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Verso l’obbligo delle mascherine all’aperto nel periodo di Natale. Contagi in aumento, ma calano i ricoveri

mascherine
Per Franco Locatelli, presidente del Cts, l'obbligo delle mascherine all'aperto nel periodo natalizio è un'ipotesi concreta. Ecco intanto il report Gimbe
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Inserire l’obbligo delle mascherine all’aperto durante il periodo natalizio? Si tratta di una «ipotesi concreta» nel caso in cui i dati epidemiologici dei contagi di Covid-19 dovessero continuare a crescere. A dirlo è Franco Locatelli, coordinatore del Cts e presidente del Css a SkyTg24. «Alcuni sindaci l’hanno già considerata e adottata, come ha fatto Gori in alcune aree di Bergamo», aggiunge. «Dire che il vaccino da solo non basta è un po’ semplificato – dice – condivido le misure non farmacologiche che danno un contributo importante al contenimento della diffusione virale, come mascherine, distanziamento e ventilazione dei locali».

Rapporto Gimbe, parla il presidente Cartabellotta

Non accenna a rallentare l’epidemia da covid-19: il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 8-14 dicembre 2021, rispetto alla precedente, un aumento di nuovi casi (124.568 vs 105.771), pari al 17,8% di casi in più in una settimana. «Da due mesi – dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – continuano ad aumentare i nuovi casi con una media mobile a 7 giorni che passa da 2.456 il 15 ottobre a 17.795 il 14 dicembre».

Covid, aumenta il rapporto positivi/tamponi

Incrementano nettamente i rapporti positivi/persone testate (da 3,6% a 23,9%), positivi/tamponi molecolari (da 2,4% a 9,5%) e positivi/tamponi antigenici rapidi (da 0,07% a 0,81%).Aumenta i pazienti positivi al covid-19 nell’ultima settimana negli ospedali: i ricoveri in area medica segnano +17,9% mentre le terapie intensive aumentano dell’11,2%.

Ridotta la percentuale di ricoveri in area medica

«Sul fronte ospedaliero – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – aumentano ancora i posti letto occupati da pazienti covid: +17,9% in area medica e +11,2% in terapia intensiva rispetto alla settimana precedente». Nonostante l’aumentata pressione sugli ospedali, nelle ultime settimane si è progressivamente ridotta la percentuale dei pazienti ricoverati in area medica e in terapia intensiva sul totale degli attualmente positivi. In particolare, per l’area medica la media mobile a 7 giorni è scesa dal 3,47% del 7 novembre al 2,41% del 14 dicembre e per le terapie intensive dallo 0,47% del 21 ottobre allo 0,30% del 14 dicembre. «A fronte di un numero di tamponi sostanzialmente stabile – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – questo dato è verosimilmente da imputare all’incremento delle terze dosi, che riportano l’efficacia a valori più elevati».

Crescono (però) i pazienti in Rianimazione

«Sul fronte delle terapie intensive – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe – preoccupa tuttavia l’aumento degli ingressi giornalieri: la media mobile a 7 giorni sale a 70 ingressi/die rispetto ai 59 della settimana precedente». A livello nazionale, al 14 dicembre, il tasso di occupazione da parte di pazienti covid è dell’11,9% in area medica e del 9,5% in area critica, con notevoli differenze regionali.

Covid, la situazione nelle regioni italiane

La Provincia Autonoma di Bolzano supera la soglia del 15% in area medica (17,2%) e del 20% in area critica (22%); le soglie del 15% per l’area medica e del 10% per l’area critica risultano entrambe superate in Calabria (19,4% area medica e 11,0% area critica), Friuli-Venezia Giulia (24,5% area medica e 16,0% area critica), Liguria (17,0% area medica e 12,2% area critica) e Provincia Autonoma di Trento (19,7% area medica e 20,0% area critica). Inoltre, per l’area medica si colloca sopra la soglia del 15% la Valle D’Aosta (21,2%), mentre per l’area critica superano la soglia del 10% Emilia-Romagna (10,3%), Lazio (12,0%), Marche (14,4%), Molise (10,3%) e Veneto (13,3%).

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