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Anche la sorella di Ebru Timtik comincia lo sciopero della fame: «Vogliamo un giusto processo»

Ebru Timtik
Barkim Timtik, sorella dell’avvocata e attivista dei diritti umani che morì nelle prigioni turche dopo 238 giorni di sciopero della fame nell'agosto 2020, annuncia la sua iniziativa dopo l'ennesimo rinvio del processo a carico degli avvocati democratici
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Doveva essere l’udienza conclusiva, quella che si è svolta mercoledì scorso nell’aula bunker del supercarcere di Silivri, nella zona europea della Turchia, dove vengono giudicati, assieme ad altri colleghi, Selgiuk Kosaacli, il presidente dell’Associazione degli Avvocati Democratici (CHD), e la collega Barkin Timtik, sorella di Ebru, anch’essa esponente della stessa associazione. Un processo che li vede imputati dal 2013, un lunghissimo periodo dunque, quasi tutto passato in detenzione preventiva.

Invece, doppio colpo di scena: la Corte, finalmente, ha acquisito i documenti digitali provenienti dai Paesi Bassi che non bastarono lì a incriminare i colleghi dieci anni fa, e che invece ora la procura turca vuole porre a base dell’accusa. Avendoli ricevuti solo lunedì, la Corte ha disposto una perizia che ne trascriva il contenuto e indaghi sulle modalità con cui sono arrivati in Turchia ed entrati nel processo, proprio perché la loro origine è quanto mai dubbia e contestata dalla difesa. Il processo, conseguentemente, è stato rinviato al 23 marzo.

Nulla invece è stato stabilito circa la richiesta della difesa di sentire i testi dell’accusa (per lo più anonimi, secretati e di dubbia stabilità mentale) mai potuti sottoporre a controesame e verifica dibattimentale. Contemporaneamente, però, la Corte ha nuovamente rigettato la richiesta di rimessione in libertà dei due colleghi Serlgiuk e Barkin, anche se per lei vi è la concreta possibilità che, anche ove fosse dichiarata – ingiustamente – colpevole, la pena potrebbe rientrare nel presofferto.

A questo punto Barkin, in un intervento di pochi minuti davanti a centinaia di colleghi turchi e stranieri, ha annunciato di intraprendere lo sciopero della fame. Con lo sgomento degli astanti, che hanno visto lo sciopero della fame della sorella Ebru terminare tragicamente dopo 238 giorni di digiuno con la sua morte il 28 agosto 2020. Lo spettro della medesima fine è comparso nell’aula, anche se Barkin ha specificato che lo sciopero, in cui verrà “accompagnata” da altri due colleghi detenuti, almeno per il momento, è a termine.I motivi? La richiesta di un processo giusto secondo le regole del diritto, né più né meno. Come ha chiesto Ebru fino al giorno che è morta perché nessuno ascoltò la sua richiesta.

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