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Caso Cerciello Rega, la difesa: «Violato il giusto processo: i giudici non erano imparziali»

Gli avvocati dei due giovani americani Lee Elde e Gabriel Natale Hjorth, condannati all'ergastolo per l'omicidio del vicebrigadiere, chiedono «la nullità della sentenza di primo grado». Ecco perché
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«L’invadenza del giudice è certo la prima ragione della fisionomia anomala che l’esame condotto dalle parti assume nella prassi italiana», scriveva Ennio Amodio nella sua presentazione al libro di Francis Wellmann “L’Arte della cross examination”, a cura di Giuseppe Frigo (Giuffrè, Milano, 2009). E allora secondo voi è imparziale un giudice che quando la difesa fa il controesame dei testimoni interrompe ripetutamente, mentre quando ad interrogare sono il pm e le parti civili rimane pressoché in religioso silenzio? Secondo voi è imparziale un giudice che mette la difesa nelle condizioni di non stressare la  prova, come prescrivono, invece, i doveri deontologici e le norme processuali? Secondo voi è imparziale un giudice che, in un fuorionda, viene beccato a dire che i difensori «devono capire chi c’hanno di fronte»?

La risposta è sempre negativa per gli avvocati Renato Borzone e Roberto Capra, difensori di Lee Elder, il ragazzo americano condannato in primo grado all’ergastolo, insieme a Gabriel Natale Hjorth, per la morte del vice brigadiere Cerciello Rega. Con il primo motivo d’appello la difesa di Elder chiede, infatti, «la nullità della sentenza di primo grado per la violazione dei principi del giusto processo concernenti la imparzialità del giudice». Il secondo grado di giudizio inizierà il 10 febbraio. Gli avvocati, in un atto di 496 pagine, chiedono altresì che il loro assistito venga assolto in quanto ha agito in stato di legittima difesa, o in subordine, versandosi in una ipotesi di legittima difesa putativa. In pratica, secondo i legali, i carabinieri non si sarebbero qualificati e sarebbero stati scambiati per dei malavitosi.

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Vi avevamo già raccontato come nella sentenza di primo grado i giudici (Presidente estensore: Marina Finiti, giudice a latere: Elvira Tamburelli) avessero accusato i legali di entrambi gli imputati, quindi anche Francesco Petrelli e Fabio Alonzi, di aver esercitato «il diritto di difesa al limite del consentito e della decenza». La questione è finita anche sul tavolo della Ministra Cartabia, grazie ad un esposto del collegio difensivo. Ma ora scopriamo che ci sono altri elementi che farebbero emergere da un lato un pregiudizio dei giudici nei confronti della difesa e dall’altro un sostegno incondizionato alla versione dei Carabinieri, che però durante il processo sono apparsi votati più a nascondere procedure interne disattese che a ricostruire fedelmente i fatti. In pratica, scrivono Borzone e Capra,  «i controesami difensivi (differentemente da quelli dell’accusa pubblica e privata) sono costellati da interruzioni, commenti, osservazioni e “puntualizzazioni” dei giudici, finanche -esemplificativamente- sulle caratteristiche di assorbimento dei liquidi dei sanpietrini romani». Ciò riguarda anche la difesa dell’altro americano. Vediamo nel dettaglio.

Primo episodio: l’avvocato Petrelli pone una domanda al colonnello dei Carabinieri D’Aloia. La presidente subito interviene rivolgendosi al teste, dicendo «Se è in grado di rispondere» però. L’esame prosegue ma la Presidente nel giro di pochi minuti interrompe altre quattro volte: «Può già notarsi -per ora in modo più soft- una costante verificatasi nell’intero dibattimento, la continua interruzione del controesame della difesa, interrompendolo per chiarimenti del tutto inutili quanto suggestivi al testimone (“se è in grado di rispondere”; “se lo ricorda”). […]È fin troppo ovvio che il testimone possa non riferire ciò che non ricorda, ma rammentarglielo sempre in anticipo rappresenta quantomeno un rischio di condizionamento».

