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Mottarone, il Consiglio giudiziario “assolve” la gip garantista

Donatella Banci Buonamici non fece nulla di male ad autoassegnarsi il fascicolo della tragedia della funivia del Mottarone
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Banci Buonamici non fece nulla di male ad autoassegnarsi il fascicolo della tragedia del Mottarone, sottrattole pochi giorno dopo aver scarcerato gli indagati

Il consiglio giudiziario di Torino ha “assolto” la presidente facente funzione del Tribunale di Verbania, nonché ex gip del caso Mottarone, Donatella Banci Buonamici. Che dunque non fece nulla di male ad autoassegnarsi il fascicolo della tragedia della funivia del Mottarone, sottrattole pochi giorni dopo aver deciso di scarcerare tre degli indagati. Dopo aver passato al setaccio tutti i documenti relativi al quinquennio 2014- 2021 – dai verbali di riunione alle statistiche, passando anche per i rinvii delle udienze, ordini di servizio e variazioni tabellari -, i componenti del mini Csm del distretto torinese hanno stabilito che tutto, a Verbania, ha funzionato a dovere. Con pochissimi momenti di “stress”, come l’omessa trasmissione al Consiglio giudiziario dei decreti di esonero della gip Elisa Ceriotti, titolare naturale del fascicolo Mottarone, e di autoassegnazione dello stesso da parte di Banci Buonamici, onere che, però, ricadeva sull’allora presidente del Tribunale, Luigi Maria Montefusco. Si tratta di due provvedimenti centrali nella vicenda: il primo è il numero 3/ 2021, del primo febbraio, tramite il quale l’allora presidente dell’ufficio gip Banci Buonamici, con l’approvazione del presidente Montefusco, «preso atto della grave situazione di sofferenza dell’ufficio gip», dispose l’esonero di Ceriotti per quattro mesi ( fino al 31 maggio), riassegnando alcuni procedimenti pendenti ad altri magistrati, compresa se stessa.

Il secondo è quello del 27 maggio, quando la giudice, sentito il presidente, ha riassegnato a sé il procedimento della funivia, per il quale alle 17.50 era stata depositata richiesta di convalida del fermo dei tre indagati, dato l’impegno, in concomitanza, di una collega e dato quanto previsto dal decreto 3/ 2021. Il 7 giugno, però, il presidente del Tribunale, Luigi Montefusco, ha “restituito” il fascicolo a Ceriotti ( che il 3 gennaio andrà in pensione), evidenziando che l’assegnazione a Banci Buonamici anche della richiesta di incidente probatorio «non è conforme alle regole di distribuzione degli affari ed ai criteri di sostituzione dei giudici impediti disposti nelle tabelle di organizzazione dell’Ufficio gip/ gup». Si trattava, però, dell’unico fascicolo sottratto a Banci Buonamici. Tali criticità, come anche l’arretrato di uno dei ruoli gip, sono state infine risolte, sia tramite la trasmissione dei documenti mancanti al Consiglio giudiziario, sia con il recupero dell’arretrato, che ad ottobre risultava completamente smaltito.

Nessun altro profilo problematico sarebbe emerso a fronte di un’ispezione durata ben sette mesi, se non in relazione al periodo 2018- 2019, a causa di applicazioni e trasferimenti e un picco di iscrizioni da parte della procura, che aveva riversato sul dibattimento migliaia di fascicoli. Ma ciò che emerge è soprattutto la capacità dell’ufficio gip di ridurre le pendenze nel corso del quadriennio. Contattata telefonicamente dal Dubbio, Banci Buonamici si è definita soddisfatta: «Sono molto contenta che si sia fatta questa ispezione nel corso della quale si è acquisita tutta la documentazione presso il tribunale di Verbania – ha evidenziato -, perché questo ha consentito finalmente di affermare che si tratta di un tribunale sano, in equilibrio, che è stato ben gestito negli ultimi quattro anni».

La decisione potrebbe tornare utile alla giudice anche in vista della sua intenzione di presentare domanda per la presidenza dei Tribunali di Milano e Verbania. Ma potrebbe giocare un ruolo importante anche in relazione al procedimento disciplinare promosso dal pg di Cassazione Giovanni Salvi nei suoi confronti e nei confronti di Montefusco, che però è ormai in pensione. Nel suo atto d’accusa, il procuratore generale ha mosso cinque rilievi nei confronti della giudice, tra i quali quello di aver determinato «reazioni da parte dell’Unione delle Camere Penali». Che però erano intervenute per difenderla, sempre in relazione alla gestione del fascicolo del Mottarone: a maggio Banci Buonamici aveva infatti deciso di scarcerare i tre principali indagati per la tragedia della funivia, finiti in carcere a causa del «clamore internazionale della vicenda», finendo, all’improvviso, nell’occhio del ciclone.

Una decisione che le era valsa anche minacce e insulti sul web, contro le quali si era mosso il presidente Montefusco, che le aveva accordato pubblicamente fiducia e stima, salvo poi revocarle il fascicolo, provvedimento censurato dallo stesso Csm come illegittimo. E Palazzo dei Marescialli aveva evidenziato anche le ragioni della sua scelta di concordare con la giudice: «Non emergono elementi da cui desumere che l’autoassegnazione abbia avuto finalità diverse dalla funzionalità dell’ufficio», era riportato nella relazione presentata dalla prima Commissione e approvata a luglio scorso. Relazione che aveva evidenziato anche «(…) l’impegno profuso per far fronte alle criticità dell’ufficio da parte della presidente di sezione, del quale comunque non si ha motivo di dubitare sulla scorta della documentazione in atti». Proprio come certificato, ora, anche dal Consiglio giudiziario.

 

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