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Berlusconi giura: «Son patriota». Ma Giorgia Meloni lo scarica

Mattarella
Silvio Berlusconi ringrazia Mario Draghi per i servizi (anche futuri) e si rilancia per il Quirinale. Letta frena: «Al Colle mai un leader politico»
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Prima la partecipazione confermata, poi le voci su un possibile forfait, in mattinata le rassicurazioni sul fatto che «l’intervento del presidente Berlusconi ci sarà esattamente nelle forme in cui era stato concordato». Infine, quell’incipit della lettera con cui Berlusconi ha giustificato la sua assenza alla prima milanese de La variante Dc, ultima fatica letteraria dell’ultimo dei democristiani, Gianfranco Rotondi: «Caro Gianfranco, mi dispiace che le circostanze non mi consentano di partecipare alla presentazione del tuo libro, come avrei voluto fare».

E così il leader di Forza Italia, complice qualche linea di febbre negli ultimi giorni, si è tirato indietro e, dopo la rinuncia alla presentazione del libro di Bruno Vespa a Roma, questa volta tocca al suo ex ministro essere abbandonato dal Cavaliere. Che in questo modo ha trovato il modo di evitare anche possibili domande scomode sulla corsa al Colle, che a poco più di un mese dall’inizio delle votazioni  la data non è ancora stata decisa, ma si parla dell’ultima settimana di gennaio) si fa sempre più calda.

Ma qualche indizio Berlusconi lo dà, parlando nella lettera spedita a Rotondi del governo attuale e dei prossimi mesi di legislatura. «Credo che uno dei meriti storici del governo Draghi – scrive Berlusconi – al di là dell’ottimo lavoro di contrasto alla pandemia e di ripartenza economica, sia quello di aver creato le condizioni per tornare, una volta esaurita questa esperienza straordinaria e irripetibile, a un bipolarismo più maturo, fondato sul rispetto per l’altro e sul comune senso di appartenenza alla Nazione, alla Patria che tutti ci rappresenta, alla sua Costituzione, alle sue istituzioni democratiche» .

L’elogio del governo Draghi e il richiamo a Nazione, Patria e Costituzione lasciano intendere che il Cavaliere ci pensa eccòme alla corsa al Colle, pur sapendo che non sarà facile e che l’opposizione alla sua salita al Quirinale sarà più dura che mai. Ma lui non si scoraggia, tanto che insiste nel richiamare l’unità del paese. «I nostri modelli – spiega nella lettera – sono le grandi figure cristiano – democratiche, De Gasperi, Adenauer, Schuman, che sono stati i padri fondatori del grande sogno europeo e Forza Italia è orgogliosa di rappresentare nel nostro Paese la grande famiglia politica europea, quella dei Popolari, che è espressione di questi valori e di questa idea di Europa. Tanto più questi valori questo metodo, questa visione dell’Italia e dell’Europa sapranno unire il Paese – prosegue l’ex presidente del Consiglio – andando al di là delle differenze politiche e di una sana e necessaria contrapposizione bipolare, quanto migliore sarà il futuro per tutto noi e per il Paese che amiamo».

Da un lato Berlusconi ci prova, dall’altro il dibattito è più acceso che mai. Se per la storica “tessera numero due” di Forza Italia, Antonio Martino, Berlusconi «ce la potrebbe fare perché la sinistra si è resa conto di aver sbagliato ad attaccarlo sul piano personale, compiacendo magistrati politicizzati e astiosi su questioni del tutto personali», il muro del centrosinistra sembra invalicabile.

Secondo il segretario del Pd, Enrico Letta, «la sorpresa negli sguardi degli osservatori sta emergendo» circa «il centrodestra che sta lavorando all’ipotesi di una maggioranza stretta sul nome di Berlusconi» . Per il numero uno del Nazareno «è importante che ci sia una buona preparazione, che tutti si sappia come sono stati fatti i dodici presidenti precedenti e che è ovvio che non c’è mai stato nessun capo politico».

Prova a buttare acqua sul fuoco, pur sempre a modo suo, Carlo Calenda, secondo il quale «in questo grandissimo e indecente casino sarebbe più semplice sedersi tra tutti i leader e vedere se c’è un nome cha va bene a tutti». Posta l’evidenza che una personalità del genere non può essere ricondotta a Berlusconi, sono tutti alla ricerca dell’ormai celebre “patriota” da mettere sul Colle più alto di Roma. E mentre Renzi spiega che veri patrioti erano Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, chissà che le parole di Berlusconi ieri a Milano, scritte nere su bianco, non siano state scritte apposte per compiacere Giorgia Meloni e compattare il centrodestra. Verba volant, scripta manent.

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