Secondo episodio: «La difesa sta rappresentando al Colonnello D’Aloia, tramite un video, che l’autovettura dei carabinieri Cerciello e Varriale  percorre contromano via San Gallicano. Il Colonnello dubita che sia quella la vettura dei due militari. Petrelli dice: “per carità, gli abitanti della Capitale sono indisciplinati, però insomma, è un atteggiamento che mi sa di altro… di chi si prende delle libertà diciamo, dovendo intervenire…“. Il Presidente interrompe il controesame: “i romani purtroppo notoriamente prendono delle libertà, non necessariamente dei militari in servizio…“, intervenendo quindi a sostegno di quella che è in quel momento la versione ufficiale, interrompendo il difensore per escludere che “i militari in servizio” possano compiere infrazioni del genere». E invece «il prosieguo del processo ha dimostrato come quella del video fosse effettivamente la vettura di Varriale e Cerciello, e che nessuno degli investigatori se ne era avveduto nel ricostruire la vicenda». Non sarà l’unica interruzione della Presidente a favore delle Forze dell’Ordine. Addirittura interromperà il controesame andando in aiuto del testimone perché a suo dire la difesa stava facendo «saltare i nervi al teste» e si complimenterà con il teste: «Colonnello ha risposto benissimo».

Terzo episodio: l’avvocato Capra sta contro-esaminando un carabiniere e chiedendo puntuali spiegazioni. La presidente interrompe nuovamente: «”però voglio dire adesso puntualizzare questi aspetti in maniera così… non sono così essenziali nel processo. Voglio dire che voi vogliate mettere in crisi, ho capito che voi tentate il più possibile di mettere in crisi l’indagine dei Carabinieri ed evidenziare quelle che per voi sono delle lacune”. Avv Borzone: “È esattamente quello che si fa in tutti i processi”. Presidente: “Per carità però… No Avvocato si fa fino ad un certo punto scusate”. Avv. Borzone: “No Presidente mi perdoni perché queste sue interruzioni io la invito a non farle”. Presidente: “No, io le faccio Avvocato”. […]Presidente: “Avvocato è la quinta udienza”.[…] Diciamo che ci sono dei toni e dei momenti che non mi piacciono Avvocato, glielo dico perché non mi sembra giusto a prescindere che sia un Colonnello dei Carabinieri e non ha bisogno di essere difeso per carità. Avv Capra: “Io ho fatto domande”. Presidente: “Però diciamo mantenere sempre la giusta correttezza nei confronti di tutti, no?”». Insomma «di fronte alle difficoltà del teste, di fronte a una normalissima domanda, il controesame viene interrotto con un commento (“non stiamo processando i carabinieri”) del tutto incongruo rispetto alla finalità della domanda, dimostrativo di un atteggiamento di protezione “a prescindere”. Da notare il riferimento al fastidio per la formulazione di domande della difesa essendo “la quinta udienza”, ove si consideri che le prime tre erano state destinate all’esame diretto da parte del pubblico ministero e delle parti civili».

Ci sarebbero altre trenta pagine di episodi da raccontare ma per oggi ci fermiamo qui e concludiamo con questo quarto episodio che ci sembra allarmante per l’esercizio sereno della difesa in un’aula di Tribunale: «gli scriventi (Borzone e Capra, ndr) hanno appreso casualmente, solo dopo il deposito della sentenza, che sul sito web dell’organo di informazione “Radio Radicale” è “pubblicata” on line la registrazione di altro processo (a carico di tale Del Grosso), celebrato dallo stesso collegio del processo Elder/Natale in cui, nella fase iniziale di un’udienza, del 7 luglio 2020, è ascoltabile un “fuori onda” tra la giudice a latere e il Presidente estensore della sentenza impugnata. Presidente: “dobbiamo mantenere la calma perché l’ho visto prima mi hanno aggredito tutti capito [incomprensibile] menomale che c’ho trentatré anni di servizio più di trentaquattro, pensava di intimorirmi, ma sai è un po’ come Borzone [incomprensibile]. Si sovrappone Giudice a latere: “i modi”. Presidente: “devono capire chi c’hanno di fronte“».

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