Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Omicidio Cerciello, ergastolo per i due 20enni americani

Ergastolo per Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth. Questa la condanna della prima Corte d'Assise per i 20enni americani accusati dell'omicidio di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso con 11 coltellate la notte del 26 luglio 2019 nel quartiere Prati di Roma.
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Ergastolo per Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth. Questa la condanna della prima Corte d’Assise per i 20enni americani accusati dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso con 11 coltellate la notte del 26 luglio 2019 nel quartiere Prati di Roma. La sentenza nell’aula bunker di Rebibbia, alla presenza degli imputati, è stata letta dalla presidente Marina Finiti dopo oltre 13 ore di Camera di consiglio.

Presenti in aula al momento della lettura della sentenza anche Andrea Varriale, il collega di Mario Cerciello che era in servizio con lui la sera dell’omicidio, Ethan Elder, il padre Finnegan Lee, Fabrizio Natale, padre di Christian Gabriel, Paolo Cerciello Rega e Rosa Maria Esilio, fratello e vedova di Mario.

Alla lettura del dispositivo della sentenza della corte d’assise che ha condannato all’ergastolo i due americani, Rosa Maria Esilio, vedova del carabiniere Mario Cerciello Rega, e’ scoppiata in lacrime e ha stretto in un abbraccio intenso Paolo, il fratello della vittima.

La storia è nota: nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019 i due ragazzi in vacanza in Italia erano andati all’appuntamento con Sergio Brugiatelli, mediatore di un pusher (inizialmente tenuto fuori dalle indagini perché informatore dei carabinieri), al quale avevano sottratto lo zaino dopo uno scambio di droga finito male, per poi trovarsi davanti due uomini, i carabinieri Andrea Varriale e Mario Cerciello Rega, chiamati ad incontrarli per recuperare lo zaino.

Durante l’appuntamento a Prati nasce una colluttazione e Elder pugnala per undici volte Mario Cerciello Rega. Secondo i suoi legali lo fece per legittima difesa putativa, perché i carabinieri non si sarebbero qualificati. Ma l’accusa ha sostenuto il contrario: i due ragazzi erano consapevoli di trovarsi dinanzi a due esponenti delle forze dell’ordine e li hanno aggrediti per sfuggire ad un probabile arresto.«Chiedo alla Corte – aveva detto l’avvocato Renato Borzone nella sua arringa durata ben sei ore – il coraggio dell’indipendenza dalle aspettative della pubblica opinione».Ma così non è stato. La Corte ha dunque creduto alla versione del collega di Cerciello Rega, Andrea Varriale: « Quando abbiamo visto i due abbiamo attraversato la strada e gli siamo andati incontro. Ci siamo avvicinati e abbiamo tirato fuori il tesserino e ci siamo qualificati dicendo ‘carabinieri’. Eravamo a circa 3-4 metri. Poi abbiamo riposto i tesserini e ci siamo avvicinati per essere a mani libere».

Eppure Elder in carcere aveva detto alla madre di non sapere che fossero carabinieri. Vi avevamo anche raccontato della presunta manomissione delle traduzioni delle intercettazioni. La frase «Ho chiamato mia madre e le ho detto di trovarmi alla stazione di polizia e mi stavano dicendo che avevo ucciso un poliziotto» per i traduttori della Procura della Repubblica di Roma si è trasformata in una confessione: «Ho chiamato casa dicendo di aver fatto la decisione sbagliata colpendo un poliziotto». E qualche giorno fa in aula Borzone aveva ricordato una pesante omissione degli inquirenti relativamente alla intercettazione ambientale in cui Elder dice al suo legale americano che i poliziotti Rega e Varriale non avrebbero mostrato loro alcun tesserino: «They didn’t show anything, didn’t say anything (Non hanno mostrato nulla, non hanno detto nulla)» e ancora «I didn’t know that he was a cop. I thought he was a random criminal guy… mafia guy. (Non sapevo fosse un poliziotto. Pensavo fosse un malvivente… un mafioso)».

Ultime News

Articoli Correlati