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Caso Burzi, Pisapia: «Condanna inspiegabile dopo l’assoluzione»

Pisapia
Pisapia: «Se in primo grado i magistrati avevano ritenuto l’assoluzione com’è possibile che intervenga in secondo grado la prova della colpevolezza?»
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«Non conosco la vicenda nel merito e non posso fare valutazioni. Mi chiedo: se in primo grado i magistrati avevano ritenuto l’assoluzione com’è possibile che intervenga in secondo grado la prova della colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio? Se si ritiene che certi comportamenti di amministratori pubblici, magari in buona fede, creino dei danni erariali, la sede non è quella penale». Lo dice in una intervista a La Stampa l’avvocato Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano, in merito al suicidio dell’ex consigliere regionale piemontese Angelo Burzi alla vigilia di Natale.

«Non c’è dubbio», per Pisapia che “Mani pulite” sia stata una occasione sprecata. «In quel periodo sono successe cose positive e anche molto negative. Nessuno ne è uscito bene: non gli avvocati in coda davanti ai pm, non i magistrati che si sono profondamente divisi, non i giornalisti che si sono appiattiti sulle Procure. Ci vorrebbe un impegno comune per evitare una volta per tutte che la presunzione d’innocenza si trasformi invece sempre in presunzione di colpevolezza».

La riforma Cartabia «intanto recepisce una norma europea. Penso sia fondamentale perché ormai consideriamo normale parlare di un indagato, persona su cui non c’è stata alcuna valutazione di colpevolezza o innocenza, come sicuramente colpevole, facendogli vivere di solito una gogna mediatica che può avere effetti devastanti» ha aggiunto Pisapia.

«Il rapporto previsto dalla Costituzione parla di autonomia e indipendenza, e a quello bisogna ispirarsi mentre spesso magistratura e politica hanno cercato di condizionarsi reciprocamente – afferma – Le correnti possono continuare a dare un contributo culturale ma non all’interno del Csm con scambi su pacchetti di nomine che portano a scandalosi mercimoni. Credo che debba esistere un organismo disciplinare indipendente e diverso da quello che stabilisce, ad esempio, incarichi e carriere».

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