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Cerciello, quel controesame interrotto e la rabbia degli avvocati: «Così è un in-giusto processo»

Cerciello
La reazione degli avvocati alla notizia che la difesa dei due giovani americani ha chiesto di annullare la sentenza di primo grado «per la violazione dei principi del giusto processo concernenti la imparzialità del giudice»
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Ha destato non poco sconcerto tra gli avvocati la storia che vi abbiamo raccontato ieri, ossia che il primo motivo d’appello della difesa di Lee Elder, condannato all’ergastolo, insieme a Gabriel Natale Hjorth, per la morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega,  è «la nullità della sentenza di primo grado per la violazione dei principi del giusto processo concernenti la imparzialità del giudice». Infatti, come vi abbiamo documentato con ampi stralci del ricorso, gli avvocati Renato Borzone e Roberto Capra contestano, in particolare alla Presidente Marina Finiti, di aver continuamente interrotto il loro controesame dei testi. Abbiamo scritto alla giudice Finiti per chiedere una replica ma ci ha detto di non voler rilasciare alcun commento.

Comunque sono tanti i messaggi di altri avvocati al nostro articolo che stigmatizzano l’atteggiamento della Corte d’Assise di Roma e raccontano di episodi simili in altri tribunali: «che strazio»; « ormai non c’è più la nozione del fatto che in controesame le domande non possono essere limitate (se non nei casi macroscopici) e che spesso anche solo spiegare al giudice il motivo della rilevanza della domanda (spiegazione che deve necessariamente avvenire davanti al teste) ne vanifica l’effetto»; «trattamento che non ha riservato al pm. Che pesantezza far l’avvocato così»; «io ribatto: faccia uscire il teste e gliela spiego. Mettendo a verbale che gli sta lasciando il tempo di ragionare… ma ti rendi conto come siamo messi?»; «è proprio in quei momenti che sentiamo ancora più forte l’orgoglio e la responsabilità di svolgere la nostra funzione difensiva. Ma sentiamo anche tanta vergogna per come, in casi del genere, viene amministrata la giustizia»; «nei processi penali a Roma è il classico atteggiamento dei giudicanti».

Visto che l’argomento ha suscitato molto interesse e altresì empatia perché riguarda l’attività quotidiana di molti avvocati, vi proponiamo altri estratti del ricorso di Borzone e Capra, non per alzare toni ma per dire che purtroppo certe dinamiche succedono nei grandi e piccoli processi. Ricordiamoci che i giudici erano stati chiamati a decidere sulla vita di due ragazzi stranieri poco più che maggiorenni che in quel momento, tramite i loro avvocati, si stavano giocando il futuro. Senza voler affatto sminuire la tragedia che ha strappato Cerciello Rega alla sua famiglia, ci si aspetterebbe quindi massima attenzione e volontà di approfondimento.

Ecco il quinto episodio di questo racconto. Borzone fa la domanda ad un teste. La Finiti interrompe e ne nasce un duro confronto sul diritto di difesa: « Presidente: “Ma io dove mira non l’ho capito, però…”. Borzone: “Però Presidente mi perdoni, voi non potete capire tutto subito”. Presidente: “Io alcune cose Avvocato mi consenta qual è l’orientamento della difesa, la tesi della difesa l’abbiamo capita”. Borzone: “No, non l’avete capita perché se mi sta chiedendo perché faccio la domanda vuol dire che non l’ha capita”. Presidente: “No, quella proprio non l’ho capita, non ho capito la rilevanza”. Borzone: “Presidente ci sono alcune domande che si chiariranno”. Presidente: “Avvocato…” Borzone: “Mi fa finire?” Presidente: “Ciò non toglie che io non posso darvi lo spazio che vi ho dato fino adesso per il futuro, questo sia chiaro altrimenti d’imperio io riduco a tutti equamente non faccio distinzioni le liste”. Borzone: “Presidente vogliamo capire che è successo quella sera?” Presidente: “Vogliamo capire che è successo ma non è necessario… Io oltre a questo processo ne ho altri Avvocato”. Borzone: “Anche io Presidente tantissimi le assicuro”. Presidente: “Ed anch’io tantissimi”. Parte civile, Avv Coppi: “Io vi invidio per tutti i processi che avete, io ho soltanto questo e vorrei capirci anch’io qualcosa”. Borzone: “Presidente alcune domande, posso solo dire questo?” Presidente: “Facciamo così, cambiamo atteggiamento da parte della Corte, se è così comincio ad intervenire e dico non è rilevante, non è influente e finisce lì perché è un potere me dà il codice di procedura”. Borzone: “Presidente così violerebbe il nostro diritto alla difesa”. Presidente: “No, non violo. Avvocato guardi la volevo portare proprio a questo, lei dichiari che io sto violando il diritto alla difesa[…]Avvocato guardi fra cinque minuti interrompo perché veramente state esasperando”.

Ed ecco l’ultimo sesto episodio in cui sembra evidente come la difesa, in generale in molti processi, debba combattere contro il pm, contro le parti civili e contro il giudice: « Borzone: “Questo io lo metto a verbale perché faccio formale messa a verbale di ricorrere anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”. Presidente: “Ma certo Avvocato, ma fa parte dei suoi diritti” Borzone: “Perché queste modalità di interrompere continuamente la difesa…” Interviene sarcasticamente il pubblico mistero (Dott.ssa D’Elia)”Le rimane solo quello, certo, solo la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, è l’unico argomento” Presidente: “Avvocato, però mi scusi, se lei ha un atteggiamento… siamo da mezz’ora[…] Borzone: “Presidente, io prendo nota che da varie udienze vengo continuamente interrotto, e non solo io”.  Presidente: “Io al posto suo mi porrei qualche domanda” Borzone: “Cosa che non accade per le controparti” Presidente: “Non accade per le controparti perché non stanno un quarto d’ora o mezz’ora sullo stesso punto, cambiano le domande, mi sono accorta che il Pubblico Ministero e l’Avvocato Borgogno  (parte civile, ndr) si son divisi i compiti. Scusi Avvocato, però pure lei cerchi di capire in quale sede siamo e cosa stiamo facendo, non è che possiamo fare veramente domande continue sulla stessa circostanza”.

E allora se ieri abbiamo iniziato il nostro pezzo con una frase del professore avvocato Ennio Amodio oggi vi salutiamo con una massima di Domenico Carponi Schittar, tratta da “Esame e controesame nel processo accusatorio” (CEDAM, Padova, 1989): « Se si accetta di condividere l’affermazione che, nel processo penale, l’esame incrociato costituisce una potente arma di difesa e, spesso, la sola arma, deve ritenersi esatta anche quella che ne è la diretta conseguenza: e cioè che ogni interferenza incongrua con l’esercizio del relativo diritto concreto è una violazione procedurale di intensità tale da poter esporre ad annullamento la sentenza di condanna che venisse eventualmente pronunciata».

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