vaccini non ci fossero, sarebbe un errore».

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