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Flick: «Basta toghe in politica: ora serve una legge»

Parla l'ex presidente della Consulta: «Sono convinto che le porte girevoli dei magistrati vadano definitivamente chiuse con un solido catenaccio. La giustificazione che "così fan tutti" non mi sembra un'attenuante, ma semmai un'aggravante»
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«Sono convinto che occorra rivedere la materia della collaborazione dei magistrati nell’attività politico-amministrativa in generale». A parlare, in un’intervista al Mattino, è Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia e presidente emerito della Corte Costituzionale, che già da guardasigilli aveva tentato di porre un freno alle cosiddette porte girevoli tra politica e magistratura. Non senza incontrare ostacoli «interni alla magistratura associata, ma anche trasversali nelle forze politiche».

All’epoca, da ministro, Flick racconta di aver espresso «una sensazione di disagio, vissuta e manifestata anche in un carteggio che, in precedenza, da avvocato e docente avevo scambiato con il procuratore capo di Milano, Francesco Saverio Borrelli, in un mio libro su Mani pulite. Gli chiesi se non ritenesse che i magistrati fossero andati un po’ oltre i limiti loro consentiti. E mi rispose che quell’andare oltre veniva chiesto dall’opinione pubblica. Anche da quella risposta, era evidente quanto fosse difficile affrontare una riforma dell’attività della magistratura non più solo bocca della legge, ma soprattutto orecchio dell’opinione pubblica». E proprio al periodo di Mani pulite, l’ex presidente della Consulta fa risalire la «progressiva crescita di questo fenomeno».

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«Per i magistrati, nell’articolo 54 della Costituzione c’è un richiamo al dovere di adempiere alle funzioni con disciplina e onore – spiega Flick. L’articolo 98, poi, stabilisce che per legge si possono indicare limitazioni per i magistrati al diritto di iscriversi ai partiti politici. Su questo aspetto, una legge organica non è stata mai fatta. Potrebbe essere lo spunto per includervi una regolamentazione approfondita e più rigorosa sull’impegno in politica dei magistrati». Una legge necessaria, secondo Flick, ora che il tema è tornato sul tavolo della ministra Cartabia dopo il caso di Catello Maresca. «Il magistrato svolge funzioni di controllo sul rispetto delle leggi e, nel farlo, non solo deve essere imparziale, ma deve anche non indurre a sospetti di parzialità. Sospetti che nascerebbero da un impegno politico temporaneo, ma anche dalla partecipazione a una competizione elettorale per lui priva di successo. Nell’opinione pubblica potrebbe insinuarsi sempre l’idea che le decisioni del magistrato siano condizionate dalla sua adesione e simpatia politica».

A proposito del piano proposto dalla guardasigilli, per Flick è «positivo l’annuncio su una riforma, che è necessaria e a mio avviso urgente. Sono convinto che le porte girevoli dei magistrati vadano definitivamente chiuse con un solido catenaccio. Infine, la giustificazione che “così fan tutti” non mi sembra un’attenuante, ma semmai un’aggravante». Che conseguenze può avere l’eccessiva politicizzazione della magistratura? «Questa politicizzazione mi sembra un’ulteriore spinta alla correntizzazione dei magistrati, di cui abbiamo avuto ampia prova recentemente, che ha provocato una caduta verticale della fiducia nella giustizia quantomeno inopportuna».

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